Pubblicato da: miclischi | 21 novembre 2015

Kathie Hafner: amore e guerra fra tre generazioni

Uscito nel 2013

Uscito nel 2013

Mother Daughter Me. Tre parole chiare, chiarissime. Facili. Sono fra le prime parole che si imparano anche studiando qualsiasi lingua. Madre, figlia, io. Potrebbe trattarsi dei tre ruoli impersonati dalla stessa persona (che si trova ad essere, contemporaneamente, madre, figlia e se stessa); ma forse si potrebbe trattare anche dei tre personaggi considerati separatamente: l’autrice, sua figlia e sua madre. In realtà si tratta di tutte e due le cose insieme, e non solo.

In questo voluminoso diario familiare, la giornalista-scrittrice Katie Hafner (che già aveva colpito e affondato con il suo libro su Glenn Gould, ma anche con la puntigliosa inchiesta sulle vicende, sul passato e sul divenire di una singola casa vicino a Berlino, sul confine delle due Germanie – The House At The Bridge), scava nella propria famiglia, nelle difficili relazioni parentali che hanno caratterizzato la propria infanzia, ma anche quella della madre alcolizzata, dei nonni ricchi ed egoisti, tentando al tempo stesso di mitigare i disagi che inevitabilmente impone anche alla figlia adolescente.

Tre generqazioni di donne secondo Gustaav Klimt ("Le tre età della donna"). Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

Tre generazioni di donne secondo Gustav Klimt (“Le tre età della donna”). Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

Pretesto è la decisione (a dire il vero un po’ avventata) che la scrittrice prende, a un certo punto della vita,  di invitare la madre anziana e rimasta sola a convivere a San Francisco con sé e la propria figlia (il cui padre era morto d’improvviso anni addietro). Questa esperienza di convivenza strana, con tre vite e tre generazioni diverse che si ritrovano a condividere gli spazi, le emozioni e i tempi, porta a galla innumerevoli spunti di riflessione e di analisi sulle dinamiche familiari. E Katie Haftner decide di trascrivere queste cronache giornaliere, questi spunti, questi ricordi e le scoperte che si manifestano giorno dopo giorno, per far nascere un libro. Ma trattandosi proprio della Hafner, l’autrice non poteva esimersi dall’approcciare il lavoro seguendo la sua irrinunciabile smania all’inchiesta, alla ricerca, allo scavo archeologico nei fatti e nelle persone.

Ne viene fuori una storia che procede su più piani. C’è la cronaca di questo esperimento di convivenza; ma c’è anche la registrazione quasi scientifica dell’intensità delle tensioni emotive che vengono a crearsi lungo i lati di questo strano triangolo. Ci sono i tuffi nel passato e nel passato remoto, essenziali per cercare di navigare nel presente, per trovare motivi, radici, giustificazioni a quel che succede. Ci sono le generazioni passate, ci sono i personaggi esterni al terzetto, la sorella assente, il nuovo compagno che si approccia con cautela e riesce in qualche modo ad inserirsi in questa famiglia bislacca, c’è il lavoro, ci sono i fatti piccoli e grandi della quotidianità… C’è anche – guarda caso! – un pianoforte a coda Steinway!

Un'altra straordinaria storia-inchiesta della Hafner, ma anche un ritratto realistico della Germania durante e dopo l'unificazione (il libro è del 1995)

Un’altra straordinaria storia-inchiesta della Hafner, ma anche un ritratto realistico della Germania durante e dopo l’unificazione (il libro è del 1995)

Eppure, leggendo questa storia dalle tante facce, c’è un elemento che prevale con forza su tutte gli altri: rigirando, e scavando, e narrando e registrando, alla fine si va a cascare sempre lì. Il motore principale delle relazioni familiari e domestiche, quel che fa prendere una direzione o un’altra nel comportamento, nell’umore, nelle scelte, sembra proprio essere la gratificazione emotiva, la ricerca dell’affetto, in breve: sentirsi amati. Con tutte le innumerevoli varianti e sfumature di che cosa ciò possa significare, o come possa essere interpretato. E con un corollario non da poco: quando una madre (o una figlia, o una moglie, una suocera, un’amica, una sorella…) non si sente amata, considerata nella giusta luce, gratificata, scattano l’aggressività, la smania di controllo, le piccole e grandi cattiverie, il malumore cronico, il desiderio di vendetta, il disastro. Ma, in questa storia molto onestamente raccontata,  a far da sfondo alla burrascosità di queste relazioni, c’è lui, invariabilmente calmo e rassicurante. Questo uomo (il nuovo compagno dell’autrice) che pian piano si avvicina a queste donne e si fa a poco a poco presente nelle loro vite, riuscendo in qualche modo a rimanere immune ai conflitti, alle tensioni e ai disastri. E diffondendo calma e pacatezza intorno a sé.

E di questi disastri ce ne sono parecchi, nella storia della Hafner. A partire dalle generazioni precedenti, fino ai fattarelli piccoli e piccolissimi della convivenza delle tre età . Ed è tutto un cercar di capire, di ricucire, di risolvere. A un certo punto la scrittrice e sua madre vanno in terapia familiare, con scarso successo, per cercare di capire quel che succede e quel che è successo. Ma la terapia più efficace, per la Hafner, è forse stata proprio la scrittura di questo libro.

Alla fine si esce dalla lettura con una mistura di sensazioni. Prima di tutto viene spontaneo applicare un filtro culturale in merito agli stili di vita al di là e al di qua dell’Atlantico. Poi c’è il piacere di leggere questa prosa scorrevolissima e avvincente, pur nella sua puntigliosità. Ma rimane soprattutto una forte impressione di avere imparato qualcosa, di essersi posti domande, di aver partecipato in qualche modo a quella ricerca e a quella inchiesta, trovando – se non delle risposte – delle dritte per navigare con  nuovi strumenti  nel grande oceano delle relazioni familiari.

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