Pubblicato da: miclischi | 17 novembre 2015

Il convitato di pietra di Giacomo Tritto al Verdi di Pisa

L'Opera al cinema!

Un’insolita serata all’opera

Non è una serata all’opera come tutte le altre, quella del 14 novembre 2015. E’ la sera dopo gli orrori di Parigi e tutti sono sono invasi da un indicibile sensazione di rabbia e tristezza, dolore e incredulità. Non poteva davvero essere una serata come tutte le altre. E infatti, prima di cominciare, il Presidente del Teatro Verdi di Pisa, Giuseppe Toscano, ha rivolto delle parole forti e commosse al pubblico ancora scosso dagli eventi della notte precedente. Ma ancora più forte, quasi insopportabilmente forte, la chiamata al proscenio di tutti gli interpreti dell’opera che sta per andare in scena. Quei cantanti in costume – che di solito siamo soliti vedere alla fine dell’opera fra gli applausi scroscianti – sono rimasti lì impalati per un interminabile minuto di silenzio insieme al pubblico. Chi con gli occhi bassi, chi con lo sguardo rivolto verso l’infinito, ognuno a fare i conti con le proprie sensazioni. Un lunghissimo momento di grandissima, tragica intensità. Poi comincia lo spettacolo. Andare in scena, celebrare la musica, l’arte, la cultura. Per far prevalere la bellezza del teatro musicale sull’angoscia e sul terrore.

Parigi, 13 novembre 2015

Parigi, 13 novembre 2015

Con quest’opera di Giacomo Tritto, musicista pugliese di scuola napoletana del diciottesimo secolo, si avvia verso la fine il lunghissimo ciclo dedicato dal Teatro Verdi al mito di Don Giovanni, iniziato proprio con l’opera mozartiana all’inizio della stagione operistica precedente.  Il Convitato di Pietra, opera del 1793, presenta la storia di Don Giovanni, nota ai melomani nella versione di Lorenzo da Ponte (musicata da Mozart nel 1787) . Quindi la vicenda di fondo è nota. Ma in questa versione del librettista Giovanni Battista Lorenzi presenta una curiosa contaminazione dell’ambiente spagnolo con sapidi ingredienti napoletani (anche nella lingua!). Ed ecco così che Pulcinella assurge a ruolo principale (fra l’altro incarnando contemporaneamente i ruoli dapontiani di Leporello e di Masetto), mentre la componente farsesca, decisamente dominante, si avvale anche del gustoso ruolo del padre di Zerlina (pardon, Lesbina!), popolano che ambisce all’ascesa sociale.

Una storia davvero divertente, godibilissima anche grazie all’abilità attoriale di tutti gli interpreti. E la musica? Si comincia con una modesta ouverture, e poi la storia si dipana sulla scena quasi totalmente al suono di gustosissimi recitativi accompagnati dal clavicembalo, uno dopo l’altro. Fanno capolino raramente – quasi all’inverso delle proporzioni cui il melomane medio è avvezzo – le arie, i duetti, insomma la musica d’insieme. E questa musica-musica, tutto sommato, appare un po’ deboluccia, insomma precisina e gradevole, ma alquanto priva di spessore. Sembrava di sentire la musica di Salieri nell’imitazione che ne fa Mozart alla tastiera nel film Amadeus. Oh, ci si guardi bene dal comparare i due lavori sul tema del Don Giovanni, ma insomma questa precisinità formale insipidotta pare emergere come la principale caratteristica della musica di Tritto. Tanto che alla fine, anche musicalmente, risultano di gran lunga più godibili i recitativi, che danno più spazio interpretativo ai cantanti-attori. Con una notevole eccezione: la tarantella sfrenata della prima parte, che è davvero ben riuscita.

Una bella tarantella

Una bella tarantella – Daniele Piscopo (Pulcinella) e Gelsomina Troiano (Lesbina) – Foto di Massimo D’Amato

E i cantanti? Così come nello sviluppo della storia, anche negli sfoggi vocali ed interpretativi sono emersi con forza (come sottolineato indubbiamente dall’applausometro finale) Il Pulcinella del basso buffo Daniele Piscopo e la scoppiettante Lesbina di Gelsomina Troiano. Tutti gli interpreti  hanno ben figurato (non che fossero richieste ardue prodezze, dopo tutto), e il pubblico sembra aver apprezzato in particolare le altre parti femminili (soprattutto Natalizia Carone – Donn’Anna e Elisabetta Farris – Isabella) e il citato babbo di Lesbina (Bastiano) interpretato dal basso Marco Innamorati. Il commendatore ha avuto tutto sommato poco da dire, mentre Don Giovanni, interpretato dal tenore russo Vladimir Reutov, sembra aver dato più sfoggio del gran fisicaccio che di una gran voce. Tranne che per i due ruoli principali, gli applausi non sono risuonati come particolarmente calorosi. Il cartellone completo di trova qui.

Daniele Piscopo (Pulcinella) e Vladimi Reutov (Don Giovanni) alle prese con la statua del Comemndatore. Foto di Massimo D’Amato

Daniele Piscopo (Pulcinella) e Vladimir Reutov (Don Giovanni) alle prese con la statua del Comemndatore. Foto di Massimo D’Amato

La regia di Renato Bonajuto e le scene movimentate dal quel bel sipario rosso che andava su e giù, son risultate gradevoli, con un uso adeguato delle videoproiezioni sullo sfondo, e l’Orchestra Arché sotto la guida di Carlo Ipata ha contribuito alla piacevolezza della serata (un plauso in particolare al clavicembalista Eugenio Milazzo, impegnato in un vero tour de force).

Fa sempre piacere scoprire musica mai ascoltata prima, e quusto tuffo in un Don Giovanni napolitanizzato è stato tutto sommato piacevole. Chissà perché però, pedalando dopo il teatro sulla bicicletta comunale, vien da fischiettare l’aria del catalogo di Leporello…

Per la cronaca: sul sito web del baritono Daniele Piscopo ci sono alcuni videini delle prove dell’opera in teatro.

Qui sotto un estratto dal film Amadeus (Mozart imita lo stile di Salieri).

 


Responses

  1. […] dall’opera di Giacomo Tritto della settimana precedente (se n’era ragionato qui), questo  Don Giovanni rivisitato dal musicista di origini quasi nostrane Giovanni Pacini, su […]


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