Pubblicato da: miclischi | 1 novembre 2015

Il Tannhäuser del Met in diretta al cinema: una ganzata

L'Opera al cinema!

L’Opera al cinema!

31 ottobre 2015: al Cinema Odeon a Pisa va in scena il Tannhäuser di Wagner in diretta dal Metropolitan di New York. S’era già fatta questa esperienza in passato prima al Lumière poi al Nuovo. Ma ora tocca all’Odeon, che ha in programma una bella stagione del Met in diretta fino alla primavera 2016.

Una diretta lunghissima che comprende un sacco di succosissimi extra (in tutto durerà quasi cinque ore).

James Levine sul podio (o meglio sulla sedia a rotelle), veterano del Met e anche delle interpretazioni wagneriane d’oltre oceano. Il tenore sudafricano Johan Botha dal cognome ingombrante (anche il suo corpaccione, del resto, non scherza) nel ruolo del protagonista; il baritono svedese Peter Mattei acclamato interprete di Wolfram, la mezzo-soprano statunitense Michelle DeYoung nel ruolo di Venere e la soprano olandese Eva-Maria Westbroek nel ruolo della povera Elisabetta. Questi i ruoli principali. Ma sono da segnalare anche il basso austriaco Günther Groissböck dalla voce splendida ed estesissima nel ruolo del Langravio Hermann, oltre al pastorello interpretato dal soprano Ying Fang che con una voce proprio bella ha fatto un figurone nella sua piccola parte. Orchestra e coro del Metropolitan. Il cartellone completo si trova qui.

Opera grandiosa, con grandiose parti orchestrali, grandiose scene d’insieme con poderosissimi cori, e parti soliste molto intensamente caratterizzate. E’ sempre un piacere risentirlo, e in particolar modo anche vederlo in diretta da un grande teatro. Ci si accomoda nelle poltroncine del cinema e quando sullo schermo compare la platea del teatro che si sta riempiendo la signora della fila dietro esclama: toh, anche lì c’è tanti vecchi. Questione di età media dei frequentatori di teatri d’opera…

Il grandioso secondo atti

Il grandioso secondo atto al Metropolitan di New York

L’Ouverture, emozionantissima, viene resa ancora più emozionante dalla riprese nella buca dell’orchestra: dai gesti appena accennati ma incisivi del maestro, a innumerevoli primipiani sugli strumentisti. Poi si apre il sipario sulla scena molto classica e grandiosa. Il Monte di Venere dove regna la lussuria è popolato di giovani coppie in accoppiamenti danzanti. La Venere della DeYoung vocalmente convincente, non è parsa invece molto calata nella parte della dea dell’amore. In effetti le parti con il povero Tannhäuser rintronato da tutto quel sesso non è che siano poi così scoppiettanti, anzi. Una interpretazione attoriale un po’ piattina. Poi l’indeciso omaccione viene catapultato nella campagna boschiva dove canta e spiffera il pastorello, e compaiono anche il vecchio amico/rivale Wolfram con il Langravio e gli altri cavalieri e cantori. Si comincia a farsi un’idea delle possenti scene d’insieme.

Michelle DeYoung nel suolo di Venere

Michelle DeYoung nel ruolo di Venere

Cala il sipario e qui si comincia con lo spettacolo nello spettacolo: i cantanti vengono intervistati subito a caldo mentre, ancora madidi dallo sforzo canoro, sono appena rientrati dalla ribalta. E qui comincia il bello: durante l’intervista, tutto intorno si mette in moto la macchina poderosa degli scenografi e scenotecnici per preparare il secondo atto. Dozzine (dozzine!) di macchinisti si danno da fare per srotolare fondali, stendere pavimenti, erigere e ritoccare colonne, spostare arredi e montare scale. Uno spettacolo straordinario. A proposito di interviste: la malcapitata intervistatrice chiese alla mezzo-soprano un commento sul suo ruolo che incarna l’amore carnale a confronto con quello di Elisabetta che rappresenta il vero amore. La DeYoung risponde qualcosa che, tradotto nel lingua di queste parti, potrebbe suonare così: Senti, bellina, se per te l’amore carnale non è vero amore, mi dispiace tanto per te, chissà con chi hai avuto a che fare. Ma fattelo dì da una che, in qualità di dea dell’amore, viavia un filino se n’intende: l’una cosa non esclude l’altra!

Tannhäuser

Ying Fang interpreta il pastorello

Le telecamere indugiano sugli innumerevoli particolari dell’allestimento della scena per il secondo atto dietro il sipario chiuso. Ci sono anche gli omìni con l’aspirapolvere sulle spalle che danno una ripassatina al pavimento!

Poi comincia il secondo atto con la bella prova di Elisabetta (la Westbroek) che se la cava bene in questa prova a freddo. E poi via via entrano tutti gli altri, fino alla scena del festival della canzone e dell’insofferenza del povero Tannhäuser che sbotta contro le smancerie dei colleghi cantanti e infatti si mette nei guai e viene spedito a Roma per pentirsi di fronte al Papa. Che meraviglia, che nella stessa storia convivano Venere e il Papa! Magia del melodramma!

Peter Mattei interpreta Wolfram

Peter Mattei interpreta Wolfram di molto bene

Altro intervallo, altre interviste, fra cui una gustosa puntatina nella buca dell’orchestra per fare due chiacchiere con il giovanottino francese che si è rivelato essere un abilissimo arpista. Poi qualche spot pubblicitario per i prossimi appuntamenti (a breve la Lulu di Berg), e finalmente si ricomincia con il terzo atto. Mattei-Wolfram ci fa la sua figura, dà un’impressione di grande solidità interpretativa e di grande dominio della voce. E anche nella sua hit della stella serotina ci fa una discreta figura. Poi c’è questa girandola pazzesca di eventi che si susseguono, il racconto del pellegrinaggio, Venere e le sue coppie lascive che ricompaiono sullo sfondo, poi la morte di Elisabetta, quella di Tannhäuser (la solita signora della fila dietro aveva già preannunciato: alla fine moiano tutti), e poi il bastone da pellegrino  che miracolosamente germoglia (ah già,oltre a Venere e al Papa c’era anche il miracolo in chiusura).

Insomma, una bella serata d’opera senza andare all’opera. E anche un bello sguardo sulle viscere dello sterminato palcoscenico del Metropolitan con gli scenotecnici al lavoro; davvero uno spettacolo nello spettacolo.

Il basso Günther Groissböck ottimo inteprete del Langravio Hermann (qui con la Elisabetta di Eva-Maria Westbroek)

Il basso Günther Groissböck ottimo inteprete del Langravio Hermann (qui con la Elisabetta di Eva-Maria Westbroek)

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