Pubblicato da: miclischi | 21 ottobre 2015

Jordi Savall demolisce le barriere fra i generi musicali

Comincia la stagione di concerti della Normale

Comincia la stagione di concerti della Normale

18 ottobre 2015: si inaugura al Teatro Verdi la stagione di concerti della Scuola Normale Superiore di Pisa. Sul palco Jordi Savall, uno degli interpreti più importanti nel panorama musicale europeo, con l’Ensemble Hesperion XXI da lui fondato. Un evento di sicuro richiamo, e infatti il teatro era (quasi) pieno.

Il concerto si intitola Folias & Canarios, quindi ci si aspetta una performance a tema. Se poi si scorrono sul programma di sala i nomi degli interpreti, ma soprattutto i nomi degli strumenti, ci si comincia a chiedere – ancor prima dell’inizio – che cosa mai si andrà ad ascoltare. Lyra da gamba, arpa barocca spagnola, violone… roba che a confronto la viola da gamba di Savall sembra uno strumento quasi ovvio… Il tutto con anche un chitarrista, un tastierista (organo e clavicembalo) e un percussionista. Sei persone delle quali quattro (tutte tranne il suonatore di violone e l’arpista) useranno diversi strumenti durante la serata.

Jordi Savall

Jordi Savall

Entrano i musicisti, sono in sei: cinque vestiti di nero e uno di rosso. Come in una squadra di pallavolo. L’arpista rosso-vestito e dalla curiosa pettinatura, Andrew Lawrence-King, troneggia al centro del palco e catalizza tutto quel che avviene attorno, sotto lo sguardo vigile del Maestro Savall.

E comincia la musica. E continua, e varia, e rimane lei, rincorre i temi noti e tante volte variati della Follia, ne devia, si arrampica su virtuosismi pazzeschi, creando un sound d’insieme che è fra i più variegati che si possano immaginare. Bene fece Gregorio Mioppi, nelle note di sala, a usare l’espressione ghiribizzosi virtuosismi. Non si potrebbero usare parole più efficaci.

Ma come, non era un concerto di musica classica, o meglio di musica antica? Ma senti, questa non sembra musica popolare, addirittura con qualche eco da charanghi andini che emergono dalla chitarra barocca? O quest’altra non è musica da ballo?  E questa orgia apparentemente incontrollata ma raffinatissima di improvvisazioni? Forse un sottotitolo del concerto avrebbe potuto essere La musica: le musiche.

Ecco il miracolo straordinario di Jordi Savall e dei suoi favolosi strumentisti: sbriciolare le frontiere fittizie fra i generi musicali, eliminare una volta per tutte le etichette (sulle quali si era pronunciato in modo già molto eloquente Ivan Della Mea tanti anni fa) e, semplicemente, riscoprire tesori magari poco noti per farli ascoltare. In pratica: fare musica, fare tante musiche.

Xavier Puertas (foto di David Ignaszewski).

Xavier Puertas (foto di David Ignaszewski).

E così in questo concerto che forse ci si aspettava che fosse di musica classica, uno dei momenti più emozionanti si è raggiunto in un duetto inusitato fra il saltellato della viola da gamba di Savall e le nacchere (sì, le nacchere, quelle del flamenco) del percussionista David Mayoral. E oltre ai pazzeschi virtuosismi di Jordi Salvall, dello spilungone chitarrista Rolf Lislevand e del tastierista Luca Guglielmi, sotto lo sguardo vigile dell’impassibile Xavier Puertas al violone (che somiglia parecchio al contrabbasso), di nuovo anche il percussionista stupisce e incanta il pubblico percuotendo il pisùlo ligneo con tempi apparentemente avulsi da quelli che il resto della compagnia sta seguendo, prima lentissimi, poi sempre più veloci, per poi rallentare di nuovo ed estinguersi alla fine un un unico solitario “ping” che risuona nel silenzio.

Una follia per davvero, mettere insieme tutte queste musiche e raccontarle a un pubblico che si fa sempre più partecipe ed entusiasta.

E lui? Il padre fondatore, la guida, il maestro? Jordi Savall rimane sempre serissimo. Mentre suona, mentre si destreggia in spericolate acrobazie con il suo archetto, mentre riceve gli applausi o mentre incita i suoi compagni d’avventura a farsi avanti sul proscenio. Gli scappa un mezzo sorrisetto solo quando, dopo aver a lungo cercato ,si rassegna: lo spartito per il secondo encore non si trova. Solo un accenno di sorriso. Altrimenti, durante tutto il concerto, il suo viso austero, un po’ alla Giuseppe Verdi, un po’ alla maniera degli eroi sempre giovani e belli, sembra non perdere mail la concentrazione altissima che la sua altissima musica esige.

Proprio una bellissima serata.

Rolf Lislevand alle chitarre

Rolf Lislevand alle chitarre

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