Pubblicato da: miclischi | 17 ottobre 2015

L’umanità di Joseph Kessel nel suq di Tangeri

Tangiers Vintage Postcard - Grand Socco - Sweet Vendor and Customers, c. 1920s

Tangiers Vintage Postcard – Grand Socco – Sweet Vendor and Customers, c. 1920s

Ci sono gli uomini, ci sono gli eroi. I poveri, i ricchi, i fieri e i viscidi. Ci sono i ricchi stranieri che spadroneggiano nel Marocco del secondo dopoguerra (soprattutto Francesi, Spagnoli, Inglesi e Americani) e i mendicanti che si aggirano per la Medina e i suq di Tangeri. Ci sono i fedeli e gli infedeli. I commercianti, i trafficanti, gli usurai, i pescatori, i ciechi, gli storpi, i gobbi. I bambini senza famiglia che vivono in strada.

C’è l’umanità intera.

Joseph Kessel pubblicò Au Grand Socco nel 1952, grosso modo a metà strada fra Le tour du malheur del 1950 e Les amants du Tage del 1954. Quindi una storia marocchina che si colloca fra ambientazioni parigine e vicende portoghesi.

La vecchia edizione nella

La vecchia edizione nella “blanche” del 1952

Il grande suq, gran mercato, grand socco di Tangeri era un punto nevralgico della città. Oggi, come ci viene spiegato qui, il mercato è stato spostato altrove e il luogo si chiama Piazza 9 aprile 1947 (per ricordare il discorso che il re Mohamed V pronunciò in quel luogo e in quella data per perorare l’indipendenza del Marocco). Subito dopo la seconda guerra mondiale, era un coacervo di tutte le componenti sociali della città, nel quale spiccava il contrasto stridente fra i mendicanti senza casa, da un lato, e i ricchi turisti europei o americani, dall’altro.

Per raccontare questa umanità sfaccettata, Kessel sceglie una strategia singolare: il racconto nel racconto. Fulcro della storia è infatti il piccolo raccontatore storpio. Un bambino gobbo e deforme, mendicante, senza casa né famiglia, tuttavia sufficientemente “adulto” da farsi carico di Aicha e Omar, altri due bambini come lui. Va in giro, elemosina, ma sa trattare da pari a pari e farsi apprezzare anche dai ricchi stranieri che popolano la città. Parla le loro lingue, scambia favori, viene rispettato e coccolato. Poi ha un dono ineguagliabile: il canto con cui riesce ad affascinare anche i cuori più duri. Ma la sua voce, in questo capolavoro kesseliano, la usa soprattutto per raccontare. Davanti a una audience che cresce di volta in volta, racconta fatti e persone di Tangeri. Infatti il libro è strutturato in capitoli che sono quasi racconti indipendenti, anche se tutti legati da un filo conduttore e da personaggi e situazioni che si rincorrono fra un capitolo e l’altro.

Tangiers Vintage Postcard - Flower Sellers, Grand Socco, February 1931

Tangiers Vintage Postcard – Flower Sellers, Grand Socco, February 1931

Il genio narrativo di Kessel trova un espediente fenomenale per spostare l’attenzione del lettore, quasi con un sussulto, dall’umanità che si trova nel racconti del bambino storpio all’umanità delle persone che lo stanno a sentire. Infatti il popolo si appassiona alle storie che si svolgono proprio nella loro città, e di frequente interrompe il piccolo Bachir con domande, esclamazioni, proteste, gesti. Ma lui, Bachir, non perde mai la calma. Riserva una parola a ciascuno, e ricomincia. Ecco, in quelle pause c’è proprio il tutto-Kessel. Quella mistura pazzesca di vita reale e vita narrata, o immaginata, che ha fatto la gloria di questo instancabile scrittore.

C’è Sayed, il lettore pubblico, c’è la giovane beduina Zelma, e poi Fuad il contadino dalle spalle strette, Hussein il vecchio mercante di khol, Selim il mercante di amuleti, Ismet lo scaricatore possente, Nahas l’usuraio, Caleb il portatore d’acqua, Kemal l’incantatore di serpenti, Mohamed lo scrivano, Abdarraman lo sfaccendato, Ibrahim il venditore di fiori, ma soprattutto Abdallah, il pescatore cieco che non perde mai l’occasione di lodare ciò che gli altri possono vedere ma che lui può solo ricordare. Ogni volta che questi attivi personaggi interrompono il bambino-cantore Kessel precisa, dopo il nome, la loro qualifica (il pescatore cieco, la beduina, l’usuraio, etc.), quasi a ben specificare che sono persone vere che partecipano attivamente alla scena del bambino gobbo che racconta, e non personaggi del racconto che il piccolo Bachir sta dipanando con la sua infinita eloquenza.

Tangiers Vintage Postcard - Corner of the Grand Socco circa 1920s

Tangiers Vintage Postcard – Corner of the Grand Socco circa 1920s

Una lettura appassionante, un ritratto emozionante di quella particolare comunità, in un’epoca ben precisa, quando le tante anime di quella variegata umanità riuscivano a convivere in quella città speciale.

Un valore aggiunto alla lettura: il libro fu reperito alla meravigliosa libreria Le bibliophile di Essaouira (dove già in passato fu trovata una bella perla di Le Clézio – se n’era parlato qui).

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