Pubblicato da: miclischi | 6 ottobre 2015

Harman Direct Positive Paper: primi esperimenti

Nuovo stimolo alla sperimentazione

Nuovo stimolo alla sperimentazione

Una carta fotografica che però, quando impressionata, produce una immagine positiva e non negativa. Per di più fornita in fogli tagliati a misura per le macchine grande formato. Si tratta della Harman Direct Positive Paper. Una tentazione irresistibile induce a comprarsene una scatola da 25 fogli e iniziare con qualche esperimento.

Anche se dalle varie note tecniche e dai commenti di innumerevoli utenti su innumerevoli blog, forum e siti specialistici si desume che questa carta pare sia stata immaginata per l’uso con macchine fotografiche  pinhole – così sembra si possa desumere anche dalla nota tecnica scaricabile dal sito della Harman – naturalmente la macchina designata fu la Graflex Speed Graphic 4×5.

Uno degli aspetti stimolanti di questo nuovo approccio alla fotografia è  che ci sono tantissime variabili da prendere in considerazione, e che ben poche di queste sono facilmente codificabili. L’esposizione, per esempio. Conoscendo la sensibilità della pellicola, per esempio, si può determinare la coppia tempo/diaframma usando l’esposimetro di una DSLR ma anche di una compattina o di una vetusta reflex a pellicola. Ma quando la sensibilità di questa carta-pellicola viene dichiarata come “1-3 ISO”, la faccenda si complica.

La citata scheda tecnica dà delle indicazioni pratiche per le pinhole (tipo “giornata estiva soleggiata”, come usava ai vecchi tempi); ma a prescindere dal fatto che anche le pinhole possono avere diaframmi dai diametri diversi, niente viene detto per quanto riguarda l’esposizione con macchine dotate di obiettivi “normali”. Quindi, naturalmente, bisogna andare per tentativi, come insegnava a suo tempo il buon Cappelletti. Ingredienti: la Graflex con un paio di chassis caricati con la carta, il cavalletto e lo scatto flessibile per le lunghe esposizioni, una reflex per farsi un’idea dell’esposizione, un taccuino con matita e soprattutto tanta pazienza.

Seguendo le indicazioni di alcuni utenti che hanno raccontato le loro esperienze su Internet, fu scelto un cortile in ombra invece che un ambiente direttamente illuminato dalla luce solare (misteri… con quella sensibilità così bassa…).  Poi fu letta l’esposizione con la reflex settata su 100 ASA. Ne venne fuori l’accoppiata 1/50 f. 4. Fatti due conti spannometrici, senza applicare nessun fattore di conversione o di reciprocità, si passò dai 100 ASA della lettura reflex ai 2 (in medio stat virtus) della carta, il che fornì come risultato 5″ con f. 16. Già, difatti i forumisti internettistici adottano sempre i diaframmi più chiusi.

Ecco il risultato che ne venne fuori:

Scatto numero 1.

Scatto numero 1.

Si nota subito che c’è qualche flesciata di luce (dopo tutto non è poi così semplice forzare questa carta abbastanza spessa negli chassis per la pellicola). Poi l’immagine speculare (questo si sapeva); ma sorprendentemente un contrasto alquanto deboluccio. Strano perché era sbandierato dappertutto che il contrasto risulta quasi sempre eccessivo. Proprio per questo viene suggerita la tecnica del pre-flashing (spiegata sempre sulla citata scheda tecnica, e commentata da vari utenti su Internet). Anche qui, per evitare troppe menate, si adottò la tecnica spannometrica. Ingranditore settato sulla distanza e sul diaframma usati solitamente per le stampe a contatto, e esposizione di circa 3″.

Ora, la cosa sorprendente è che, vedendo il risultato, pare che si sia ottenuto l’effetto opposto di quello desiderato: a una immagine meno contrastata e a una aumentata sensibilità apparente della carta avrebbe dovuto corrispondere un’immagine più morbida e potenzialmente più luminosa (ricordiamoci che questo non è un negativo ma un positivo, per cui più luce significa più chiaro, non più scuro). E invece questa composizione qui sotto mostra la stessa foto scattata con gli stessi parametri; ma nel secondo caso la carta era stata trattata con il pre-flashing (ahimè ben 16 ore prima, e non massimo due come qualcuno raccomanda).

In alto senza preflashing, in basso con preflashing.

In alto senza pre-flashing, in basso con pre-flashing.

Analoghi furono i risultati con la seconda coppia di foto, dove l’unica variante era f. 22 invece che 16, sempre con esposizione di 5 secondi. Anche in questo caso pare si sia ottenuto il risultato opposto a quello atteso, e la foto preflesciata oltretutto è venuta anche parecchio scura (ma qui ci potrebbe essere la complicità dell’efficienza del flessibile e del modo T dell’otturatore – in entrambi i casi la lente era una Schneider Kreuznach 150 mm su otturatore Compur). E così la prima foto che era tutto sommato accettabile e presentava un sapore vagamente vintage si trasformava poi in una notturna irrimediabilmente sottoesposta.

Terzo e quarto scatto. IN alto senza preflashing, in basso con preflashing.

Terzo e quarto scatto. In alto senza preflashing, in basso con preflashing.

Ecco, tutto qui, per il momento. C’è ancora tanto da sperimentare. Anche con luce artificiale e con i ritratti (le gallerie di Flickr sono molto stimolanti in proposito). E forse anche provare (come raccomandano tutti ma proprio tutti) di utilizzare uno sviluppo-carta appena fatto invece che uno di chissaqquando bello giallognolo. Del resto se il rischio da evitare era l’immagine troppo contrastata… uno sviluppo vecchiotto poteva anche aiutare.

Certo è che veder apparire il positivo da un foglio di carta appena tolto dallo chassis dove si solito sta la pellicola, e intravedere una specie di patina rosina sul foglio prima che cominci ad apparire l’immagine… Via, giù, davvero una bella esperienza. Alla prossima puntata per ulteriori esperimenti, errori, colpi di fortuna e altro.

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