Pubblicato da: miclischi | 19 settembre 2015

L’Ulisse nella traduzione di Gianni Celati: un Limerick lungo mille pagine

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Una delle tante ganzate di Schulz interpretate dal suo personaggio più sfaccettato: il bracchetto intellettuale Snoopy.

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La decisione di leggere il monumentale Guerra e pace una parola alla volta. Una parola al giorno. Tuttavia, pochi giorni dopo l’inizio, Snoopy capitolerà di fronte alle insistenti richieste dell’amichetto Woodstock e ricomincerà da capo, con tutta la frase in francese che apre il romanzo.

Più modestamente – molto più modestamente, ma più realisticamente – esiste anche la modalità di lettura “una pagina al giorno” (come faceva la madre coraggio nel romanzo di Betty Smith). In certe circostanze, poi, la lettura di un libro una pagina alla volta è quasi d’obbligo. Per esempio, quando si sceglie la lettura cessuale (che però Gianni Celati forse chiamerebbe cessile). Se poi il libro da leggere è l’Ulisse di James Joyce, forse una piccola dose giornaliera è proprio indicata, per ben assaporare la densità e la ricchezza della scrittura.

Uscito nel 2013

Uscito nel 2013

E fu così che, a trent’anni dalla lettura con approccio scientifico dell’Ulisse  negli Oscar Mondadori tradotto da Giulio de Angelis – il libro in una mano e la Guida alla lettura nell’altra – fu scelto un metodo radicalmente diverso.

Dopo le appassionanti anticipazioni del traduttore sulle pagine del supplemento domenicale del Sole ventriquattro ore, finalmente, la lettura della nuova traduzione di Gianni Celati, pubblicata da Einaudi nel 2013. Ci sono voluti due anni abbondanti per assaporare lentamente un migliaio di pagine sul tablet cessile. E questo approccio slow ha di sicuro contribuito a uno straordinario godimento di lettura.

Macché cercare di capire a quale episodio omerico fa riferimento questo o quel passaggio; macché perdersi in migliaia di riferimenti bibliografici; macché fare collegamenti e deduzioni dotte. La traduzione di Celati induce a non curarsi di tutto ciò, ma a lasciarsi cullare dall’instancabile narrazione, dalla mole di micro-episodi che si succedono, dai personaggi che affollano le situazioni, numerosi quasi quanto i pensieri… fino al tripudio degli ultimi due capitoli: quella  inusitata serie di domande e risposte seguita dal celeberrimo monologo senza punteggiatura di Molly Bloom.

La copertina della prima edizione

La copertina della prima edizione

Abène. Leggere a piccole dosi questo monumento della letteratura del Novecento e accorgersi che è un libro divertente. Leggere la storia lasciandosi trascinare dalla corrente narrativa. Sobbalzare per le sorprese, per le reiterazioni, per le scurrilità che aggallano qua e là, come nella migliore tradizione del Limerick… Solo che invece dei canonici cinque versi, qui la storia va avanti per mille pagine! E sono pagine non pesanti, anzi! Complice anche il dosaggio calibrato, queste pagine vanno via lievi e gioiose, lasciando il lettore con una bellissima sensazione di appagamento.

E nel leggere, qua e là, si segnano alcuni passi perché aprono ulteriori finestre nella mente. Come l’accenno (pag. 55) alla lettura a piccole dosi (E quando leggevi due pagine di sette libri tutte le sere?).  Oppure la riflessione sulla tolleranza (pag. 561) … che le menti meschine dileggiano, che i giudicanti avventati disprezzano, e che tutti trovano sopportabile, null’altro che sopportabile; il ritratto (uno dei ritratti) della cittadina di Howth, con le sue rimembranze storiche e d’altro tipo (773); le riflessioni alimentariste sui cibi solidi (783) – Nondimeno ci vuole cibo solido, consigliò il buon genio di Mr Bloom, io sono un sostenitore dei cibi solidi…; il sottile parallelo fra il fotografo e l’artista (808) – Il fotografo, essendo nei momenti liberi un artista…; il sobbalzone causato dalla proiezione spazio-temporale fino ai mondi di John Brunner e al suo Attenzione al rullo compressore! (820); la lista infinita di qualità ammirevoli dell’acqua (833) – … la democratica eguaglianza e costanza della sua natura nel cercare il proprio livello…; le affinità tra la luna e la donna – … la sua satellitare dipendenza…(874); le liste di località notevoli in Irlanda e all’estero (907) – fra cui la baia di Napoli (vedi Napoli e puoi muori) ma anche il Niagara (su cui nessun umano passò impunemente)

Non c’è un possibile né plausibile motivo in virtù del quale il lettore cessile si sia annotato questi passi – e non altri – del ciclopico volume. Ma certo è che questo Ulisse è un Tuttomondo; è un libro sul tutto. E tenerselo lì a portata di mano, sapendo che rende possibile in qualsiasi momento affacciarsi su un’infinità di altre dimensioni… oh, questo sì che fa star davvero bene.

Viva Joyce, viva l’Ulisse, viva Gianni Celati!

Jamer Joyce

Jamer Joyce

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