Pubblicato da: miclischi | 3 settembre 2015

Estate 2015: sei letture in barca

Grande qualità

Grande qualità: un capolavoro

Si comincia ammodino, con la Trilogia della città di K. Crudo, asciutto, implacabile. In questo libro ad alta densità, Agota Kristof  illustra come ognuno ha la possibilità (o l’illusione) di guidare il proprio destino. Intersecazioni di poliedri dalle molte facce. Sullo sfondo: il disastro inevitabile. Senza dubbio: un capolavoro. Con un piacevole corollario: durante la lettura si ha proprio la sensazione che i tre traduttori (Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana e Giovanni Bogliolo) abbiano davvero fatto un buon lavoro.

Si cambia registro, sì, ma non troppo radicalmente, con Stoner, romanzo di John E. Williams (pubblicato da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini). Non è facile leggere alcunché dopo la Trilogia. Specialmente se il protagonista della storia, a differenza dei caratteri uni e trini della precedente, non interferisce (non è capace di, né interessato a interferire) con le onde del destino che lo travolgono. Questo romanzo è stato osannato come un miracolo narrativo; mah… forse perché l’autore è riuscito nell’intento di cavare il sangue di una storia ben raccontata dalla rapa di un’esistenza insulsa.

Piacevole ma sovrastimato

Piacevole ma sovrastimato

Atmosfere alla Richard Yates; ma senza sussulti il che, naturalmente, può avere il suo fascino. L’elemento forse più stimolante è l’amore totale per la letteratura, lo studio, i libri, che a tratti fa capolino con grande potenza.

La biblioteca di bordo abbondava di Kurt Vonnegut. Quindi, in rapida successione, i tre romanzi (nelle rispettive traduzioni italiane)  Madre notteMattatotio n. 5Ghiaccio-nove. Le traduzioni sono rispettivamente di Luigi Ballerini, Luigi Brioschi e Delfina Vezzoli.

Chissà che tipo era, di persona, K. V. Nei primi due romanzi emerge con forza una sorta di metabolizzazione degli eventi della seconda guerra mondiale e soprattutto del bombardamento di Dresda nel febbraio 1945. Vonnegut si trovava proprio a Dresda durante il bombardamento (era prigioniero di guerra) e si salvò perché si trovava nei sotterranei del Mattatoio N. 5. Questa metabolizzazione dell’assurda violenza della guerra sfocia  in una narrazione di grande potenza.

Si rivolge al lettore, Vonnegut, nel raccontare le sue storie, ma non ammicca mai, non cerca mai il compiacimento; anzi. L’orrore di quella guerra – di tutte le guerre – , la pena, l’ingiustizia, prendono forme sempre nuove e si materializzano là dove il lettore non se le aspetta. In Mattatoio n. 5, in particolare, scompare totalmente il concetto di assoluto, tutto diventa relativo nel tempo, nello spazio, nella storia. Quindi ogni verità diventa relativa, ogni fatto, ogni idea, ogni convinzione.

Letture molto coinvolgenti

Letture molto coinvolgenti

In Ghiaccio-nove permane questa sfuggevolezza dell’esistenza; ma, a differenza degli altri due romanzi, i cardini di alcuni concetti perdono un po’ di vigore e di solidità. Eppure… fra le tante pagine  dedicate alla dottrina bokoniana sono particolarmente efficaci quelle dove viene spiegato con grande chiarezza e semplicità, con le parole della donna più bella del mondo,  come l’amore sia totalmente incompatibile con l’anelito al potere e controllo di un essere umano su un altro.

La Storia, le storie

La Storia, le storie

Per finire in gran bellezza, un tomo mattonesco di Honoré de Balzac: il migliaio di pagine (di cui però un paio di centi sono di introduzione, commenti, apparati critici e note) di Illusions perdues. La fa di molto palloccolosa, Balzac, quando racconta le sue storie perdendosi in mille ribedoli. Ma la lettura va via fluida, e le puntatine sarcastiche e incisivisssime compaiono inaspettate per ogni dove, specialmente nella descrizione dei personaggi e degli ambienti, siano essi provinciali o parigini. Ma è anche una grande storia sulla nascita dell’industria culturale, partendo dalle rivoluzioni nell’arte tipografica e nella manifattura della carta, passando per l’universo dell’editoria libraria e del giornalismo, con i suoi crudeli giochi di potere. Sullo sfondo, siamo negli anni ’20 dell’Ottocento, i conflitti sempre aperti fra monarchici e liberali. Una storia fatta di innumerevoli storie. Decisamente una bella lettura da vacanza!

 

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Responses

  1. […] John Williams s’era già letto anni fa nella traduzione italiana (se ne era ragionato qui). Poi (grazie, Bethan), arrivò anche la versione originale e fu riletta d’un fiato. […]


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