Pubblicato da: miclischi | 20 luglio 2015

Caleidoscopio 4 – Il filo di Arianna passa anche da Chicago

Edward Reginald Frampton - Ariadne on the Isle of Naxos

Edward Reginald Frampton – Ariadne on the Isle of Naxos

La povera Arianna, sola e abbandonata sull’isola di Naxos. Dopo l’impresa contro il minotauro di Minosse a Creta, Teseo fece tappa nell’isola di Naxos, che del resto si trova proprio sulla rotta per rientrare a Atene. La bibbia di Robert Graves (The Greek Myths) dice laconicamente: Teseo lasciò Arianna addormentata sulla spiaggia e se ne andò. Il perché lo fece rimane un mistero. Il Graves formula però tre ipotesi fra le più accreditate: 1) che nel frattempo Teseo si fosse innamorato di un’altra donna (Egle, una delle Esperidi); 2) che non osasse affrontare lo scandalo di rientrare a Atene con Arianna; 3) che questa misteriosa e improvvisa dipartita fosse stata orchestrata da Dioniso che aveva messo gli occhi addosso alla bella cretese. Lo sviluppo di numerosi altri miti connessi a Dioniso e Arianna fa propendere per quest’ultima ipotesi. Sembra essere di parere radicalmente diverso Nathaniel Hawthorne nel suo Tanglewood Tales del 1853, tradotto in italiano da Romualdo Bacci per l’edizione italiana pubblicata da Marzocco nel 1965 con il titolo Il libro degli eroi.

L'edizione italiana del libro di Hawthorne

L’edizione italiana del libro di Hawthorne

Adesso c’è della gente di animo basso, che pretende di raccontare a modo suo la storia di Teseo e di Arianna ed ha la faccia di affermare che quella donzella regale e virtuosa fuggisse veramente, col favore della notte, insieme al giovane straniero al quale aveva salvato la vita. Dicono poi che il principe Teseo, il quale non avrebbe fatto del male a una mosca, fosse stato invece così ingrato da abbandonarla in un’isola deserta dove la nave aveva fatto scalo durante il viaggio per Atene. Bisognerebbe che Teseo li sentisse, questi calunniatori! Certamente farebbe far loro la fine del Minotauro. Secondo Hawthorne, Teseo chiese a Arianna di partire con lui, ma la ragazza rifiutò, adducendo come motivo la necessità di occuparsi del padre anziano e Teseo non si sentì di insistere. Ma se davvero Arianna fosse stata così virtuosa, se non fosse partita con Teseo per poi farsi lasciare a Naxos, che ne sarebbe stato di tutti i miti e le storie che ne seguirono? Davvero pare un’ipotesi soprattutto moralista ma scarsamente sposabile. Resta il fatto che questa mitica vicenda della povera Arianna che rimane lì sulla spiaggia, imprevedibilmente abbandonata dal ganzo per seguire il quale aveva tradito e lasciato la famiglia, ha sempre avuto un impatto fortissimo sull’immaginario collettivo, e sull’espressione artistica in particolare. Non si contano le opere figurative di tutte le epoche dedicate a questa sventurata, ma anche musica e letteratura hanno subito il fascino di questi temi eterni: l’abbandono, la solitudine, il dolore.

Evelyn de Morgan: Ariadne in Naxos

Evelyn de Morgan: Ariadne in Naxos (1877)

Nelle sue Metamorfosi Ovidio dedica alla sfortunata Arianna e all’abbandono da parte di Teseo un breve tratto del Libro VIII, come a voler disbrigare la pratica in poche parole (14 versi). Non la nomina neanche (riferendosi a lei come la figlia di Minosse), in un episodio strizzato a forza fra quello del Minotauro nel labirinto e quello di Dedalo e Icaro. Volendo attribuire al verbo rapio  una connotazione di vox media, quel rapta non chiarisce fino in fondo la volontà – o meno – di seguire Teseo nel suo viaggio di ritorno, mentre il fuoco centrale del breve episodio è la crudeltà del figlio di Egeo (anche qui Teseo non viene nominato) nell’abbandonare la poveretta in illo litore, con il conseguente lamento della sua amica (così Francesco Maspero traduce comitem suam). Compare subito dopo Dioniso che tosto crea una costellazione dal diadema della poveretta.

Cesare Pavese dedica uno dei suoi densissimi dialoghi ad Arianna e Leucotea (la Leucò del titolo). Si chiama La vigna. Le due donne si confrontano sul tema dell’espressione del dolore e quindi del lamento (e sulla legittimità del lamento). Quando Leucotea spiega alla povera Arianna che proprio povera non è, visto che è in arrivo per lei il più giovane degli dèi, Arianna tituba, ma alla fine non pare così affranta alla prospettiva di questa nuova evoluzione nella sua vicenda. Quindi Pavese opta decisamente per l’abbandono orchestrato da Dioniso più che per la perfidia di Teseo.

Una delle innumerevoli interpretazioni del Lamento d'Arianna

Una delle innumerevoli interpretazioni del Lamento d’Arianna

Miti, storie, pitture… anche musica. Delle vicende ariannesche narrate in musica nell’antichità resta immortale e tutto sommato modernissimo il frammento di Monteverdi, unico sopravvissuto all’Opera Arianna su testo di Ottavio Rinuccini, noto come Lamento di Arianna. Forse, dopo tutto il silenzio prima di Bach non era poi così silenzioso. Questo brano lungo (dura oltre dieci minuti), accorato, musicalmente avvolgente e coinvolgente, è in sé un piccolo capolavoro. Ne esistono innumerevoli interpretazioni, sia da parte di cantanti donne che uomini. Se si dovesse indicarne una: quella di Helga Müller-Molinari sotto la direzione di René Jacobs. Si può ascoltare qui (portare la timeline a 12:45). Compose anche Benedetto Marcello un’opera sullo stesso soggetto e con lo stesso titolo, ma non deve aver avuto molta fortuna. In epoca più recente, rimanendo nella musica per il teatro, non si può mancare la geniale rielaborazione meta-teatrale del duo Hugo von Hoffmanstahl / Richard Strauss (Ariadne auf Naxos), nella quale è pure presente, mutatis mutandis, il Lamento di Arianna.

Il DVD del film con la colonna sonora dell'Art Ensemble of Chicago dove si trovano anche la variazioni sul Lamento d'Arianna.

Il DVD del film con la colonna sonora dell’Art Ensemble of Chicago dove si trovano anche la variazioni sul Lamento d’Arianna.

Ma tornando a Monteverdi: quella musica straziante e quasi ipnotica nel suo basso insistente e angosciante, con quella voce che si arrampica fra tutti i possibili meandri del dolore per l’abbandono, è proprio curioso scoprirla magari in un album di Jazz del 1970 prima ancora di accostarsi all’originale degli inizi del ‘600. Infatti nel 1970 succede una cosa curiosa: esce un film francese altissimamente annisettantesco – Les stances à Sophie con la regia di Moshé Mizrahi, e la musica del gruppo di improvvisatori afroamericani dell’Art Ensemble of Chicago. Il film non ebbe una gran fortuna, ed anzi rimase ignoto e invisibile per decenni. Poi qualche anno fa ne fu reso nuovamente disponibile il DVD (qui), che però al momento di scrivere questo testo risulta essere “out of stock”. Ma la musica, ah quella musica, quella colonna sonora che sta proprio bene in piedi da sé a prescindere dal film, con quei brani diversi e pur coerenti, con la voce di Fontella Bass nel pazzesco Tema di Yoyo e poi, inusitatamente, quelle variazioni su un tema di Monteverdi, tema che, manco a farlo apposta, è proprio quello del Lamento di Arianna. Fa un certo effetto, effettivamente, accostarsi alla musica di Monteverdi per scoprirci le armonie dell’Art Ensemble od Chicago (invece che viceversa!). E ascoltando e riascoltando, e concentrandosi su Monteverdi sentendo  Les stances à Sophie, e poi all’inverso, si scopre che l’approccio dei musicisti di Chicago è filologicissimo.

lo spartito del Lamento d'arianna

Uno spartito del Lamento d’Arianna

La prima variazione, difatti, non è propriamente una variazione (se non per l’uso sapiente dei diversi strumenti e della percussione che fa capolino sullo sfondo). L’impasto musicale che ne vien fuori non si allontana poi così tanto dall’originale e dalle sue voci. Curioso che nella prima edizione (in vinile) la prima variazione fosse alla fine del lato A e la seconda all’inizio dl lato B. Nella seconda variazione (qui a partire da 3:00) si scatena subito l’improvvisazione pazzesca dei musicisti dell’AEC. Ma tosto si inseriscono i flauti che, pur nel casino che scoppia tutt’intorno, seguono alla lettera la linea melodica del lamento, senza lasciarsi intimidire dalle dissonanze e dai salti di tonalità. Trasmettono incertezza, debolezza, titubanza, insicurezza. E quella voce flebile che nonostante tutto tiene fede alla musica di Monteverdi appare ancora più sconsolata di qualsiasi interpretazione vocale. Una versione del Lamento, questa dell’Art Ensemble of Chicago, che ne dimostra – qualora ce ne fosse bisogno – l’incredibile modernità, già contenuta in quelle righe musicali del ‘600. Pazzesco, pazzesco.

E Nietsche? E il suo dialogo fra Dioniso e Arianna che si conclude con l’ammonimento alla sconsolata?

Sii saggia Arianna!…

Hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:

metti là dentro una saggia parola!-

Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?…

Io sono il tuo Labirinto…

E tutti gli altri itinerari di rivisitazione del tema ddll’Arianna abbandonata? Questo labirinto caleidoscopico di Arianna e delle sue lamentazioni percorre infinite strade e si esaurisce in infiniti vicoli ciechi. E riscoppia ora qua ora là in un verso poetico, o in un racconto, un’immagine, una musica barocca, o novecentesca, o nell’improvvisazione jazz. Che cosa si può chiedere di più a un mito che ha già dato prova d’eternità?

Herbert James Draper (English, 1863-1920), “Ariadne” (detail)

Herbert James Draper (English, 1863-1920), “Ariadne” (detail)

Per la cronaca: i precedenti caleidoscopi erano dedicati ai seguenti temi:

La morte e la fanciulla

Fotografia secondo Geoff Dyer

Joseph Conrad e l’orrore di Kurtz

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Responses

  1. Se vieni a Cortina ti faccio fare una lezione ai miei alunni su come creare collegamenti multi-mediali-culturali-visuali-letterari, così che ne possano trarre spunto operativo per le loro tesine! Bel post, dove l’anima spazia libera sulle note di Monteverdi che purtroppo il link non mi ha riprodotto, ma solo fatto immaginare 😦

  2. […] la cronaca 3: Facile, innamorarsi del lamento di Didone. Ci si era già cascati con il lamento di Arianna, pezzo monteverdiano parecchio più lungo – lunghissimo – e articolato, figurarsi con […]


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