Pubblicato da: miclischi | 15 maggio 2015

Vivaldi secondo Sardelli: una storia seria

Il Maestro Sardelli mentre presenta il suo libro da Feltrinelli a Pisa il 3 aprile 2015

Il Maestro Sardelli mentre presenta il suo libro da Feltrinelli a Pisa il 3 aprile 2015

Federico Maria Sardelli, irresistibile penna satirica e irriverente del Vernacoliere, quando vuole sa essere molto serio. Ma proprio serissimo. Per esempio in uno dei suo alter ego, quello del musicista-musicologo, in particolare studioso ed esecutore delle musiche di Antonio Vivaldi. Nel suo saggio-romanzo pubblicato all’inizio del 2015 da Sellerio, L’affare Vivaldi, non parla propriamente del compositore veneziano, bensì della storia del ritrovamento dei suoi manoscritti autografi all’inizio del ‘900, dopo un paio di secoli di oblio. Questa storia l’aveva raccontata molto bene nella prima puntata del suo ciclo di trasmissioni dedicate a Vivaldi su Radio3 (nel programma I maestri cantori, qui c’è il podcast), ma in questo libro mette in pratica una tecnica narrativa molto efficace: alterna la storia delle vicende seguite alla morte di Vivaldi nel 1741 con il racconto della riscoperta dei manoscritti nel 1925 da parte degli studiosi della Biblioteca Nazionale di Torino.

Copie aurografate

Copie autografate

Un libro piacevole e svelto che ci guida attraverso ipotetici scenari succeduti alla morte del prete rosso (e qui emerge il personaggio storico/narrativo del fratello di Vivaldi, Francesco), i vari collezionisti che si aggiudicarono i manoscritti vivaldiani, via via fino all’oblio, causato principalmente dall’inconsapevolezza – da parte dei vari successivi e frammentati proprietari – del valore storico ma sopratutto musicale di quei volumi rilegati. A far da contraltare, gli scenari – molto più documentati – legati al ritrovamento e alla valorizzazione dei manoscritti, prima una parte poi l’altra, una in Piemonte, l’altra a Genova. In entrambi i casi, in pieno fascismo, i mecenati che resero possibile l’acquisizione dei manoscritti da parte della Biblioteca Nazionale di Torino (Roberto Foà e Filippo Giordano) erano entrambi ebrei, e poco dopo furono costretti a scappare per salvarsi la vita. E in pieno fascismo compaiono le figure di Ezra Pound, che pure contribuì alla diffusione della musica di Vivaldi, caratterizzato da Sardelli come insopportabilmente arrogante, e anche di Mussolini, che beneficiò anche del dono del violino ritrovato insieme ai manoscritti. Ma i personaggi che il Sardelli non esita a definire eroi di questa vicenda sono Luigi Torri, direttore della Biblioteca Nazionale di Torino, e Alberto Gentili, musicista e musicologo che per primo capì il valore dei manoscritti. Grazie a loro gli spartiti vivaldiani sono oggi patrimonio comune, invece di esser finiti dispersi chissaddove fra collezionisti, mercanti d’arte, mercatini etc.

Manoscritto vivaldiano

Manoscritto vivaldiano

E racconta e racconta, il Sardelli, a volte partendo per gradevolissime digressioni narrative (come lo splendido episodio dell’anarchico genovese rifugiato a casa Durazzo), ma poi tornando subito a bomba, alla ricostruzione filologica e serissima della vicenda dei manoscritti. Ecco, è come se fra le due tendenze che si attirano e si respingono quasi fossero legate a un elastico (la vena narrativa pura e il rigore del musicologo) prevalesse alla fine la seconda. E in questa frase dedicata all’abasciatore a Venezia Giacomo Durazzo, uno dei tanti collezionisti che hanno avuto fra le mani gli spartiti vivaldiani, il Sardelli pare proprio parlare di sé e della propria inestinguibile passione:

Uscito nel 2015

Uscito nel 2015

…. Non si può immaginare  quante soddisfazioni possano dare questi oggetti inanimati e polverosi a chi li ama; chi inizia a provarne piacere finisce poi per diventarne schiavo, maniaco, ma è ripagato da gioie ed eccitazioni quasi infantili, inimmaginabili dai non iniziati.   Federico Maria Sardelli: L’affare Vivaldi. Sellerio, Palermo, 2015. 304 pagine, 14 euro.

Un’intervista a Sardelli, trasmessa da Radio 3 nel programma Radio 3 Suite, si può ascoltare qui.

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