Pubblicato da: miclischi | 31 marzo 2015

Il Macbeth di Verdi al Verdi: applausi e risate

I tre ruoli principali: Dimitra Theodossiou come Lady macbeth, Giuseppe altomare come macbeth e Giorgio Giusepppini cone Banco.

I tre ruoli principali: Dimitra Theodossiou come Lady Macbeth, Giuseppe Altomare come Macbeth e Giorgio Giusepppini cone Banco.

Commento udito per strada fra la folla che lascia il teatro dopo la prima del Macbeth al teatro pisano: Costumi: zero! Spruzzi di sangue; zero! Cantanti: dieci!

C’è chi è venuto a teatro proprio per lui, il regista Dario Argento. Non appassionati di opera lirica, quindi, ma fan dell’horror sanguinolento dell’autore di Profondo rosso.

Ma naturalmente c’era anche il popolo dei melomani. Dopotutto Verdi è Verdi, e il Macbeth è il Macbeth, Argento o non Argento.

Quindi una rappresentazione che ha attirato un pubblico variegato e che, di sicuro, non mancherà di attirare anche critiche accese o alzate di sopracciglia da una parte (gli argentisti) e dall’altra (gli operisti).

Il regista Dario Argento con il direttore d'orchestra Simon Krečič

Il regista Dario Argento con il direttore d’orchestra Simon Krečič

Nel torrido teatro c’è grande attesa, e si fanno fin da subito notare le scarsissime note di regia nel libretto di sala. Del resto chi aveva partecipato alla presentazione dell’opera la settimana precedente aveva già potuto farsi un’idea del fatto che il regista non aveva poi tanta voglia di parlare del suo approccio a questo dramma lirico. Comunque, le poche note spiegano l’essenziale: la vicenda viene ambientata durante la prima guerra mondiale (complice il centenario?), ci saranno proiezioni di scene di guerra e si farà uso di effetti speciali.

Calano le luci, entra in sala il giovane direttore sloveno Simon Krečič. Giovane, ma con un bel curriculum, sia come direttore che come pianista (fra l’altro è il direttore artistico dell’Opera di Maribor, importante teatro lirico sloveno). Prima che cominci la musica passa sul proscenio un drappello di soldati che acclama Macbeth (una delle tante gratuità registiche; del resto,via, poteva anche andare peggio). Parte la musica sotto l’attenta direzione di Krečič e l’Orchestra del Festival Pucciniano ci fa la sua figura. Proiezioni di foto di trincea della Grande Guerra, ritagliate in formato tondo. In scena, due cadaveri di cui uno orrendamente mutilato e un cavallo morto. Arrivano le streghe (tre signorine ignude, del resto si sapeva) che a prescindere dalla nudità non è che manifestino poi tante attitudini streghesche. Poi entrano Macbeth e Banco e qui si capisce subito quale sarà la punta di diamante di tutta la serata: la splendida voce del basso Giorgio Giuseppini, un Banco stupendo. Pare non del tutto a punto, all’inizio, la voce del Macbeth di Giuseppe Altomare, più a suo agio nel registro acuto che in quello grave, ma nel prosieguo dell’opera questo interprete troverà invece un perfetto dominio del proprio strumento vocale, fino al tripudio nell’aria della bestemmia. E lei? la tremenda Lady? Presenza scenica assolutamente adeguata di Dimitra Theodossiou, voce che ci mette un po’ a scaldarsi, ma poi una prova superata decisamente a pieni voti.

Banco (Giorgio Giuseppini) e Macbeth (Giuseppe Altomare): due cantanti molto apprezzati dal pubblico. Foto di Giulia Ponti

Banco (Giorgio Giuseppini) e Macbeth (Giuseppe Altomare): due cantanti molto apprezzati dal pubblico. Foto di Giulia Ponti

Ora, a parte il sangue che comincerà a colare – anzi, a spruzzare –  negli atti successivi (il quale sangue più che orrore, ha provocato nel pubblico qualche sonora risata), colpiscono due scelte registiche: 1) lasciare i cadaveri e il cavallo della RAI stramazzato al suolo anche nelle scene successive del prim’atto, anche se a regola si svolgerebbero dentro il castello; 2) la straordinaria fissità dei cantanti, come se avessero una crocetta segnata a terra e lì si fossero piazzati, e da lì gli fosse stato ordinato di non muoversi (tranne quando la Lady si mette a cavalcioni del marito!). Comunque, via, passons.

Gli ammazzamenti: il povero re muto viene trucidato mentre annaspa contro la vetrata che si affaccia sulla scena e che tosto si fa tutta rossa di sangue mentre la vittima si agita negli ultimi spasimi. A dire il vero la vetrata era già un po’ rosina anche prima dell’ammazzamento, si vede che non c’erano andati già abbastanza duri con il Vetril dopo l’assassinio precedente nella generale. Banco viene ammazzato dai sicari nella foresta, dopo aver fatto scappare il figlioletto. Qui è venuta davvero fuori una bella risata collettiva quando dal corpo del poveretto sono partiti comicissimi spruzzi di sangue. E per pulire il pavimento nel rapido cambio di scena dietro il sipario avranno dovuto usare ettolitri di Mastrolindo. Infine proprio lui, Macbetto, nell’ultima scena: circondato dagli avversari che vogliono tutti partecipare alla kermesse, ricompare poi come fantoccio iperrealistico che Macduffo decisamente decapita, provocando un geiser rosso che oltre alle risate ha provocato anche un sonoro buuuuu!

L'uccisione di Banco (Giorgio Giusepppini). Subito prima degli spruzzi di sangue. Fotografia di Mario Finotti

L’uccisione di Banco (Giorgio Giusepppini). Subito prima degli spruzzi di sangue. Fotografia di Mario Finotti

Tolte queste pacchianate, l’argentismo non si è poi manifestato con particolare insistenza. Qualche lampo di bomba sullo sfondo durante la battaglia (da un regista cinematografico ci si potevano forse aspettare videoproiezioni più efficaci) e poco più.  E il pubblico alla fine è rimasto con il dubbio: ma dov’erano gli effetti speciali annunciati “naturalmente” dal regista?

L'ammazzamento di Duncano (foto di Giulia Ponti)

L’ammazzamento di Duncano (foto di Giulia Ponti)

Ma non bisogna dimenticare l’opera, la musica, i cantanti. Opera precoce e pur matura; opera dimenticata, vituperata, accusata di portar sfiga… in realtà è grandiosissima. Ricca di spunti musicali, di suggestioni drammatiche, di sottigliezze e di momenti epici. Anche se non è dotata di arie celebri di quelle che si canticchiano in bicicletta tornando a casa (tranne forse il brindisi), il valore primario di quest’opera sta proprio nella ricchezza musicale. E bene fece il maestro Krečič a metterne in risalto tutte le pieghe, anche se a tratti – pare – con delle scelte metronomiche alquanto lente. Il tripudio dei tripudi, come sottolineato anche dall’apprezzamento del pubblico, sì è raggiunto nelle scene corali del quart’atto: un’esecuzione magistrale.

E il libretto? Francesco Maria Piave non manca di proporre i suoi strepitosi voli lirici, specialmente nelle formulazioni magiche delle streghe, fra i quali si segnala un capolavoro di argomento gastronomico:

… sollecite giriam la pentola,

mesciamvi in circolo possenti intingoli!

Insomma una bella serata di musica e di canto. L’applausometro finale premia il trio dei personaggi principali  con il coro di Parma e il direttore d’orchestra; qualche bercio di sguiato apprezzamento all’indirizzo delle signorine evitiche, onore alla bella prova di tutti gli altri cantanti (fra i quali il Macduffo di Emanuele Servidio), e qualche dileggio all’indirizzo del regista.

Via giù, cominciamo a prepararci per la prossima stagione, questa è andata tutto sommato bene.

Lo strepitoso brindisi del second'atto con Lady Macbeth (Dimitra Theodossiou) e Macbeth (Giuseppe Altomare). Foto di Giulia Ponti

Lo strepitoso brindisi del second’atto con Lady Macbeth (Dimitra Theodossiou) e Macbeth (Giuseppe Altomare). Foto di Giulia Ponti


Responses

  1. […] di come saranno rese le streghe (barbute o no? gnude o no? con le parti intime incerottate come l’ultima volta al Verdi di Pisa?), e neanche le numerose ammazzatine. E i balletti, poi chissà come li […]


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