Pubblicato da: miclischi | 24 marzo 2015

La seduzione e la violenza del potere nei corpi danzanti di Simona Bucci

Fotografia di Benedetta Toti

Fotografia di Benedetta Toti

Enter Lady Macbeth, spettacolo della Compagnia di Simona Bucci, è andato in scena a Pisa il 20 e 21 marzo nella chiesa di Sant’Andrea, nell’ambito della Stagione di Danza del Teatro Verdi. Cinque danzatrici in scena, tutte straordinariamente simili fisicamente, quasi a sottolineare quanto l’autrice stessa spiega prima dell’inizio: non c’è un filo narrativo, nessuna delle interpreti è chiaramente caratterizzata come la terribile Lady o come strega. Nelle luci flebilissime dell’inizio della performance tutte e cinque le danzatrici sembrano proprio una fotocopia l’una dell’altra.

Fin da subito entra il tema dell’essere umano che ne sfrutta un altro per i propri scopi: ci si appoggia, si fa sostenere, lo sfrutta, lo annienta. E nei vari numeri che via via si svolgono in un’oretta di spettacolo, si susseguono le varie facce del potere come negatività, ma anche attrazione fatale, fascinazione e addirittura suggestione mistica. A far da sfondo che si mescola sempre con il tutto: la magia.

Foto di Gabriele Termine

Foto di Gabriele Termine

I numeri statici o lentissimi risultano a tratti meno godibili, anche perché la musica (una composizione elettronica di Paki Zennaro) essenziale e mai ammiccante, proprio nei numeri con poco movimento contribuisce alla rarefazione delle atmosfere, e anche le danzatrici sembrano imbrigliate nelle trame della vicenda che si fa tetra e pesante (del resto il peso del potere, o della ricerca del potere, è anche questo).

Ma nei numeri dinamici, oh, quei numeri dinamici… scoppia il finimondo di frenesia diabolica (ora streghesca, ora spietatamente calcolatrice) e i numeri d’insieme, di solo o di duetto sono veramente emozionanti nel creare un vortice di situazioni, di suggestioni, di strappi imprevedibili e affascinanti.

Foto di Gabriele Termine

Foto di Gabriele Termine

Le danzatrici, tutte, mostrano una perizia pazzesca nell’assoluto dominio del corpo, del movimento, della rapidità del gesto e della sincronia corale. Uno spettacolo mozzafiato. Poi, subitaneamente, tutto si ferma (tranne il silenzioso ma persistente ansimare delle interpreti piegate dallo sforzo estremo). E alla violenza e alla sfuggevolezza si sostituisce l’intensità interpretativa. Dove il lievissimo gesto d’un braccio o d’un piede, o lo sguardo penetrante rivolto verso il pubblico o un’altra danzatrice fa da contraltare al movimento più spettacolare. E poi il vortice ricomincia.

Una bella serata in un bello spazio multifunzionale adatto a tanti tipi diversi di performance, cinque danzatrici straordinarie. Rimane qualche dubbio sulla linearità del progetto, o meglio sulla rappresentazione dell’idea attraverso una performance corale di danza. Solo a tratti in quel che succede in scena riecheggiano le tematiche del Macbeth verdiano (ops, pardon, shakespeariano – del resto è imminente la prima dell’omonima opera lirica al Verdi, proprio a due passi da Sant’Andrea…). Ma prevale su tutto la gioia per queste abilissime performer e per la loro bravura, quindi, alla fine, lo spettatore rimane contento.

Eccole, le danzatrici: Eleonora Chiocchini, Sara Orselli, Françoise Parlanti, Maru Rivas e Frida Vannini. Importantissime, ben disegnate e manovrate le luci di Gabriele Termine. Il cartellone completo di trova qui.

Foto di Benedetta Toti

Foto di Benedetta Toti

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