Pubblicato da: miclischi | 5 febbraio 2015

Le molte facce della verità nel crudo romanzo di Guenassia di inizio 2015

Uscito in Francia nel gennaio 2015

Uscito in Francia nel gennaio 2015

Dopo le classicheggianti vicende dei localini della rive gauche e dei suoi inguaribili ottimisti, dopo l’epopea del ‘900 raccontata attraverso la prospettiva di una sola persona, con l’improvvisa comparsa di Che Guevara, Jean-Michel Guenassia cambia decisamente registro in questo romanzo crudele e avvincente che apre il 2015.  Prima di tutto ci si sposta in Inghilterra, con significative puntate in India e nei teatri di guerra delle “forze di pace” in medioriente. E poi, dalla grande narrazione epica l’autore sposta l’attenzione soprattutto sull’individuo, le sue sensazioni, le sue passioni, la sua conscia o inconscia spiritualità, sulle irrisolvibili tensioni derivanti dai suoi legami familiari, sul suo arduo percorso interiore.

Si chiama Trompe-la-mort, questo nuovo corposo lavoro di Guenassia: quasi quattrocento pagine pubblicate da Albin Michel. Scampamorte, questo protagonista che sembra immortale, tanto è sopravvisuto a innumerevoli incidenti, accidenti, cadute, risse, valanghe, ferite, fino all’abbattimento dell’elicottero con cui si apre il racconto, e oltre.

Fa un po’ effetto, proprio un 5 di febbraio, giovedì, rileggere questo incipit fulminante:

Sono morto giovedì 5 febbraio 2004 alle 7 e 35.

Già, perché uno dei temi su cui ruota la storia, e che si presta al titolo, è proprio la morte, intesa in senso lato. Davvero, quando si muore, si muore? Ma le persone morte sono morte davvero? E quando una persona sembra morta, non è che per caso è ancora viva? E ancora: si può decidere che una persona sia morta, cancellarla dalla propria esistenza, anche se in realtà è viva e vegeta? Si può decidere di sottrarsi agli altri, come se si fosse morti?

Il valore della vita, il valore della morte. La vita è una malattia incurabile, ammonisce la madre del protagonista poco prima della tragedia che lo segnerà per sempre. E quando Tom diventerà suo malgrado una star del cinema documentario di guerra, fornirà la sua personalissima visione del coinvolgimento delle coalizioni occidentali in medio oriente: Vinceranno loro perché non gli importa di morire. Noi invece abbiamo paura di scomparire, cerchiamo di proteggerci con ogni mezzo e diamo alle nostre vite un valore smisurato.

Jean-Michel Guenassia

Jean-Michel Guenassia

Tom Larch, nato a New Delhi nel 1972 da un ingegnere inglese e dalla collega indiana che viene ripudiata dalla famiglia per non aver acconsentito alle nozze preconfezionate già decise da suo padre, vivrà sempre un’esistenza fatta di contrasti. L’autorità paterna che contrasta la libertà di giocare con l’aquilone sul tetto della casa di Delhi; l’angoscia di vedersi catapultato nel suburbio londinese dove tutto è grigio; la presa di conoscenza della discriminazione razziale – lui che si considera indiano -, i conflitti nello sport, nei primi innamoramenti adolescenziali… e poi ancora, l’attaccamento formidabile alla madre e l’assenza del padre, la curiosità per la religione, mai del tutto esplorata, fino alla decisione di abbandonare il padre e arruolarsi volontario nei Royal Marines per farsi una vita davvero propria.

qui le persone erano grigie come i muri e gli impermeabili, il prato e il cielo…

Fin qui la storia si dipana in modo abbastanza lineare. Ma la frattura nella vicenda familiare di Tom produce anche una frattura narrativa. Si ritrova Tom anni dopo, già con un notevole bagaglio di esperienze militari in Irlanda del nord, in Africa, in Afghanistan, e infine in Iraq. E l’abbattimento dell’elicottero. Poi l’incontro con la reporter inglese, la ricostruzione della sua storia infinita di morti scampate, la scoperta dell’amore, la paternità…

I contorni della storia si sfrangiano un po’ con l’arrivo di nuovi personaggi, di nuove situazioni che non sembrano scalfire gli incrollabili principi del protagonista (un uomo senza telefono cellulare, che non è interessato ai soldi né al successo, ma solo al rispetto dei valori in cui crede). Eppure, questa prosa fluida e convincente, senza intoppi e addirittura avvincente, incoraggia a navigare senza esitazioni nella storia che sembra acquisire sempre nuove sfaccettature, rompendo schemi e riservando di continuo sorprese e cambiamenti di rotta.

Di crisi in crisi, di rottura in rottura, Tom finalmente rimette piede in India nel 2014, ed è come se si aggiungessero nuovi strati di consapevolezza, nuove angolazioni secondo le quali considerare la realtà, le tante manifestazioni della realtà.  La realtà? Ma quale realtà? La realtà raccontata da quale verità? Questo è davvero il tema dominante della storia.

Non riesco ad abituarmi al fatto che, in questo universo di finzione, nessuno dica la verità. La quale non ha nessuna importanza, è come una corrente d’aria, un raggio di sole, un ornamento della realtà, una tonalità di colore che la riflette e che si fa cangiante secondo i desideri o gli stati d’animo. Qui la verità non è binaria. Mi sono appena reso conto che è un’impossibilità assoluta. C’è un numero infinito di verità. Tutte ugualmente esatte e situate sullo stesso piano. Ce n’è forse una tangibile e concreta? Credo proprio di no. Anzi, questa è ormai la sola cosa di cui sia sicuro.

Nell’avvicinarsi alla fine del libro, ci sia aspetta una svolta, un lampo di redenzione… ma ormai si è fatta strada la convinzione che in un universo senza verità non ci possa essere alcuna soluzione all’esistenza difficile del protagonista. E infatti la storia si termina con una fine che è un nuovo inizio. Come una morte che ridiventa vita, come a sottolineare il tema strisciante – delicatamente indiano – della vita che trova nuove forme dopo la morte.

Un libro coinvolgente, conturbante, commovente, lieve nella lettura ma pesante nei contenuti, fonte infinita di riflessioni sui temi della solitudine, del potere, dell’onestà; ma forse, soprattutto, sulle difficili alchimie che regolano i rapporti fra genitori e figli.

Nessuno può predire il destino dei propri figli, se il loro percorso sarà quello delle nostre speranze o quello delle nostre peggiori paure. 

Wembley 1988

Wembley 1988

Per la cronaca 1: La colonna sonora del romanzo, che ritorna come mantra ossessivo, è la canzone Brothers in arms di Mark Knopfler, che il protagonista aveva sentito a Wembley nel 1988 eseguita dai Dire Straits con Eric Clapton in occasione delle celebrazioni per il settantesimo compelanno di Nelson Mandela. Qui c’è il video, mentre qui c’è il testo della canzone. Dallo stesso concerto sono citate anche Sultans of swingRomeo and Juliet.

Per la cronaca 2: Dei precedenti romanzi si era ragionato qui ( Le Club des Incorrigibles Optimistes) e qui (La Vie rêvée d’Ernesto G).

Jean-Michel Guenassia: Trompe-la-mort. Edizioni Albin Michel, gennaio 2015. 400 pagine, 22 Euro.

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