Pubblicato da: miclischi | 1 febbraio 2015

Il vademecum di Bruno Canino: saggezza, ironia e umorismo

Un bel ritratto di Bruno Canino da Flo'n the go

Un bel ritratto di Bruno Canino (da Flo’n the go)

Vedi la bellezza delle fiere del libro: navigando fra gli innumerevoli stand e le cataste interminabili di libri del Pisa Book Festival 2014, capita anche di trovare un libriccino svelto e invitante, pubblicato nel 1997 da Passigli e mai notato prima. Si tratta del Vademecum del pianista da camera  scritto dal pianista Bruno Canino per fornire qualche dritta alla categoria del tutto particolare di esecutori che sono appunto i pianisti da camera.

Violino e pianoforte, pianoforte e chitarra, trii, quartetti, quintetti, pianoforte a quattro mani, due pianoforti, e innumerevoli altre combinazioni.

Strutturato per argomenti in ordine alfabetico (da abitovoltapagine) il libriccino (140 pagine in formato tascabile) passa davvero in rassegna tantissime situazioni che ruotano attorno alla performance da camera con pianoforte. Prevale con forza l’intento didattico per fornire dritte agli esecutori basate sulla lunghissima esperienza di studio e di palco. Ma Bruno Canino non si lascia scappare l’occasione di dire come la pensa un po’ su tutti gli argomenti, musicali e non.

L’abbiamo or ora detto a proposito del fortepiano: aggiungiamo qui, una volta per tutte, che certamente al pianista non farebbe male conoscere il clavicordo, il clavicembalo, l’organo. E, certamente, essere capace di cantare.

Passigli, 1997

Passigli, 1997

E’ una prosa svelta, precisa, raffinata, infiorettata qua e là, senza strafare, di parole tedesche o francesi, o anche in greco antico. Ma la leggibilità è davvero massima anche per i semplici appassionati di musica. Non mancano accenni ironici alla rivalità fra gli interpreti che si contendono gli spazi sul palco o che pretendono di prevalere sugli altri musicisti, mentre l’approccio caniniano è decisamente paritario. Ci sono qua e là anche accenni al lavoro dell’interprete: i disagi delle trasferte, le controversie sui compensi… Insomma proprio un compendio di idee sul far musica, incidentalmente con il pianoforte, incidentalmente suonando musica da camera.

Ci sono lampi di sorprendente lirismo, o sbuffi d’umorismo, ma anche idee narrative geniali, come l’incipit della voce Voltapagine:

S’incarna in una fanciulla bionda un po’ demodée, o in un signore anziano, forse vedovo…

Infine, nel capitolo omonimo, un bel discorso sull’improvvisazione:

Ma in realtà il più vero senso dell’improvvisazione, a nostro parere, deve essere – in un certo tipo di repertorio – nella disponibilità, da parte di chi suona, a dimenticare di aver letto, studiato e ristudiato, eseguito e straeseguito un pezzo; ad addentrarcisi con la gioia e la trepidazione della scoperta, simulando con candida fede di non conoscerlo; e ad accettare suggerimenti e stimoli che gli possano giungere da una diversa considerazione del testo, o dai suoni che i compagni di viaggio producono; e anche dallo strumento, dallo stato del proprio animo e dai propri muscoli; e da mille altre sollecitazioni esterne.

Insomma una lettura davvero coinvolgente, e la scoperta che un bravo musicista può anche essere un bravo scrittore.

Bruno Canino: Vademecum del pianista da camera. Passigli editore, 1997. 144 pagine, 10 Euro.

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