Pubblicato da: miclischi | 20 gennaio 2015

La Rondine di Puccini: meno male che c’è Lisette

In scena a Pisa, Lucca e Livorno

Stagione 2014-15: in scena a Pisa, Lucca e Livorno

La Rondine  al Teatro verdi di Pisa. Un’opera di Puccini, per di più minore e non rappresentata di frequente, neanche in Toscana (al Maggio di Firenze: mai). C’erano davvero tutti gli elementi per partire parecchio prevenuti. Poi però, durante la presentazione del 14 gennaio, il direttore d’orchestra Massimiliano Stefanelli aveva saputo trovare parole molto convincenti per svelare le qualità della partitura, per cui, via, alla fine, l’andata a teatro non fu improntata allo spirito “oimmene chi me lo fa fa’“, ma fu anzi animata da un flebile ottimismo.

Sabato 17 gennaio 2014. Le note di sala contengono elementi utili per approcciarsi all’opera, con scritti del direttore, del regista, della scenografa e anche di Fedele d’Amico e Dacia Maraini. Curioso però che quasi tutti giochino in difesa, come a cercar di rimediare a un’ingiustizia quasi secolare nei confronti di quest’opera bistrattata dai critici in tutte le epoche.

S’apre il sipario sul primo atto con sfarzi da magione lussuosa, signorine indebolite, cicisbei, poeti, svolazzamenti di abiti ingolfanti, bicchierini, sigari, amenità. Par d’essere ripiombati nel salotto della contessa di Coigny nel prim’atto dell’Andrea Chénier. Però qui, a far da contraltare proletario alla patrizia prole non c’è l’austero Gerard, bensì l’audace, impertinente e ruspante cameriera Lisette. Questo primo atto (quanti se ne saranno visti d’atti d’opera ambientati in un salotto bene dove si consumano le verduriniane mollezze della nullafacenza?) s’anima da un riuscitissimo cocktail fra le parti colloquiali o d’insieme e le emersioni solistiche. E anche la Magda di Maria Luigia Borsi, apparsa dapprima scura nella voce e negli umori, si eleva sottile, limpida ed eterea nelle parti solistiche, in particolar modo nelle trasognate note della lenta canzone. Sottolineature orchestrali ben congegnate, bel gioco delle parti,  insomma un prim’atto veramente godibile, anche grazie a una regia che ha curato benissimo i movimenti dei personaggi (fino addirittura a far “suonare” il piano a Prunier mentre canta la sua canzone!) e alla presenza scenica (e alla voce!) più che adeguata di tutti gli interpreti. Emerge fin dal prim’atto quello che sarà il personaggio davvero vivacizzante di tutta la storia. Proprio lei: la spumeggiante e sfrontata Lisette (qui interpretata da Lavinia Bini, che avevamo visto qualche mese prima apprezzatissima interprete di Zerlina nel Don Giovanni).

La location del secondo atto

La location del secondo atto

Secondo atto da Momus, ops, pardon, da Bullier. Grande folla di bevitori, signorine (grisettes), studenti, ballerine e ballerini, in una grande scena d’insieme variegata, animata, potenzialmente divertente. Ma qui l’amalgama fra la scena e la musica scema un po’, le parti si mescolano in una marmellata di musica e voci non molto saporita; e se non fosse – di nuovo – per la spumeggiante imprevedibilità di Lisette, alla fine questo gran pandemonio rimarrebbe sorprendentemente piatto. Non vien giocata come ci si poteva aspettare da Puccini la carta della doppia coppia (si sarà forse troppo abituati davvero alla scena di Momus?) e anche i valzerini sciapi di cui s’infarcisce questa scena… a Musetta e al suo valzer (quello sì) non legano neanche le scarpe.  Sarà, ma alla fine i personaggi più interessanti questo second’atto risultano i due ineffabili camerieri…

Terz’atto: siamo a Viareggio (ops, pardon: in Costa Azzurra), al mare, nido d’amore dei due fuggitivi dalle follie parigine. Il giovine campagnuolo e la grisette parigina s’immedesimano nella parte dei puri amanti, se non fosse che poi i soldi scarseggiano e, allo scopo di farsi mandare urgentemente un vaglia dai genitori, il povero Ruggero ricorre alla scusa di aver trovato il vero amore. Il fatto è che lui ci crede davvero, e sua madre ancor di più, mentre in un sussulto d’indipendenza la Magda instabile ma fiera annuncia che lei, di sposarsi, proprio non se ne parla. Conoscendo il contesto della famiglia di lui, ricorre a un mezzuccio infallibile: fa leva sull’onore dei sòceri che si perita ad infangare (definendosi “contaminata”). Ora, via, ma possibile che l’ingenuo Ruggero pensasse davvero che una tizia incontrata in un bar, che dopo due birrette gliela dà subito, possa essere mite, pura, che ha tutte le virtù come indica la lettera della mamma? Ah, la lettera: ce ne sono svariate, di lettere, nel panorama del melodramma. Basti pensare a quella parlata del Macbeth o quella altamente drammatizzata della Butterfly. Ma come sarà pallosa quella della Rondine! E anche la concitata azione che ne segue, accompagnata da quello zum-pa-pà… via, ma davvero non gli è venuto in mente niente di meglio, a Puccini? In questa chiusa squallidotta si riassume il vero fattore incrinante di tutta l’opera: il fatto che forse al musicista non gli è mica poi garbata tanto, questa storia…

I valzerini del secondo atto (al teatro del Giglio a Lucca)

I valzerini del secondo atto (al teatro del Giglio a Lucca)

E alla fine riaffiora il dilemma dominante: opera o operetta? Rifiuto totale della seconda in favore della prima da parte del musicista, a quanto pare. Ma questo riciclaggio alla fine non pare sia del tutto ben riuscito. E in chiusura rimane soprattutto una sensazione di scarso spessore.

Lavinia Bini: acclamata per la seconda volta nella stessa stagione lirica al Verdi di Pisa

Lavinia Bini: acclamata per la seconda volta nella stessa stagione lirica al Verdi di Pisa

Eppure, a parte la conferma almeno parziale delle iniziali ragioni dell’esser prevenuti, lo spettacolo nel suo complesso è stato tutto sommato gradevole. Prima di tutto per l’Orchestra della Toscana sotto la guida di Massimiliano Stefanelli, che è riuscito a valorizzare le numerose pieghe della partitura (distogliendo lo sguardo dalla scena e astraendosi dalla vicenda sciropposa si riusciva finalmente a godere dell’elemento meglio riuscito di questo polpettone: la musica). E poi per i cantanti (qui c’è il cartellone completo) tutti all’altezza, e tutti democraticamente applauditi dal pubblico pisano senza particolari preminenze, se non per un’evidente e incondizionata approvazione per la briosa Lavinia Bini. Poi le scene gradevolissime (di Rosanna Monti) ancorché un po’ “piene” nei primi due atti, e la regia senz’altro efficace di Gino Zampieri.

Insomma, lo spettacolo nel suo insieme può anche reggere, ma come opera, La Rondine, via giù, minore si annunciava e minore rimane.

Per la cronaca 1: Lo scritto di D’Amico nel programma di sala ben chiarisce il mistero delle diverse versioni del terzo atto in circolazione (che infatti se uno va a fare una giratina su Youtube rimane sorpreso nel notare che la fine della storia d’amore non è decretata da Magda ma da Ruggero stesso, in seguito a lettera anonima e ricomparsa di Rambaldo).

Per la cronaca 2: Il tenore Andrea Giovannini (Prunier) ha caricato su Youtube una serie di video su questa Rondine.

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Responses

  1. Amico mio, La Rondine l’ho amata moltissimo! Eseguita al Teatro dell’Opera di Roma più di di dieci anni fa, anche allora il tenore suonò l’aria al pianoforte (credo sia indicato così dal Maestro).
    Cantava una divina Darina Takova, e Fiocchi aveva una parrucca memorabile!
    Ascoltati su youtube il Sogno di Doretta arrangiato da Danilo Rea, ne vale la pena.

  2. ..ma Prunier fa solo finta di suonare…che delusione..

  3. dimenticavo: non è affatto un’opera facile, abbisogna di due splendidi soprani altrettanti tenori e una serie di comprimari di livello..


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