Pubblicato da: miclischi | 16 gennaio 2015

Qualche riflessione dopo cento scatti con la Graflex Speed Graphic 4×5

Fotografia di Sburk

Fotografia di Sburk

C’è voluta una gestazione di nove mesi, da marzo 2014 a gennaio 2015, e un centinaio di scatti, per farsi un’idea di che cosa significhi avvicinarsi al grande formato e a questa macchina fotografica speciale, quella dei reporter americani dei film d’epoca sulla Casa Bianca e delle fotocronache di Weegee: la Graflex Speed Graphic.

Questo sito web aiuta a interpretare la sigla alfanumerica presente sull’obiettivo (non c’è numero di serie sul corpo macchina) e quindi si risale all’anno di produzione: il 1945, e la serie è quella “Anniversary”. Una scatoletta nera tutto sommato abbastanza portatile, fra l’altro dotata di telemetro Kalart a immagini sovrapposte perfettamente funzionante, il che permette di destreggiarsi anche con fotografie a mano libera, complice l’otturatore posteriore a tendina con tempi fino a 1/1000.

Un oggetto meraviglioso

Un oggetto meraviglioso

Prima di avventurarsi con i primi scatti è stato necessario familiarizzarsi con le operazioni di caricamento della pellicola 4×5 pollici (circa 10×12 cm) negli appositi chassis da due fotogrammi. Fortunatamente la rete pullula di siti con spiegazioni dettagliate, tutorial video, etc. Questo, in particolare, è ultra-dettagliato e pieno di fotografie che spiegano tutto, quindi si capisce proprio bene come procedere. Naturalmente il caricamento della pellicola va fatto al buio completo, oppure dentro un black bag. La macchina arrivò con qualche foglio di pellicola Shanghai 100 ASA, e quella fu usata.

Le prime due foto furono scattate ai primi oggetti a portata di mano: una fruttiera e la solita caffettiera.

Scatti n. 1 e 2, marzo 2014

Scatti n. 1 e 2, marzo 2014

Poi cominciò il trabagai del dopo-scatto, e cioè caricare (sempre rigorosamente al buio) la tank per sviluppare le pellicole. Qui c’è un tutorial video che spiega come caricare la spirale Jobo usando un accessorio apparentemente facilitatore. A dire il vero, con questa tank si riesce abbastanza agevolmente a caricare 6 pellicole anche “a tentoni” nel solito black bag, casomai ci vuole un po’ di pratica a inserire le due staffette di sicura prima di rimettere la spirale nella tank e tappare.

I primi scatti nella tank Jobo dopo il risciacquo.

I primi scatti nella tank Jobo dopo il risciacquo.

Poi lo sviluppo. In questa tank ci va poco meno di un litro e mezzo di sviluppo (e, dopo, di fissaggio); nella Yankee da 12 scatti ce ne va poco di più.  Ecco, la quantità di sviluppo è veramente scioccante, per cui dopo qualche esperimento con la nuova versione del Rodinal (R09 One Shot) in soluzione 1+50, si passò poi definitivamente all’Ilford Id11. Preparando un boccione da 2 litri, e sapendo che 4 fotogrammi 4×5 equivalgono grossomodo, in termini di superficie trattata, a un rullino 135… dopo due ragionamenti e la costruzione di un foglio di calcolo si determinò anche la correzione del tempo incrementale da uno sviluppo all’altro (usando sempre la solita soluzione invece di buttarla via).

Stampe a contatto su vecchia carta baritata

Stampe a contatto su vecchia carta baritata

Nell’attesa di un ingranditore adeguato alle dimensioni del negativo (arrivò solo nel dicembre 2014, grazie a Lucio!) ci si sbizzarrì con le stampe a contatto, che già danno non poca soddisfazione. Ma certo, non appena fatta qualche prova con il Lu.Pa 13×18  (con mascherina di riduzione per il 4×5 pollici) il desiderio di ingrandire anche solo particolari, o di fare un 50×60 per le terre, è fortissimo.

A proposito, la Lu.Pa Friulmec di Udine (da non confondersi con la Fotomeccanica Lupo di Torino) andrebbe indagata a fondo.

L’approccio graduale alla nuova (!) macchina fotografica passò anche dal test di alcuni obiettivi con i quali giunse corredata (oltre al suo standard Kodak Extar 127 mm f 4.7). Oltre ad annotare sul taccuino le varie combinazioni di tempi, diaframmi (ove presenti) e uso o meno dell’otturatore posteriore (per le lenti sprovviste di otturatore centrale), fu necessario identificare anche le foto con la collaborazione del soggetto. Ed ecco quindi il quartetto di foto fatte con gli obiettivi 1 (standard), 2 (Schneider Kreuznach 150 mm), 3 (misteriosa lente filettata senza diaframma che poi, con attenta lettura alla luce radente, risultò essere un Buschrapid Aplanat 20 cm f 7.1) e 4 (lente a stantuffo senza nessuna scritta né diaframma, che assomiglia più alla lente di un proiettore di diapositive che a un obiettivo da macchina fotografica).

Alcuni test (un po' troppo precoci) per testare diversi obiettivi

Alcuni test (un po’ troppo precoci) per testare diversi obiettivi (scatti da 7 a 10)

Infatti una delle ganzate di questa macchina fotografica è che il lens-board è una tavoletta di 4×4 pollici, facilmente realizzabile in compensato, per cui si può montare virtualmente qualsiasi obiettivo (per lo meno quelli a focale lunga, perché se si va ad allontanare troppo la lente dei grandangoli dal piano focale non si riesce a mettere a fuoco che solo da molto vicino). Inoltre, la presenza della tendina posteriore permetterà di scattare anche con lenti sprovviste di otturatore e, naturalmente, anche con apposita piastrina forata stile pinhole.

Ecco infatti qui sotto una foto scattata con obiettivo Leitz 90mm originariamente montato su Visoflex con soffietto macro (passo a vite da ingranditore). La doppia esposizione non è voluta (con il gioco della slide con bordo bianco/nero può succedere anche questo), ma conferisce all’immagine una specie di velata atmosfera onirica.

Disse Gabri: sembra un film di Lynch!

Fotogramma n. 75. Disse Gabri: sembra un film di Lynch!

Ci fu poi anche una sessione di foto in campagna, dove necessariamente l’approccio è diverso dal fotografare in casa o in giardino, non fosse altro che per gli omìni che vengono a curiosare.

Scatti 15 e 16: verso Calci

Scatti 15 e 16: verso Calci

E poi qualche ritratto in casa:

Tutti con il 127 mm in dotazione

Scatti n. 37, 49, 81, 97 e 100! Tutti con il 127 mm in dotazione

Nove mesi per realizzare cento scatti, quel che con una digitale di solito si fa in un mezzo pomeriggio. Forse sta proprio in questa lentezza del processo, nelle numerose operazioni che avvengono prima durante e dopo la realizzazione dello scatto, che sta il piacere di scattare con la Graflex 4×5. Ogni scatto è necessariamente meditato, e la complessità delle operazioni richiede di per sé un tempo che esclude a priori la possibilità di scattare “a raffica”, senza pensare. Messa a fuoco sul vetro smerigliato (sotto la cappa scura), per fare la qual cosa è necessario aprire l’otturatore con diaframma spalancato; poi da c’è richiudere tutto, poi c’è da regolare tempi e diaframmi, inserire la pellicola, ricordarsi di togliere la slide, e infine ci si può concentrare sullo scatto vero e proprio. Poi: ricordarsi di rimettere la slide (con il bordo nero verso l’esterno che significa: pellicola esposta), poi estrarre lo chassis e ruotarlo per il prossimo scatto, e ricominciare da capo… Decisamente non si può avere fretta.

Un altro aspetto interessante, in particolar modo per i ritratti: scattando con il flessibile si ha la possibilità di interloquire con il soggetto faccia a faccia, senza l’ingombrante intermediazione della macchina fotografica. Guardare il soggetto in faccia invece che attraverso il mirino e mostrarsi senza protezione, in qualche modo avvicina il fotografo al soggetto, e produce una straordinaria comunione d’intenti che è forse uno degli ingredienti più preziosi quando si fotografano delle persone.

Insomma, il cammino è appena incominciato, ma decisamente l’entusiasmo non manca. E ci sono innumerevoli altre avventure da intraprendere: lenti, pellicole, condizioni di illuminazione, tante cose nuove ancora da sperimentare. Per non parlare del decentramento dell’obiettivo, non ancora esplorato.

Scatto n. 71, uno dei preferiti (un pomeriggio di musica e fotografia a Calci)

Scatto n. 71, uno dei preferiti (un pomeriggio di musica e fotografia a Calci)

Tranne gli scatti fino al 10 (pellicola Shanghai 100 ASA) tutti gli altri sono stati realizzati con Fomapan 100. Tutte le immagini qui riprodotte sono frutto di una scansione delle stampe a contatto con Epson Perfection V600 photo.

Annunci

Responses

  1. […] Anche se dalle varie note tecniche e dai commenti di innumerevoli utenti su innumerevoli blog, forum e siti specialistici si desume che questa carta pare sia stata immaginata per l’uso con macchine fotografiche  pinhole – così sembra si possa desumere anche dalla nota tecnica scaricabile dal sito della Harman – naturalmente la macchina designata fu la Graflex Speed Graphic 4×5. […]

  2. Sto cercando la mia Speed Graphic! spero di trovarla presto!
    bel blog!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: