Pubblicato da: miclischi | 28 novembre 2014

Francesco Maino: una realtà di cartongesso non è sopportabile

Uscito nel 2014

Uscito nel 2014

Un’invettiva lunga oltre 200 pagine. Senza respiro, con periodi lunghi a paginate, con rari punti e rarissimi capoversi. Un’invettiva contro ciò che è rispetto a ciò che era. Il territorio invece della terra, l’arroganza invece della serietà, l’ipocrisia, la violenza, l’ignoranza, tutti questi non-valori che sono visceralmente sofferti dal protagonista: Michele Tessari, avvocato da laguna. 

Noi siamo quelli che abbiamo giurato fedeltà alla pianura. All’orizzonte.  Segnatamente all’Adriatico.

E’ Cartongesso, primo romanzo di Francesco Maino, pubblicato quest’anno da Einaudi.

Veneto, figlio dell’operoso nord-est, nipote dei tanti emigranti che lasciarono quelle terre per spargersi nel mondo. Avvocato scontento di esserlo, nemico del sistema eppure suo schiavo, trasuda insoddisfazione, frustrazione, tristezza, rabbia. Da cui l’invettiva.

Non è una lettura leggera, ci vuole un alto livello di concentrazione  per non distrarsi in quelle pagine fitte fitte di parole senza pause. Però se si immagina che quella invettiva sia letta, declamata, recitata con l’accento cantilenante del Veneto, allora la musicalità della lingua rende la lettura più scorrevole, dà tutto un altro ritmo alla pagina stampata che diventa alla fine quasi scorrevole.

… e poi ancora i fascicoli delle cause, fascicoli più o meno obesi, più o meno consunti, assicurati da elastici slabbrati, suturati in continuazione, pinzati, graffettati, ricuciti, dai colori sbiaditi, pesantissimi, unti, graffiati e sfregiati, lavorati da mani rachitiche o invalide, da più dita lunghe o corte, da più scritture sbilenche, vistati, vidimati, validati, eppoi timbrati, asseverati, anche visivamente inguardabili per la schizofrenia delle diverse grafie e dei picchi delle parole che sembrano elettrocardiogrammi, e comunque privi di ordine, caotici e deliranti, anche in relazione al tipo di italiano tecnico che si adopera, lingua ormai aberrante e inelegante, dalle formule formali e svuotate.

Con questo libro Francesco Maino ha vinto il premio Italo Calvino 2013

Con questo libro Francesco Maino ha vinto il premio Italo Calvino 2013

C’è chi ha sottolineato l’innovazione del linguaggio, il coraggio di quella scrittura senza compromessi. Vero. Ma questo Cartongesso non è una lettura propriamente piacevole: è proprio faticosa e impegnativa come l’impegno del quale si sente gravato l’autore.

Il libro abbraccia un bel panorama deprimente di tanti contesti: lavorativo, sociale, ambientale, politico, familiare… Ma soprattutto c’è l’ambiente giudiziario, degli avvocati, delle piccole e grandi criminalità, della giustizia e delle ingiustizie, dei tribunali che sembrano templi dello squallore, delle cause perse.

Libro idoneo alla lettura cessuale a piccole dosi, il romanzo ha un improvviso sussulto finale nella nota dell’autore che, dietro l’apparenza di un repertorio sistematico dei personaggi che ruotano attorno alle vicende della storia, continua in verità a raccontarla. Fornendo anche delle chiavi abbastanza importanti per puntualizzare quel che accade alla fine, quando il protagonista davvero si arrende.

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