Pubblicato da: miclischi | 17 settembre 2014

Sperimentare con il Leitz 50 mm sulla Graflex Speed Graphic 2×3

Il Leitz 50 mm montato su jun lens board fatto fare su misura per questo passo di lente e per la graflex 2x3.

Il Leitz 50 mm montato su un lens board fatto fare su misura per questo passo di lente e per la Graflex Speed Graphic 2×3.

C’è una macchina Graflex medio-formato con otturatore dorsale (tendina, o meglio tendona), c’è la possibilità di farsi fare un lens board per sistemare sulla graflex gli obiettivi Leitz con passo a vite 39×1… c’è una Leica IIb con 50 mm f./2. Quindi, perché non provare una combinazione inedita per vedere che cosa ne viene fuori? Primo passo: assicurarsi che la Speed Graphic abbia anche l’otturatore dorsale a tendina (ce ne sono anche senza otturatore, nel senso che lo si trova alla base dell’obiettivo montato sul lens board: in pratica fa parte dell’obiettivo stesso). In questo caso si possono appunto utilizzare solo obiettivi dotati di otturatore. Secondo passo: trovare il modo di installare un obiettivo non originale sulla Graflex. Con le 4×5 è abbastanza facile perché il lens board è piano e quindi lo si può auto-costruire in compensato. Ma nella 2×3 il lens board ha i bordi sagomati e quindi non c’è verso. Per fortuna c’è un appassionato venditore Ebay della Repubblica Cèca che confeziona lensboard di tutte le misure su richiesta (basta cercare “Graflex Lens Board” su Ebay e lo si trova subito.

La Graflex con il suo obiettivo in dotazione (un KKodak 101 mm) e con il Leitz 50 mm

La Graflex con il suo obiettivo in dotazione (un KKodak 101 mm) e con il Leitz 50 mm

Terzo passo: cominciare a sperimentare. E qui cominciano i grattacapi: il tiraggio dell’obiettivo viene progettato per una distanza data dal piano-pellicola. In particolare, un 50 mm nato per il formato 135 si suppone che sia collocato a una piccola distanza dalla pellicola, mentre su un apparecchio medio formato tutti gli equilibri cambiano. E infatti, nel corso delle prime prove di installazione del Leitz 50 sulla Graflex, la messa a fuoco era possibile solo a distanza molto ravvicinata (in pratica è come se la voluminosità del corpo macchina fungesse da tubo di prolunga macro). Però, grazie alla particolarità degli obiettivi retrattili Leica, in questo caso si può ridurre la distanza obiettivo-pellicola spingendo la lente all’indentro, fino a toccare quasi la tendina.

La Graflex pronta all'uso con il Leitz 50 mm (ma deve ancora esser fatto rientrare l'obiettivo)

La Graflex pronta all’uso con il Leitz 50 mm (ma deve ancora esser fatto rientrare l’obiettivo)

Dopodiché, finalmente, qualche scatto. E’ necessario sganciare il carrello/coperchio della Graflex per farlo scendere in posizione abbassata, dopodiché, facendo rientrare l’obiettivo, e spingendo il carrello della messa a fuoco tutto all’indietro, si riesce a mettere a fuoco a una cinquantina di centimetri, anche se già dal vetro smerigliato si potranno osservare notevoli vignettature. Ci vuole un po’ di pratica a mettere il vetro smerigliato, aprire la tendina, aprire tutto il diaframma, mettere a fuoco, togliere il vetro smerigliato, richiudere la tendina, richiudere il diaframma, mettere il dorso pellicola (in questo caso: un Graflex 22 in formato 6×6), togliere la slide, caricare l’otturatore a tendina, e infine scattare.

I primissimi scatti: le foto segnaletiche della caffettiera ossidata

I primissimi scatti: le foto segnaletiche della caffettiera ossidata

La qualità dell’immagine è buona, la vignettatura e l’immagine circolare possono piacere o non piacere (ricordano tanto il fish-eye,  ma l’immagine non è distorta, è proprio solo vignettata),  e insomma rimane di che fare ulteriori prove. Casomai, l’elemento più critico è stato riscontrato nella affidabilità (o inaffidabilità) dei tempi di otturazione decretati dalla ingombrante tendina (circa 6×9 cm) che scorre rumorosamente nel dorso della macchina. Sembra che i tempi lenti siano decisamente inaffidabili, mentre quelli veloci lasciano meglio sperare. Quasi tutte le foto qui presentate, difatti, sono state scattate con 1/250, dopo che 1/60 aveva lasciato qualche perplessità acustica e visuale. Ma, anche usando lo stesso tempo di otturazione “nominale”, sul negativo si possono osservare delle vistose differenze di esposizione. Magari usando quell’otturatore più frequentemente, la situazione migliorerà

Dallo sfondo al primo piano

Dallo sfondo al primo piano

Ci saranno ulteriori prove da fare con un vecchio Leitz 90mm originariamente trovato montato su un soffietto macro a sua volta montato su un Visoflex… Oppure perché non qualche macro spinta con il 90 mm Elmar? La sperimentazione di tecniche di ripresa è uno dei fondamenti della gioia fotografica, quindi avanti così, e alla prossima con altre combinazioni, altri esperimenti, altri risultati. Le foto qui presentate sono state scattate con pellicola Fomapan 100 sviluppata in R09 One Shot in diluizione 1+50 e scansionate con Epson Perfection V600 Photo.

Una doppia esposizione ottenuta non avvolgendo la pellicola fra uno scatto e l'altro. La macchina raffigurata è "The Brick" (la Argus)

Una doppia esposizione ottenuta non avvolgendo la pellicola fra uno scatto e l’altro. La macchina raffigurata è “The Brick” (la Argus C3)

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Responses

  1. […] era già provato tempo fa a montare il Leitz 50 mm sulla Graflex “baby” (2×3), ma stavolta si decise di puntare in alto dedicandosi alla sorella maggiore, la 4×5, anche in […]


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