Pubblicato da: miclischi | 21 agosto 2014

Tornare in Yugoslavia 30 anni dopo

La vetrina di un fotografo di Cres, nel 1985

La vetrina di un fotografo di Cres, nel 1985

A dire il vero ci fu un viaggio estivo agli inizi degli anni ’70, ma forse è rimasto un po’ troppo remoto nella memoria. Sono invece vividissimi i ricordi dei viaggi del 1983 in moto, e del 1985 in autostop, in entrambi i casi all’isola di Cres.

Ora Cres si trova in Croazia, e per arrivarci si deve attraversare un breve tratto di Slovenia. Per giungere a Dubrovnik, nel sud del paese, si deve invece attraversare anche una strisciolina di Bosnia e Erzegovina. Fatti due conti, per arrivare a Dubrovnik dall’Italia via terra oggi si attraversano 4 confini, una volta ne bastava solo uno.

La costa croata si caratterizza soprattutto per la sua inusitata montuosità. Il viaggiatore che da un qualche poggio nell’interno si affacciasse verso ovest vedrà cortine di catene montuose; e giacché le montagne continuano ad elevarsi boscosamente anche sulle numerose isole prospicienti, tantissime, come le macchie nere sul mantello di un cane Dalmata, non si intuisce mai dove di preciso si trovi la linea di costa. Per cui, chi si aspettasse ampie pianure costiere con spiaggione sabbiose, ha di sicuro sbagliato strada.

Contrariamente alla numerose anticipazioni del prepartenza, non fu trovato nessun insopportabile affollamento, non furono trovati prezzi esosamente alti, insomma, la godibilità di questi luoghi, mutatis mutandis, è confermata anche decenni dopo le precedenti visite.

Valun nel 1983

Valun nel 1983

Valun, paesino-ino-ino non molto distante da Cres, sulla costa occidentale dell’omonima isola, non è poi così cambiato dagli anni ’80. C’è qualche ristorantino in più in paese, c’è anche un mini-mini-market per tutte le esigenze dei campeggiatori e degli affittuari delle camere; ma c’è soprattutto lui, il campeggio a una stella Zdovice, al quale si arriva solo a piedi, caricando tutte le masserizie su uno degli appositi carrelli messi a disposizione dalla Proloco. Campeggio affollato sì, ci mancherebbe, ma da campeggiatori spartani e adattabili, e quindi non chiassosi, non supponenti, non dotati di elettrodomestici e televisioni (visto che al campeggio non c’è neanche la corrente elettrica, se non negli impeccabilmente puliti blocchi dei bagni).

Già dall’approccio a Valun si nota subito una differenza vistosa rispetto al turismo balneare degli anni ’80: mentre una volta c’erano i cartelli che indicavano le spiagge non-naturiste, nel senso che il naturismo era la regola e non l’eccezione, adesso i siti specificamente naturisti sono molto meno comuni. Ciò non toglie che, informalmente, il naturismo (FKK, da Freikörperkultur – cultura del corpo libero) sia estensivamente praticato. A Valun, per esempio, non sulla spiaggetta del campeggio, ma a quella del pontiletto a destra guardando il mare, alla quale si accede in pochi minuti tramite un sentiero nel bosco.

Il paesino di Valun dalla spiaggina del campeggio

Il paesino di Valun dalla spiaggina del campeggio (2014)

Parlando di affollamento e chiassosità: quelli di Lussino (grande e piccolo) sono centri urbani abbastanza grandi, il che vuol dire abbondanza di bar, ristoranti, locali… e anche il campeggio risulta una fotocopia chiassosa e affollata della città. Si ritorna quindi sull’isola di Cres (passando per il ponte girevole di Osor, cittadina assolutamente piacevole) e ci si dirige alla punta sud dell’isola, al campeggio Baldarin. Democraticamente diviso in due sezioni, quella “con vestiti” e quella “nudisti”, come spiega la signorina alla reception, è un complesso enorme che si sviluppa lungo la costa rocciosa e boscosa del fiordo di Baldarin, vicino alla curiosa cittadina di Punta Kriza. Qui, nella sezione FKK, si verifica il miracolo: un campeggio affollato sul mare d’agosto, senza caos, senza rumore, senza schiamazzi e ghiozzagine dilagante. Che sia la nudità a calmare gli animi? Una bellissima costa, spiaggette e coste rocciose, boschetti di lecci e spiazzi erbosi intorno ai bungalow, e anche la possibilità di montare la tenda sotto la fitta copertura della macchia alta, sentendosi quasi “isolati” dal resto del mondo. Eppure, siamo pur sempre in un campeggio al mare d’agosto…

Prima di proseguire verso il sud, era in programma una puntatina verso l’interno, per tornare dopo quarant’anni ai Laghi di Plitvice. Un manicomio di laghi e laghetti collegati fra loro da cascate e cascatelle. Uno spettacolo straordinario in un paesaggio boscosissimmo mozzafiato. Dirigersi verso l’interno abbandonando la florida e turistica costa fa abbastanza impressione: non soltanto paesaggisticamente, perché ci si arrampica in una gola che parte da Senj e si dirige verso l’interno, ma perché passato  l’ingresso dell’autostrada per il sud si entra nella campagna quella vera, povera e rurale, disperata e in gran parte abbandonata. Ci sono qua e là lungo la strada tantissime case diroccate: quelle che paiono essere state antiche fattorie sono adesso invase dai rovi. Persiste imperterrita, in alcune case crollate, una poderosa e rigogliosa pergola davanti all’ingresso. Stringe il cuore pensare alle tavolate domenicali, alle grida dei bimbi e alle parole dei saggi nonni seduti attorno al tavolo, coi tegami pieni d’agnello e di altri intingoli campagnoli. Chi gridava intorno a quei tavoli e sotto quelle pergole? Chi dispensava parole di autorità e di saggezza? Chi nasceva, chi cresceva e chi moriva in quelle case ormai ridotte a un cumulo di pietre? Un cambiamento di paesaggio – anche umano – davvero impressionante.

Il profilo altimetrico del sistema di laghi di Pltivice.

Il profilo altimetrico del sistema di laghi di Pltivice.

Plitvice: innumerevoli cascate e cascatelle

Plitvice: innumerevoli cascate e cascatelle

Non ci sono campeggi proprio dentro il parco di Plitvice, né, men che meno, in riva al lago. Ma ce ne è uno a Korana, lungo il torrente omonimo, emissario del sistema dei laghi. Vastissimo, variegato, con prati, boschi e doline, e poggi che si affacciano sullo strapiombo. La signorina alla reception invita a mettersi dove si vuole, e l’imbarazzo della scelta non è poco. Primo giorno di visita al parco (si può fare il biglietto d’ingresso valido per due giorni) con pioggia a dirotto. Se da un lato questa persistente acqua scrosciante non ha scoraggiato le migliaia di visitatori, dall’altro è stato antropologicamente interessante osservare come i turisti possano affrontare la visita a un ambiente lacustre di fascia prealpina dotandosi della più vasta gamma di abbigliamento e calzature immaginabili. Si va dalle infradito da spiaggia alle scarpe con tacco, ai sandali greci, ai piedi scalzi, alle ballerine con gli sbrilluccichi e alle scarpe da città. Per fortuna qualcuno calza anche scarponi da montagna. Per quanto riguarda l’abbigliamento, va molto il pantaloncino corto, o il pareo, o il vestitino da apericena sulla spiaggia, o la t-shirt e via. Non rari i visitatori che si avviluppano – nella vana speranza di ripararsi un po’ dal freddo – nei teli di spugna da spiaggia, che poco dopo si inzuppano di pioggia  e devono pesare una tonnellata. Deve aver fatto una paccata di soldi l’omino che vendeva gli impermeabili quelli pieghevoli e tascabili, che si strappano a guardarli. Insomma, strano davvero che frotte così numerose di visitatori si accingano a entrare nel parco senza abbigliamento adeguato, e magari anche senza dare neanche un’occhiata al meteo… A proposito: una nota di merito per la tenda Vango Tempest 300 che non ha fatto passare una goccia d’acqua nonostante gli intensissimi acquazzoni di Valun, Baldarin e Plitvice.

Abbigliamento adeguato per Plitvice

Abbigliamento adeguato per Plitvice

Apart ça, la visita a Plitvice, pioggia o non pioggia, è un’esperienza straordinaria, e difficilmente descrivibile. Alcune foto scattate nei due giorni di visita sono qui (con pioggia) e qui (senza pioggia).

Per scendere verso il sud da Plitvice si puà scegliere la Autostrada del sole (A1) o l’Aurelia (Statale 1). Naturalmente la scelta cade sulla seconda. Il che dà modo di fare delle stradicciole poco frequentate, passare lungo un lago stretto stretto che dura chilometri, attraversare paesini con graziosi barrini, etc. E anche di fermarsi per un picnic nelle adiacenze di una fabbrica dismessa e in rovina.

Una porzione della muraglia di Ston vista dal paese

Una porzione della muraglia di Ston vista dal paese

La penisola di Peljesac si protende da sud verso nord proprio di fronte alla strisciolina di Bosnia che si affaccia sul mare. La cittadina di Ston è meravigliosa, con le sue poderose muraglie (la fortificazione più lunga al mondo dopo la muraglia cinese), le sue stradine, le case, i palazzi, le chiese e le cappelle. Ed è anche parecchio animata da barrini e ristoranti onesti e gustosi. Un campeggio poco distante è quello di Prapratno, a una passo dal molo dei traghetti per l’isola di Mljet.

All’estremità orientale dell’isola di Mljet c’è il Parco Nazionale omonimo, che presenta una grande varietà di ambienti e di situazioni. Ci sono le cittadine costiere con i porticcioli, ci sono i fiordi frequentatissimi da yacht di tutte le dimensioni, ci sono i laghi salati collegati al mare da un canale deve si generano correnti vorticose, montagne boscose percorse da splendidi sentieri, monasteri, chiese , chiesette, e anche angolini di costa dove, nonostante l’imminente ferragosto, la famosa temuta folla proprio non c’è. Il micro-campeggio di Ropa è veramente tranquillissimo e anche se lo sbocco sul mare richiede una discesa vertiginosa verso una baietta rocciosa (e un’altrettanto vertiginosa salita al ritorno), ne vale veramente la pena. Nel parco: i sentieri lungo il lago salato sono gradevolissimi e ombrosi, e uno può fermarsi quando gli pare per fare un tuffetto.

 

Il sistema dei laghi salati di Mljet fotografato dalla torretta di avvistamento antincendio del Monte Cucco.

Il sistema dei laghi salati di Mljet fotografato dalla torretta di avvistamento antincendio del Monte Cucco.

Dopodiché, ecco finalmente Dubrovnik. Città fortificata e meravigliosa quando vista da lontano, dal mare, o forse (andrebbe provato) la mattina alle sei. Ma quell’aver trasformato quella sublime rocca portuale in un grand bazar fatto esclusivamente di negozi di souvenir, barrini cari (il caffè costa il doppio rispetto al resto del paese) e ristoranti pretenziosi, via, pare un po’ ghiozzo, un’offesa alla grande tradizione storica della città. Riuscendo a distogliere lo sguardo dalla folla urlante in tutte le lingue del mondo, e al di sopra delle vetrine di cianfrusaglie, si può davvero apprezzare la bellezza di questo luogo. I suoi palazzi, le chiese e chiesette, le finestre, le torri e i torrioni. Facendosi largo fra la selva di gambe e gambette, invece, si possono ammirare le grandi pietre levigate dello stradùn e delle viuzze della città fortificata. Una potente eccezione alla gamenaggine dilagante, il centro espositivo esclusivamente dedicato alla fotografia di guerra, in una traversa del suddetto stradùn: War Photo Limited. Una bella doccia fredda (e non solo a causa dell’aria condizionata a paletta) rispetto a quanto succede nelle strade intorno. Ci sono collezioni permanenti ed esposizioni temporanee, e non solo sulle guerre balcaniche, ma su tutti i conflitti del mondo. Un centro espositivo veramente ben organizzato, con mostre di altissima qualità.

All'ingresso del porto antico di Dubrovnick

All’ingresso del porto antico di Dubrovnik

Di fronte a Dubrovnik c’è l’isola di Lokrum, con l’omonima riserva naturale. E’ molto frequentata dai turisti di Dubrovnik alla ricerca di un po’ di relax dopo il caos urbano, e anche di un posto a modo per fare il bagno. La costa rocciosa è equipaggiata con scalette tipo piscina per risalire dall’acqua e anche a ridosso di ferragosto è possibile farsi una giornata di mare senza affollamento. C’è un monastero in via di recupero, alcune testimonianze astorico architettoniche sparse per l’isola, un orto botanico e un barrino. Un modo piacevole di trascorrere la giornata.

L'avveniristico blocco-cessi del campeggio di Kupari.

L’avveniristico blocco-cessi del campeggio di Kupari.

Poco a sud di Dubrovnik c’è la cittadina balneare di Kupari, con l’omonimo campeggio. Un antico centro vacanze stile colonia socialista, con i blocchi sanitari all’antica (anche se dignitosissimamente puliti), un ristorante in abbandono, insomma un’aria decisamente vintage. Non è direttamente sul mare, ma c’è un accesso pedonale e in dieci minuti si arriva alla spiaggia. Ristorantini griglieschi all’intorno, e soprattutto una fermata dell’autobus numero dieci che permette di andare a Dubrovnik – insieme a turisti e pendolari – senza usare la macchina.

Ancòra più a sud, passata anche la cittadina storica di Cavtat, si può esplorare la propaggine estrema della Croazia, che si affaccia infatti proprio sul Montenegro e la baia di Kotor. Si tratta della penisola di Prevlaka, curiosamente ignorata dalle guide turistiche (e infatti non c’è quasi nessuno). Proprio sulla punta estrema (punta d’Ostro) c’è una enorme fortezza costruita dagli austriaci alla fine dell’Ottocento, poi bombardata durante la seconda guerra mondiale, e oggi in semi-abbandono. E’ un edificio imponente e sorprendente, proprio per l’isolamento e l’abbandono in cui si trova, e dal quale si gode una vista straordinaria sul Montenegro, la baia di Kotor, l’isoletta montenegrina di Mamula, che dista solo un paio di chilometri, e la città di Herceg-Novi. A poca distanza dalla fortezza c’è un caseggiato abbandonato che ha tutta l’aria di essere una colonia dei tempi di Tito.

L'isolotto di Mamula e la costa montenegrina al di là della baia di Kotor, visti dalla fortezza di Punta d'Ostro

L’isolotto fortificato di Mamula e la costa montenegrina al di là della baia di Kotor, visti dalla fortezza di Punta d’Ostro

Voilà, fine del viaggio. Tornare in un tappone unico da Dubrovnik alla Toscana si può fare, sono poco più di mille chilometri, come tornare dal Salento. Ma s’impone l’uso dell’autostrada A1 (nuovisssima) per gran parte del percorso. Poi si riaggalla sulla costa per tornare verso Fiume, con una gradevole sosta a Bakar, cittadina splendida ma incongruamente soffocata da mega-impianti industriali, poi riattraversare l’Istria, e via giù verso casa.

Contrariamente alle previsioni dei detrattori, una vacanza in Croazia in campeggio è piacevolissima: non è vero che è cara, non è vero che è assurdamente affollata, né che i turisti vengono trattati male. Anzi. C’è da tornarci, per esplorare altre zone non ancora viste, e per affacciarsi magari su Bosnia e Montenegro, che sono proprio lì a un passo.

All'isola di Cres nel 1985. Anche trent'anni dopo, la costa e il mare sono tuttora godibilissimi.

All’isola di Cres nel 1985. Anche trent’anni dopo, la costa e il mare della Croazia sono tuttora godibilissimi.

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Responses

  1. ma una fotina tutti insieme in quel di Valun?
    comunque eri/eravamo bellissimi e felici!!


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