Pubblicato da: miclischi | 16 agosto 2014

Cinque letture in campeggio

Uscito nel 2014

Uscito nel 2014

Tempesta (Tempête), il racconto di J. M. G. Le Clézio che dà il titolo al libro (l’altro si intitola Una donna senza identità) è un capolavoro di tecnica narrativa. Alla domanda “Di che cosa parla?” non si può quasi rispondere. “Parla della morte, parla della vita”. Troppo facile. Ma se si scava alla ricerca di un tema narrativo, non si finisce più. Parla dell’abbandono, della vecchiaia, ma anche dell’adolescenza e della femminilità. Ma si potrebbe altrimenti dire che parla dell’oscurità, o della notte, del mare, del cielo, dell’attesa. Questo racconto tratta della difficile convivenza con il proprio passato, o dell’assenza di passato, o delle insidie del futuro. E così via, e così via. Contiene, questo racconto, anche delle struggenti pagine dedicate alle sensazioni imponderabili che si provano scendendo sott’acqua. e molto più. E tutto, più. Un racconto sull’universalità del racconto, una partitura a più voci che soddisfa le più alte esigenze di lettura. Il secondo racconto inserito nel libro, che pure ne riprende alcune delle tematiche, è radicalmente diverso. Linearmente narrato, riporta agli sradicamenti dei migranti di cui si parlava qui a proposito di Mariano Scalesi e delle altre storie raccontate da Beatrice Monroy. Ma la convivenza di questo racconto nel medesimo volume con le atmosfere della tempesta è un po’ disagevole.

 

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Uscito nel 2013

Uscito nel 2013

Carmine Abate, Il bacio del pane. Torna ai temi suoi soliti, Abate, in questo romanzo breve. La Calabria, la natura, le persone, il susseguirsi delle generazioni, gli emigrati che tornano e ripartono, la giustizia e l’ingiustizia. A far da sfondo, con alcune delle pagine più efficaci, le freschissime emozioni di due adolescenti innamorati.

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Open, il libro-autobiografia di Andre Agassi che va via liscio e veloce con un alto livello di avvicenza anche per chi non ha che un vago interesse per il tennis. L’autobiografia di un tennista che, pur odiando ferocemente il tennis, rimane professionista per vent’anni. Un tempo quasi infinito, nel quale si alternano periodi di altare con periodi di polvere. E l’amarezza della sconfitta, lo dice chiaramente Agassi, è molto più forte della gioia per la vittoria. E quel tempo infinito, Agassi lo racconta. Con tutti i suoi dispiaceri, i suoi malumori, le sue gioie e il dolore delle gambe, della schiena o delle braccia, che a poco a poco si trasferiscono al lettore, che ne rimane spossato.

Anche per non-tennisti

Anche per non-tennisti

Tutto ebbe origine perché il padre, immigrato iraniano in USA, lo obbligò fin da piccolissimo a diventare tennista, senza dargli altra scelta. Tutto il libro ruota infatti intorno all’unico tema: come vivere una vita nella quale non c’è libertà di scelta? La vita di Agassi cambierà quando finalmente farà una scelta nata da se stesso: mettere su famiglia con Steffi Graf. Un racconto dalla tensione altalenante, ma che regge bene alla narrazione per centinaia di pagine. Il primo capitolo è sensazionale: racconta  uno degli ultimi, dolorosissimi match giocati dal tennista per poi iniziare un poderoso flash-back che parte dalla prima infanzia. Su Youtube si può vedere un estratto significativo di quella partita massacrante, e si può verificare a posteriori quanto acute ed efficaci siano le pagine nelle quali Agassi racconta quel tormento.  Una lettura che suscita di continuo nel lettore il solito interrogativo ripetuto percussivamente: Quanto di ciò che ho fatto e che faccio è frutto di una mia libera scelta?

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Non è una guida di viaggio

Non è una guida di viaggio

Unessential Dublin, libriccinino-ino-ino, piacevole e conciso, raccoglie alcune riflessioni intime di Sabrina Campolongo sul suo personalissimo approccio alla città di Dublino. Non dà indicazioni o dritte per cose da fare o da vedere nella capitale irlandese: anzi, è proprio il contrario. Tanto che pare quasi che la passione per Dublino non sia altro che un pretesto per declinare alcuni principi del viaggiare sano, o del viaggiare emozionale, che poi è la stessa cosa. Senza regole, senza itinerari preconfezionati, anzi lasciandosi perdere e conquistare dai luoghi, dalle persone, dalle atmosfere.

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Si ragionava qui tempo addietro del piacere di leggere la prosa intensa di Rodolfo Walsh. Grazie al libro impeccabilmente pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Veintisiete letras di Madrid, è possibile addentrarsi nell’universo narrativo di questo grande raccontista, leggendosi tutti, ma proprio tutti i racconti che pubblicò in varie occasioni, e su varie riviste o in raccolte, con vari pseudonimi, durante la sua intensa vita: Cuentos completos.

Per esplorare l'universo Walsh

Per esplorare l’universo Walsh

Ci sono i racconti di poche pagine pubblicati negli anni sessanta sul supplemento umoristico di Leoplan, oppure i racconti polizieschi con il Commissario Jiménez (e quelli con il Commissario in pensione Laurenzi), le storie raccolte nella profonda campagna rurale e disperata dell’Argentina povera e feudale, i lampi narrativi e quasi umoristici delle sue storielle apparentemente strampalate (come quella dei portoghesi sotto l’ombrello), le cronache crudeli della vita in collegio. C’è lui, lo scrittore, che entra a far parte delle storie, quel Daniel Hernandez che risolve i casi polizieschi di Jiménez con le sue raffinate deduzioni, o che raccoglie le infinite memorie del Commissario Laurenzi durante le lunghe nottate passate a giocare a scacchi e a bere grappa e caffè… E c’è anche lui nella sua veste di traduttore, di correttore di bozze, di bambino “internato” in un collegio cattolico irlandese.

Si rivolge anche al lettore, Walsh, non lo trascura, lo accompagna nelle sue storie e lo coinvolge in quel che succede. Le luminose idee che portano alla soluzione dei casi polizieschi sono una rappresentazione della luminosità delle idee dello scrittore stesso, delle sue intuizioni narrative e delle sue scelte di vita. Nel racconto L’avventura delle bozze il caso viene risolto studiando attentamente il modo in cui la vittima aveva corretto delle prove di stampa poco prima della sua morte, mentre ne L’ombra di un uccello alla soluzione si arriva grazie all’attenzione rivolta a due versi di una poesia composta mentre veniva commesso l’assassinio.

 

 

 

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