Pubblicato da: miclischi | 18 luglio 2014

La macchina fotografica della prima comunione

 

Dal blog “365 layers of Jonathan”

Fra i regali: la Agfa Silette I

Fra i regali: la Agfa Silette I (foto di Leopoldo Nardi)

Era la primavera del 1968 e la prima macchina fotografica, donata dallo Zio Guido per la prima comunione, era una Agfa Silette I. Come pare si possa desumere dalla fotografia accanto, fra i regali ricevuti in quella occasione forse quella macchinetta fotografica fu quello che suscitò più interesse. Caricato dettofatto un rullino, si cominciò a scattare. Rimangono tutte le foto di quel rullo, raccolte in un apposito album, in formato 9×13 e stampate dall’Allegrini sottoborgo.

Anche le se immagini che documentano questa importante acquisizione furono scattate da Leopoldo Nardi, certamente il  fotografo più esperto in famiglia, i  primi rudimenti sul come fare foto furono forniti da Luciano Lischi, e furono per anni il principale riferimento: quando c’è il sole: 8; quando ci sono le nuvole: 5.6; in estate con il sole pieno 11, occasionalmente 16. Se c’è davvero poca luce come nel pomeriggio tardi oppure in casa: 2.8. Il sottinteso a questa sbrigativa illustrazione della scienza dell’esposizione corretta, è che il tempo di otturazione fosse sempre rigorosamente 1/125, altrimenti le foto vengono mosse. Altro sottinteso era che la pellicola fosse da 18 DIN (gli ASA cominciavano ad affacciarsi sull’universo fotografico, ma gli anziani preferivano i DIN). Insomma 50 ASA, come si usava allora, quando la FP4, con i suoi 125 ASA, sembrava davvero una pellicola “rapida”.

Agosto 1968: a casa a Marina. Fra le mani: la Agfa Silette I (foto di Leopoldo Nardi)

Agosto 1968: a casa a Marina. Fra le mani: la Agfa Silette I (foto di Leopoldo Nardi)

La Silette diventò compagna dei viaggi familiari e delle escursioni con gli amici. Poi, alla fine del Liceo, fu soppiantata dalla Leica M2 ereditata dal Nonno Nardi. E parve naturale continuare a usare una macchina senza esposimetro; tanto le basi c’erano già, ed erano ormai consolidate. Nonostante l’arrivo della Leica, la Silette continuò a essere usata in viaggi avventurosi nei quali non si voleva mettere a rischio la preziosa Leica. Fu adoperata anche a più riprese per la documentazione fotografica dei porti e porticcioli durante le missioni di aggiornamento del Navigare Lungocosta e probabilmente concluse la sua attività nell’estate del 1984 (vacanza-aggiornamento con il Furgao lungo le coste del Tirreno meridionale e dello Ionio) con la sequenza irenaica dell’argilla di Capo Colonna.

1968 - dall'album del primo rullo scattato con la Silette I

1968 – dall’album del primo rullo scattato con la Silette I

A quel tempo mostrava già segni di stanchezza: l’astuccio si era rotto – il lacciolo era stato sostituito da un sagolino precario – e la ghiera con i pittogrammi delle distanze si era staccata dall’obiettivo. Di lì a poco sarebbero iniziati i viaggi oltremare, poi arrivarono le Nikon ereditate da Zio Carlo, e la Silette finì nel dimenticatoio per decenni. La usò per un certo periodo anche Giordano Martinelli quando andava in giro per Pisa a documentare gli angoli meno noti della città.

Poi, a distanza di trent’anni, in un rigurgito di nostalgia. è tornata la voglia di scattare qualche foto con la Silette, premendo quella leva di scatto sul frontalino che scatena madeleinistiche sensazioni. La povera macchinetta della prima comunione, ormai arrugginita e forse (forse) inservibile, rimane lì come testimone di quei tempi, ma si opta per accettarsene una seminuova (!) sul mercato internettistico. Che meraviglia, la nuova Silette, identica a quella del 1968 e in perfetto stato!

1984 - dalla sequenza dell'argilla

1984 – dalla sequenza dell’argilla

Una macchina che nonostante l’aspetto assolutamente non pretenzioso, permette al fotografo di avventurarsi nella cattura delle immagini con un certo livello di libertà e di creatività. Ci sono come si diceva i pittogrammi per le distanze (primo piano, ravvicinata, gruppo, infinito), ma anche le distanze in metri e in piedi, c’è la possibilità di impostare i tempi da 1/30 a 1/125 + B; i diaframmi da 2.8 a 22 e l’obiettivo (un 45 mm Color Agmar) produce immagini molto dignitose.

Il caricamento della pellicola si fa smontando completamente il dorso, e il conta-pose va azzerato a mano (segnerà le foto mancanti, non quelle fatte). L’ergonomia è media (per le mani di un bambino va benissimo), il mirino è bello luminoso… insomma un piacere. C’è il contatto caldo per il flash ma manca l’autoscatto. Con la sua bella custodia di similpelle, ci fa proprio una bella figura a portarsela in giro per un’escursione in Capraia. Qui c’è una selezione degli scatti fatti in quella occasione.

Ciò che resta della Silette I del 1968

Ciò che resta della Silette I del 1968

La Silette I acquistata nel 2014

La Silette I acquistata e testata con successo nel 2014

Per la cronaca 1: Il manuale d’istruzioni per questa bella macchinetta si trova qui.

Per la cronaca 2: Un piccolo omaggio a questo piccolo goiellino d’altri tempi si trova qui.

Per la cronaca 3: un bel post (nostalgico!) sulle Silette (di cui la I fu solo uo dei moltissimi modelli e varianti) si trova qui.

Per la cronaca 4: come spesso accade negli acquisti di maccchine fotografiche d’epoca, anche in questa c’era dentro un rullo (Kodak negativo a colori). Qui sotto uno dei pochi fotogrammi scattati dal precedente proprietario.

Dal rullo trovato nella Silette I acquistata nel 2014.

Dal rullo trovato nella Silette I acquistata nel 2014.

 

2014 - Prove con la "nuova" Silette I in Capraia

2014 – Prove con la “nuova” Silette I in Capraia

 

 

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