Pubblicato da: miclischi | 12 luglio 2014

Migranti di ieri e di oggi: la bellezza di Mariano Scalesi fra le pieghe della tragedia

Uscito nel 2014

Uscito nel 2013

Quanta bellezza nella storia sfortunata di Mario Scalesi… Quanta bellezza nel suo sguardo, quanta bellezza nei suoi versi, ma anche quanta bellezza nelle parole di Beatrice Monroy, nel suo ricostruire pezzo per pezzo la vicenda di questo che oggi possiamo a buon diritto definire una sorta di emigrante all’incontrario. Un siciliano nato in Tunisia, figlio di emigranti italiani, che a un certo punto della sua esistenza (negli anni ’20 del ‘900) viene “espulso” e “rimpatriato” in Sicilia, dove morirà in manicomio.

Bastano le due paginette di introduzione dell’autrice per capire che questo lavoro è totalmente immune dalla facile retorica che si potrebbe spremere a buon mercato dalle vicende legate alla tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo, con le sue assurdità, le sue ignominie, le morti tragiche in mare, lo spietato cinismo dei mercanti di false speranze.

Mario Scalesi

Mariano Scalesi

Ragazzo di razza incerta racconta una storia, tante storie. Non si accontenta di portare a galla la vicenda umana e letteraria di Mario Scalesi, ma presenta con piana narrazione senza tanti fronzoli altre storie: un piccolo saggio della storia universale dell’emigrazione, con il suo doloroso corollario dell’identità – o della mancanza di identità – dei migranti.

Per questo la storia di Mariano Scalesi è esemplare: perché porta vigorosamente in primo piano la questione identitaria. Non è un caso che la questione del nome del poeta sia reiterata percussivamente durante tutta la narrazione: Mariano o Mario, o Marius? Scalesi o Scalési con l’accento sulla “i”, alla francese? O ancora, i suoi pseudonimi, con i quali iniziò a pubblicare poesie – Claude Chadron e Rocca Staiti.

La prima metà del libro, un’ottantina di pagine, è tutta dedicata alla storia dello sfortunato poeta italo-tunisino. Una narrazione per frammenti, con salti spazio-temporali e di contesto, che fluidamente si susseguono senza soluzione di continuità. Come l’esistenza frammentata di Mariano, come i frammenti di vita che si ritrovano nelle tasche dei migranti.

Un esempio? Il capitolo sull’incidente domestico – una rovinosa caduta per le scale quando era bambino – che lascerà Mariano Scalesi gobbo e storpio per tutta la breve vita. In queste otto pagine svelte si alternano sette diversi elementi narrativi, come sette temi che si susseguono e si intrecciano in una complessa partitura:

A – La cronaca della caduta;

B- Estratti dalla poesia di Mariano Scalesi;

C- La rievocazione dell’infanzia da parte di Mariano adulto;

D – La cronaca dell’arrivo di Mariano al manicomio di Palermo;

E – Estratti di documenti ufficiali dell’epoca sul ricovero a Palermo;

F – La narrazione dell’accostarsi di Mariano, storpio e infelice, alla francesità, alla lingua, alla letteratura, alla poesia;

G – La ricostruzione del dialogo fra Mariano e suo padre intorno all’emigrazione in Tunisia, in fuga dalla Sicilia dove era perseguitato.

Ecco, in queste poche potenti paginette, l’autrice cattura il lettore con una soprendente ed efficacissima alternanza dei temi:

A – B – A – C – D – E – A – F – D – F – G – B – A – G – F – E.

Una forza narrativa straordinaria e coinvolgente.

Un altro saggio: la scena drammatica e cinematografica dell’annuncio della morte di Mariano da parte di un funzionario dell’Ambasciata Italiana a Tunisi: la notizia non detta, ma percepita, galleggiante nell’aria, sui volti, nelle menti, in quattro capoversi incalzanti:

La notizia è il signore distinto con in viso un’espressione di disgusto…

La notizia è Concetta che si sporge dalla porta e guarda giù per quelle scale maledette…

La notizia è quel sorriso sul volto della madre…

La notizia è il vecchio padre seduto nel cortile…

Mariano Scalesi: italiano o siciliano? Tunisino o straniero? Povero figlio di poveri o raffinato poeta? Studiava il francese nella povera cucina della povera casa, si esercitava con la pronuncia e stupiva i fratelli e i vicini di casa. Diverso fra i diversi, cercava – e trovava – la salvezza nella poesia.

Ecco, da La bibliothèque de Souk el Attarine, nella traduzione di Salvatore Mugno:

Nel groviglio

d’un quartiere moro

chiuso all’aurora

come una tomba,

laica Mecca

senza falso splendore

si eleva la

Biblioteca

 

Le poesie di Mariano Scalesi

Le poesie di Mariano Scalesi

Il racconto di Beatrice Monroy è costellato da brani delle poesie di Scalesi nella traduzione di Salvatore Mugno (apparentemente il volume non più disponibile). L’edizione delle poesie nell’originale francese (dapprima pubblicate dai suoi amici dei circoli letterari tunisini negli anni ’30) è disponibile anche in un’edizione moderna (del 2002, da Publisud, a cura di Abderrazak Bannour e Yvonne Fracassetti Brondino, qui c’è la pagina amazon.fr).

Tornando al libro di Beatrice Monroy: una storia straordinaria, magistralmente raccontata, un universo tutto da esplorare. Peccato che a tanta bellezza non renda giustizia una cura editoriale adeguata: pagine di un biancore accecante, giustezza esagerata quasi senza margini, impaginazione a casaccio, titoli dei capitoli di carattere e corpo incongruo… sembra il printout di un ebook (e vai, due fremdwörter, anzi tre, in un colpo solo…)  piuttosto che un libro propriamente detto.

Per la cronaca 1: dopo la storia di Mariano Scalesi, il libro continua con un cocktail ben studiato di storie di migrazione: due storie antiche (siamo nel ‘500) sulle identità e sui flussi migratori nel Mediterraneo, da e per l’Italia; la storia di una bambina italiana ai tempi dell’espulsione dalla Libia, il racconto di un’italiana di ritorno dall’emigrazione in America, la vicenda di una immigrata tunisina “irregolare” in Sicilia. Infine, due racconti “ospiti”, sul ritorno in Tunisia dopo la fuga verso presunti migliori lidi. A far da filo conduttore, in queste storie tragiche, il sorriso.

Per la cronaca 2: Un breve saggio sulla poesia di mariano Scalesi si trova qui.

Per la cronaca 3: Beatrice Monroy, Ragazzo di razza incerta. Edizioni La Meridiana, 2013. 160 pagine, 16,50 Euro. Un estratto del libro si trova qui.

Per la cronaca 4: Beatrice Monroy a Radio3 Suite: qui.

Per la cronaca 5: Un reportage fotografico di Sergio Busà sul Manicomio di Palermo (la Vignicellla) si trova qui.

UN'opera di Bruno Caruso sul manicomio della Vignicella (foto di Mike Palazzotto)

Un’opera di Bruno Caruso sul manicomio della Vignicella (foto di Mike Palazzotto)

Annunci

Responses

  1. […] radicalmente diverso. Linearmente narrato, riporta agli sradicamenti dei migranti di cui si parlava qui a proposito di Mariano Scalesi e delle altre storie raccontate da Beatrice Monroy. Ma la convivenza […]

  2. […] spazi ampi, variegati e confortevoli, insomma uno di quei posti, una laica Mecca, per dirla con Scalesi, dove verrebbe di passarci le giornate. Lì, di sicuro, sarebbe stato reperito di che leggere nelle […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: