Pubblicato da: miclischi | 3 luglio 2014

Inis Meain – due giorni sull’Isola di mezzo

In Middle Street a Galway

In Middle Street a Galway

Questa storia potrebbe cominciare in Middle Street a Galway, Irlanda occidentale. La libreria Charlie Byrne’s, un’altra da annoverare tra le più belle e confortevoli del mondo, è infinita. Infinita negli spazi, negli scaffali, nei libri sparsi dappertutto, e anche sui muri esterni del locale, nella galleria adiacente alla parte più interna della libreria.

Talmente sconfinati sono i suoi orizzonti, i suoi interminati spazi, che verrebbe voglia di passarci ore e ore, giornate intere. E leggendo e sfogliando, tornano a galla libri e autori, luoghi, momenti, persone, fatti, emozioni, lutti, risate… Percorrere questi scaffali e soffermarsi sui libri ben disposti e articolati, nuovi, vecchi e vetusti tutti insieme, è come frugare fra i cassetti della propria memoria, e ripercorrere la propria vita.  Davvero non ci si vorrebbe più staccare da quel viaggio inebriante nel mondo dei libri, che è poi un po’ come dire dentro se stessi.

Gli scaffali all'esterno della libreria

Gli scaffali all’esterno della libreria

Ci sono gli autori amati e quelli dimenticati, ci sono gli studi su I Ching che rimandano alla biblioteca del Cippi, le imprese dei navigatori e i testi antichi di esplorazione coloniale, le poesie, la narrativa irlandese (toh, ecco l’ultimo di Doyle…), i libri di fotografia con le vecchie immagini a colori sbiadite, i Limerick (dopo tutto siamo in Irlanda) che riaggallano all’improvviso dagli albori di Linus.  Si cercano testi sulle religioni africane e si scopre una corposa biografia di Bob Dylan. Una gioia incontenibile nel passare del tempo un quel tempio dell’amore per i libri.

Il personale della libreria, gentilissimo e disponibile, guida fra i meandri del settore sui luoghi irlandesi e suggerisce libri sulle isole Aran. E così si può partire alla volta di questo piccolo arcipelago che protegge l’ingresso della baia di Galway.

Un autobus (un vetusto double-decker) fino a Ros a’ Mhíl e poi il ferry fino a Inis Meain, che vuol dire isola di mezzo (notisi l’assonanza di Inis con Enez – dopo tutto il galelico e il bretone sono entrambe lingue di ceppo celtico). E’ la più piccola delle tre Aran, la meno abitata, l’unica senza una cooperativa locale, l’unica con un minimo, ma proprio solo un minimo di strutture ricettive.

Interminati spazi

Pietre, pietre, pietre

Fin da subito, lasciato l’approdo, scompaiono le persone, i rumori. Si rimane intrappolati in una sensazione inebriante di pace e di silenzio. Poi passa una macchina, la signora saluta, indaga, e poi chiama suo fratello che fa il tassista.

Sembra che in tutta l’isoletta ci siano solo 3 o 4 B&B, più un albergo che ha chiuso, forse era troppo grande. La prenotazione per email ha funzionato. Tutto a posto, E già che è ora di cena, si cena (pesce). Alle nove e mezzo c’è ancora luce, si va in giro, stregati dall’atmosfera, dalla luce, dal silenzio, dai muretti a secco che percorrono tutta l’isola in un mosaico inestricabile.

Sensazioni amplificate

In giro per l’isola

Dopo la passeggiatina c’è ancora luce, c’è ancora voglia di andare in giro. Quindi sosta al pub (l’unico) dell’isola. Ambiente caldo, persone del luogo e turisti, musica alla radio.

Il secondo giorno si starà in giro dalla mattina alla sera, esplorando quasi tutti i settori dell’Isola (soprattutto nella parte che guarda verso la baia di Galway, la più riparata dalle burrasche oceaniche). Ci sono i campi  verdi e quelli più pietrosi, mentre quasi totalmente assenti sono gli alberi. Muretti a secco dappertutto, Si incontrano mucche, pecore, capre, cavalli e anche un asino, qualche gallina. Gente poca, tutti cordialissimi.

C’è il forte di pietra imponente, c’è la chiesa poco attraente. L’ufficio postale che funge anche da unico minimarket dell’isola. Ci sono i serbatoi dell’acqua (qui scarseggia, nonostante piova molto), la scuola, il molo del traghetto e l’altro, proprio di faccia all’isola est con le barche dei pescatori sullo scivolo.

Il Forte

Il Forte

Poi, finalmente, verso sera, (ma quando comincia la sera?), la spiaggia sulla costa nord-est. Oltre la pista d’atterraggio un cordone di dune e poi la spiaggia . Sabbia nera tiepida nonostante il vento fresco. E’ di grande ristoro, L’acqua è limpida e non fredda, ma l’arietta fresca scoraggia la balneazione.

Dune e spiaggia

Dune e spiaggia

Ci sono due cimiteri, sull’isola, quello moderno e quello antico. Il primo si distingue per la gran profusione di kitsch funerario. Quello antico, invece, dall’altra parte del pontile con i resti della chiesetta, e le pietre tombali a lastricare sconnessamente tutta la piccola area di sepoltura recintata da muri a secco (!), è un luogo meraviglioso. Da passarci ore e ore. Cercando di decifrare le antiche lapidi, o esplorando la micro-chiesetta senza soffitto, studiando il variare della luce sulle pietre tombali con il passare del tempo, con le ombre delle nuvole, con questo cambiare continuo di sensazioni.

Quando si riparte rimane addosso un senso di pienezza. I sensi si sono dilatati per assorbire odori, suoni, visioni, anche la carezza della pietra e della rena.

Tramonto al piccolo forte orientale

Tramonto al piccolo forte orientale

Non è un luogo per chiunque, dicono le persone del luogo. Chi non è in pace con se stesso non dovrebbe venire qui, dice Vilma, la signora guatemalteca che gestisce il B&B Tig Congaile. Un posto speciale per gente speciale, dice la signora che vende artigianato locale, tè e caffè vicino al molo dei pescatori.

Più prosaicamente, forse questo è un luogo apprezzato soprattutto da coloro che si accontentano delle sensazioni, e non hanno bisogno, per evocarle , di niente altro che del luogo stesso. E’ vero, non ci sono bar, ristoranti, locali (tranne un pub), non c’è movida. E’ già stupefacente che al B&B ci sia il wifi.

Ma, come fu notato anni fa sull’isola di Linosa (arcilepago delle Pelagie), questi tesori miracolosamente sfuggiti alle smanie del turismo chiassoso e volgare sono rimasti i capisaldi del turismo emotivo, intimo, spirituale. Quello che la devota Vilma, di sicuro, definirebbe il turismo dell’anima.

Al cimitero antico

Al cimitero antico

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