Pubblicato da: miclischi | 19 giugno 2014

Orrore e bellezza nelle anime perdute di Jérôme Ferrari.

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Uscito nel 2010

…e sporto il labbro, amaramente il torse,
com’uom cui cosa appare ond’egli ha schifo.

Questi due versi manzoniani, di vaga ispirazione dantesca, provengono dalla poesia In morte di Carlo Imbonati del 1806. Si tratta di una sintetica ed efficace rappresentazione del disgusto. E nel descrivere tale sensazione, le parole stesse si impregnano di quell’orrore, di quello schifo.

Questo librino straordinario di Jérôme FerrariOù j’ai laissé mon âme, Actes Sud, 2010 –  parla di cose orribili e disgustose come poche: la tortura, il supplizio, l’interrogatorio sanguinolento, l’annullamento della volontà, l’infierire sul corpo orribilmente nudo del “nemico”.

Eppure, la profondità del pensiero e la soavità della scrittura riescono nel miracolo di non rendere questo libro, esso stesso, orribile. Anzi, ne risulta una lettura molto coinvolgente e appagante.

Il pretesto narrativo è prestato dalle ultime fasi della guerra dl’Algeria, vista dagli occupanti/colonialisti francesi che cercano invano di arginare l’ondata indipendentista. Ma i temi del libro spaziano in altri tempi e in altri luoghi. Sono anzi temi universali.

In ogni uomo si perpetua la memoria di tutta l’umanità. E l’immensità di tutto quel che c’è da sapere, ciascuno già lo sa. Per questo non ci sarà perdono.

Il confronto di ognuno con le proprie azioni e le proprie intenzioni, la facilità o la difficoltà di tale confronto, o l’indifferenza assoluta. Ecco le tematiche intorno alle quali ruotano le narrazioni e le riflessioni del libro.

Ogni mattina bisogna ritrovare la vergogna di essere se stessi. 

 

Il film di Gillo Pontecorvo è del 1966

Il film di Gillo Pontecorvo è del 1966

Ci sono i personaggi principali, il tenente-narratore obiettivo e ragionevole, il capitano smaterializzato nel suo idealismo improbabile. Ci sono i gregari, carcerieri, assistenti, complici, e le vittime (i torturati e uccisi, ma anche le vittime civili delle bombe nei locali pubblici, e le prostitute sgozzate nel bordello). Poi c’è lui, il capo dei ribelli, il sant’uomo che viene quasi idolatrato dal suo stesso carnefice… E ci sono infatti, puntuali, numerosi riferimenti biblici, cristiani, mistici. Ma c’è anche il personaggio assente, l’evanescente moglie del capitano, con la quale scorre innocua una corrispondenza affettuosa ma sterile,nonostante il tardivo tentativo di rendere quel ruolo più importante nel vano tentativo di redenzione del capitano che ha perduto l’anima.

In questo ambiente popolato di umanità disperata, non c’è più spazio per il pensare comune, non c’è più possibilità per le attenuanti, le considerazioni, le opinioni, non ci sono più anime.

Un piccolo grande e terribile libro, una scrittura magistrale.

Il libro è stato pubblicato in Italia da Fazi nel 2012 (Dove ho lasciato l’anima) nella traduzione di Maurizio Ferrara. 160 pagine, 13 Euro.

La pagina dell’edizione originale (Edizioni Actes Sud) si trova qui.

La traduzione italiana è uscita nel 2012 da Fazi

La traduzione italiana è uscita nel 2012 da Fazi

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Responses

  1. […] la cronaca 2: Tempo addietro si era ragionato su due altri libri di Ferrari:  qui (anima perduta) e qui (il […]

  2. […] Per la cronaca 2: del libro di Jérôme Ferrari si era ragionato tempo addietro qui. […]


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