Pubblicato da: miclischi | 30 maggio 2014

Sette racconti di Jean Echenoz: esercizi di stile e ossessione descrittiva

Uscito nel 2014

Uscito nel 2014

Fatalmente succede. Che uno scrittore bravo e famoso, ben avanzato nella carriera ormai lunga, pubblichi anche un puppurrì di lavori e lavoretti precedentemente comparsi qua e là su riviste ed altri mezzi. Il lettore-seguace appassionato arraffa una copia dei racconti e se li legge in viaggio. Poi riflette e pensa: a che pro? Questi sette racconti di Jean Echenoz, che si sviluppano con grande varietà di estensione (c’è n’è uno solo lunghetto) e tecnica narrativa, sembrano, quale più quale meno, i risultati della variazione sul tema dell’esercizio di stile, o proprio dell’esercizio di scrittura. C’è una traccia (l’idea) e su quella si sviluppa il racconto.

Il primo racconto sull’Ammiraglio Nelson che è uomo di mare ma ama la terra, e che va in giro di nascosto a piantar ghiande per far crescere alberi buoni a costruire navi, prometteva molto bene, ma poi nei racconti successivi  l’ossessione descrittiva prende il sopravvento e a volte si fa pesantuccia.

Due esempi. Tema: che cosa vedo dalla terrazza di casa mia: scorrendo  l’orizzonte della campagna, il narratore descrive minuziosissimamente tutto quello che vede, ma proprio nei minimi dettagli, con illazioni su cosa sarà questo e cosa sarà quello, e come di potrebbe dire questo e come si potrebbe dire quello. Alla fine, filosoficamente, l’osservatore/narratore trova il vero fuoco dell’interesse in quel che succede ai propri piedi, senza alzare lo sguardo verso l’infinito. Bella idea, e una bellissima chiusa per un racconto, sì, ma quel reiteratamente soffermarsi e interrogarsi su quel che si vede intorno, via, appesantisce. Poi: la descrizione sintetica ma precisa delle 12 statue di regine di Francia e affini che adornano i Giardini del Lussemburgo a Parigi nasce dichiaratamente con intento descrittivo. E va bene; per lo meno le descrizioni sono sintetiche e, nel caratterizzare  lo sguardo delle statue, a volte sono anche velate di umorismo. E poi?

Belshazzar, re di Babilonia, in un dipinto di Rembrandt. L'autore spiega che il racconto su Babilionia gli è stato ispirato dall'Oratorio "Belshazzar" di G. F. Handel

Belshazzar, re di Babilonia, in un dipinto di Rembrandt. L’autore spiega che il racconto su Babilionia gli è stato ispirato dall’Oratorio “Belshazzar” di G. F. Handel

Il racconto lungo, che parte dall’ossessione del personaggio per la classificazione sistematica dei ponti monumentali sparpagliati fra i cinque continenti, si arricchisse di una componente propriamente narrativa, e va bene, ma il gigioneggiare dei dettagli a tratti stona. Nitrox, storia subacquea e sottomarinica, nonché ammantata di mistero, è forse quella meno ostentatamente descrittiva, anche sembra sfaldarsi man mano che procede, salvo la catartica chiusa geniale (poche parole giuste al posto giusto).

Andare tre volte in periferia a mangiarsi un panino senza altro scopo apparente che annotare tutto quel che si vede durante il viaggio in treno, o durante i breve percorsi pedestri. Torna qui con potenza il prevalere della descrizione, ben vestito dalla narrazione. Ma questa smania descrittiva si trasforma progressivamente in ansia che viene trasmessa al lettore. Era questo lo scopo?

Ben più indietro nel tempo rispetto alle vicende dell’Ammiraglio Nelson, Echenoz ci riporta fino ai tempi di Babilonia. E di come Babilonia è stata raccontata da quegli storici i cui scritti sono giunti fino a noi. E di come quegli stessi scritti sono stati oggetto di critica da parte di autori successivi. Qui, nel descrivere Babilonia, e il modo in cui fu descritta, l’autore cerca sempre il paradosso, l’eccesso, in una specie di dichiarazione di difesa nei confronti della categoria degli scrittori. Se esagero, sembra dire, non prendetevela troppo, sono solo uno scrittore. Ma al lettore che ha amato le descrizioni sottili nei grandi romanzi dei piccoli numeri, sembra che in questi racconti l’autore abbia fatto proprio apposta, a esagerare. Passons, ci si rifarà la prossima volta.

Jean Echenoz: Caprice de la reine. Les Editions de Minuit, 2014. 128 pagine, 13 Euro. Sul sito della casa editrice c’è un piccolo video nel quale l’autore parla del proprio libro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: