Pubblicato da: miclischi | 11 aprile 2014

Katie Hafner: la storia di Glenn Gould raccontata bene

Il pianoforte Steinway CD 318

Il pianoforte Steinway CD 318

Su Glenn Gould se ne sono sentite di tutti i colori. Le sue manie, la sua ipocondria, il cappotto, la sciarpa e i guanti anche d’estate, la sua insofferenza nei confronti di tutto e tutti… Ma l’approccio di Katie Hafner, giornalista con il dono della grande inchiesta, è soprattutto obiettivo e si concentra sugli ingredienti che hanno fatto di Gould, al di là dei pettegolezzi e dei luoghi comuni, un interprete straordinario del ‘900.

Dopo un breve prologo, infatti, l’autrice squaderna subito tre capitoli che fanno capire abbastanza chiaramente il suo approccio: Toronto, Saskatchewan Astoria. Tre luoghi-chiave della vicenda gouldiana che segneranno i destini delle persone – e degli oggetti – che costruiranno il personaggio Glenn Gould.

L'edizione americana

L’edizione americana

Toronto è la città canadese dove è nato e cresciuto il pianista; dove fu avviato alla musica dalla madre, e dove vivrà gran parte della sua breve vita. Saskarchewan è la cittadina rurale spersa nella campagna canadese dove nacque, un anno prima di Glenn Gould, Charles Verne Edquist, un bambino semi-cieco che quasi per caso fu mandato in città in una scuola per non vedenti e ipovedenti, dove apprese l’arte dell’accordar pianoforti. Astoria, nel Queens di New York, è il luogo dove si trova la fabbrica di pianoforti della famiglia tedesca Steinweg, emigrata negli Stati Uniti a metà dell’Ottocento, cambiando nome in Steinway.

Destini incrociati. Eppure, le vicende di questo pianista tormentato non sarebbero state le stesse se non avesse incontrato il pianoforte Steinway CD 318 e se non avesse avuto a disposizione la paziente attenzione di un tecnico preparatissimo come Verne Edquist.

Il sottotitolo del libro di Katie Hafner (pubblicato nel 2008 e uscito da Einaudi in Italiano: Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto) pone giustamente l’accento su questa ossessione musicale per l’oggetto-pianoforte che ha accompagnato l’artista per tutta la vita.

Una scrittura di grandissima qualità, una lettura che sorre via rapida ed appassionante, che non indulge mai alla mitizzazione del personaggio ma che intende anzi rivelarne i lati più umani. Come umanissime sono le tante persone che si interfacciano con lui nel mondo dei concerti, delle prove e delle riparazioni dei pianoforti, nelle tournée all’estero, nei programmi radiofonici… Davvero una storia ultra-documentata che diventa via via sempre più avvincente.

hafner einaudi

L’edizione italiana

Sullo sfondo della storia, quasi come kubrikiano monolite, lui, il pianoforte CD 318; finito miseramente in pezzi dopo che un trasportatore fece cadere la cassa dell’imballo. Furono innumerevoli i tentativi ripararlo o di trovare un sostituto adeguato, un pianoforte che, anche grazie agli interventi di Verne Edquist e di altri tecnici, potesse acquisire quel lievissimo tocco necessario a Gould per le sue interpretazioni, soprattutto quelle bachiane. E invece niente. Con la stizza che gli era usuale, il pianista alla fine abbandonò la famiglia Steinway per incidere l’ultima versione delle Variazioni Goldberg, poco prima di morire all’improvviso, addirittura su uno Yamaha.

Ci sono tante storie in questo libro, tutte fra loro collegate, come quelle dei Trentadue piccoli film su Glenn Gould realizzato da François Girard nel 1993. E la storia di questo pianista fuori dall’ordinario ben si presta a scovare nelle pieghe della sua esistenza, come fra le righe di uno spartito bachiano, voci fra le voci, luci e intuizioni sparse nel mondo per chi riesce ad acchiapparle. Come quel lampo di una delle Goldberg suonate da Antonio Serrano  nel film El silencio de antes de Bach di Pere Portabella. Un tizio chiede un passaggio in autostop a un camionista, viene preso su, e dopo due chiacchiere tira fuori l’armonica e suona questa meraviglia (eccola su youtube). O come in un episodio apparentemente marginale del libro della Hafner, così calzante per sottolineare quanto Gould seppe toccare la sensibilità di una platea infinita di ascoltatori:

L’autista di un furgone del corriere UPS a Roanoke, in Virginia, racconta di come un giorno emersero dall’autoradio del furgone alcune frasi delle Variazioni Goldberg; istintivamente fece per allungarsi verso la manopola della sintonia per cambiare canale, ma dovette affrontare una curva e quindi aveva bisogno di tenere entrambe le mani sul volante; e così la musica andò avanti. E continuò a suonare, trasformando quella autista in un’adepta di Gould a vita.

 

Glenn Gould prova un pianoforte, foto di Don Hunstein, Aprile 1957.

Glenn Gould prova un pianoforte, foto di Don Hunstein, Aprile 1957.

 

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