Pubblicato da: miclischi | 31 marzo 2014

Olympus IS-1000: bizzarra e affascinante

Una curiosa novità negli anni '90

Una curiosa novità negli anni ’90

Trovarsi per le mani una fotocamera Olympus IS-1000 stupisce subito. La forma, l’ingombro, il peso… Insomma lì per lì non si capisce si si tratti di un gadget appariscente oppure di una macchina fotografica seria. E uno sguardo ai vari forum di discussione su Internet conferma questa eterna indecisione nel dibattito su questo apparecchio degli anni ’90 del ‘900.

Si presenta subito, a uno sguardo più attento, come una antesignana delle bridge  dell’epoca digitale. Infatti ha uno zoom (35-135) non intercambiabile, flash incorporato di discreta potenza, e numerosissimi comandi per gestire la messa a fuoco (manuale o automatica), varie modalità di esposizione, di ripresa, insomma, una macchina evoluta, ma al tempo stesso limitata dalla fissità dell’obiettivo.

Zoom in posizione grandangolo e poi alla massima estensione del tele

Zoom in posizione grandangolo e poi alla massima estensione del tele

Su un aspetto invece pare siano concordi i commentatori: la qualità dell’ottica.

Alcuni sactti dal primo rullo di prova

Alcuni scatti dal primo rullo di prova

I comandi principali sono gestiti con i pippoli adiacenti al display sul dorso (modalità di lettura dell’esposizione; sovra e sottoesposizione; Powerfocus; memoria zoom). Il Powerfocus per disattivare l’autofocus senza andare sul manuale, per soggetti in movimento (il motore AF non è un fulmine di guerra ed è anche abbastanza rumoroso). La memoria dello zoom posiziona la focale sul valore più frequentemente usato(!). Altri comandi sono azionabili con il pollice (per l’esposizione spot) e con l’indice della mano destra (selettore per passare da una modalità all’altra e per correggere l’esposizione in modalità P). Lo zoom si comanda invece con la mano sinistra, visto che i due interruttori W e T si trovano proprio di fianco al tubo dell’obiettivo. Ma non è finita qui: sotto al display c’è uno sportellino segreto che dà accesso a ulteriori comandi: per i due modi macro (tele e grandangolo), per la scelta dello scatto singolo o continuo, per la modalità di ripresa e per le diverse funzioni del flash. E infine, il pulsantino per riavvolgere il rullino. Infine: i comandi per l’autoscatto e per aprire il flash, oltre all’interruttore generale, si trovano di fianco al pentaprisma, sul lato sinistro.

Una particolarità veramente utile (e inusuale in queste macchine ultra-automatizzate) è la possibilità di scattare doppie esposizioni. Infatti fra le scelte del comando “drive”, quello dello scatto singolo o continuo, c’è anche questa impostazione.

I comandi di fianco al display e sotto, nello sportellino segreto

I comandi di fianco al display e sotto, nello sportellino segreto

Ecco, considerando i numerosissimi comandi e le possibilità di impostazione, è abbastanza indispensabile consultare il manuale operativo. Se uno non ce l’ha può scaricarlo come al solito dall’efficientissimo sito di Michael Buktus.

Un aspetto molto positivo di questa macchina è l’esposimetro. Tutte le foto di questo primo rullo sono state scattate in modo P e modo di esposizione ESP. Già guardando in controluce il negativo appena sviluppato si nota un estremo bilanciamento dell’esposizione: praticamente neanche una foto è stata cannata da quel punto di vista.

Altri scatti a Boccadarno e al Calambrone

Altri scatti a Boccadarno e al Calambrone

Insomma sembra tutto ganzissimo. In realtà ci sono anche alcuni notevoli difettucci:

  •  In primis, l’ingombro e il peso di questa macchina non sono competitivi con una dotazione minima con reflex tradizionale e obiettivi. Se lo zoom avesse un’estensione maggiore (come accade nelle odierne bridge digitali), forse un fotoamatore potrebbe dotarsi di questa macchina tuttofare come “unica macchina”. Ma potendo disporre solo di un 35-135, forse il gioco non vale la candela: portarsi dietro una SLR con zoom minimo + un teleobiettivo o un grandangolo più spinto non provoca un ingombro molto maggiore rispetto a questo troccolone Olympus… E’ vero che per questa macchina sono previsti aggiuntivi ottici per ridurre o aumentare la focale, ma se bisogna cominciare a portarsi dietro altri trocccoletti aggiuntivi, allora è davvero preferibile la reflex tradizionale.
  • Poi c’è la lettura automatica della sensibilità sui contatti del rullino. In altre parole, non si può impostare manualmente la sensibilità. Addio alla possibilità di usare rullini bobinati domesticamente, oppure dedicarsi alla sovra o sottoesposizione voluta. In realtà con qualche acrobazia si può fare (giocando appunto sul comando delle sovra e sotto-esposizioni e utilizzandolo per l’intero rullo). Ma insomma…
  • L’autofocus è un po’ datato, ovviamente, e la sua rumorosità e lentezza ne limitano alquanto l’uso.
  • Naturalmente, senza batterie (due al litio da 3 V) la macchina non funziona.

Però, nonostante tutto, alla fine una giratina su questo piccolo mostro è proprio piacevole, e scattarci qualche foto rappresenta soprattutto un bel tuffo nel passato. Le foto qui presentate sono state scattate con pellicola Fomapan 100 sviluppata con R09 One Shot in soluzione 1+50 e scansionate con Epson Perfection Photo V600.

Per una scheda molto dettagliata dei vari modelli e accessori vedasi qui. La scheda del sito di collezionismo francese si trova qui.

Un album web con alcuni scatti del primo rullo di prova si trova qui; il secondo rullo è stato scttato con Fuju Acros e contiene anche alcune doppie esposizioni, e alcune foto si trovano qui.

Una serie di doppie esposizioni realizzate con Fuji Acros 100 sviluppata con ID11 in soluzione stock

Una serie di doppie esposizioni  scattate sugli scogli di Boccadarno e realizzate con Fuji Acros 100 sviluppata con ID11 in soluzione stock

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Responses

  1. Scusa, come hai fatto ad usare su questa Olympis IS1000 la pellicola Foma che non ha il codice a barre per la lettura della sensibilità ? Grazie per la tua risposta

  2. ciao. se non vado errato i “nuovi” foma hanno i codice sui rullini.


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