Pubblicato da: miclischi | 14 dicembre 2013

Pierre Lemaitre: 14-18 o della crudeltà umana

11 Novembre 1918: la fine della prima guerra mondiale

L’armistizio del 11 Novembre 1918: la fine della prima guerra mondiale

Da questa parte delle Alpi di solito ci si riferisce alla prima guerra mondiale con le due cifre 15-18. Ma negli altri paesi europei coinvolti nella grande guerra il conflitto cominciò nel 1914. E ormai siamo agli sgoccioli dell’anno, fra poche settimane sarà l’anno del centenario. Forse è per questo che il panorama letterario francese comincia a costellarsi di romanzi rievocativi, ispirati a quegli anni terribili. Si ragionava tempo fa qui sul romanzo di Jean Echenoz laconicamente intitolato 14. Ma un ben più corposo romanzo, vincitore del Premio Goncourt 2013, è stato pubblicato quest’anno anche da Pierre Lemaitre, dal titolo Au revoir là-haut (Ci rivediamo lassù).

Un volumone che colpisce fin dall’inizio per il suo stile classico. Non è una rivisitazione in chiave moderna o modernista degli eventi successi cent’anni fa; al contrario, è un libro dal sapore un po’ vintage, nella tradizione del grande romanzo francese, ricchissimamente dettagliato e raccontato con grande abilità.

Gli eventi si svolgono dal novembre 1918 al marzo 1920. Dagli ultimissimi giorni del conflitto sul fronte franco-tedesco agli strascichi che quegli orrori hanno lasciato nei corpi e nelle menti dei sopravvissuti.

Sapeva bene che la guerra non era altro che un’immenso gioco con proiettili veri nella quale sopravvivere per quattro anni aveva in buona sostanza del miracoloso.

Dalle assurdità e le violenze subite in trincea dai soldati per opera di ufficiali arrivisti e crudeli (dal sapore vagamente lussiano) alle violenze e le crudeltà che continueranno a manifestarsi anche dopo; dopo che la guerra è finita, quando i soldati ritornano (o cercano di ritornare) alle loro vite “civili”.

Come se, in quanto a disgrazie, una guerra non fosse già abbastanza.

Uscito nel 2013

Uscito nel 2013

In questo voluminoso ed articolato romanzone storico (oltre 500 pagine, rese lievi dall’uso magistrale del salto spazio-temporale da un capitolo all’altro, dove si alternano e si incastrano le vicende di tutti i personaggi) Lemaitre riesce a presentare una specie di saggio sull’umana crudeltà.

C’è la crudeltà della guerra, ovviamente, con i rapporti gerarchici imposti dal sistema militare che a loro volta amplificano ed estremizzano la crudeltà dell’uomo. Ma c’è anche la crudeltà nei rapporti sociali e familiari; la crudeltà del padre che rifiuta il figlio se devia dal tracciato che era stato previsto per lui; la crudeltà nei confronti dei feriti, dei mutilati, degli agonizzanti; la crudeltà dell’arrivista spietato nei confronti delle proprie vittime; la crudeltà della tossicodipendenza; la crudeltà del cinico nei confronti dell’ingenuo, del disonesto nei confronti dell’onesto; la crudeltà del marito nei confronti della moglie e delle amanti; la crudeltà fra le persone che non riescono a comunicare… La lista è quasi inesauribile.

Ma la qualità della scrittura e l’abilità narrativa di Lemaitre rendono il racconto fluido e nonostante tutto lieve, addirittura avvincente nelle ultime tragiche (a tratti tragicomiche) vicende, quando crudelmente uno pseudo lieto-fine si mescola alla tragedia incolmabile del padre che ritrova il figlio quando ormai è troppo tardi.

Pierre Lemaitre

Pierre Lemaitre

Ci sono lunghe sequenze quasi filmiche nelle quali il lettore non può fare a meno di correre pagina dopo pagina, trascinato dall’incalzare o dal precipitare degli eventi. C’è per esempio la videocronaca secondo per secondo dei due soldati sotto il fuoco nemico (e non solo): uno, ferito alla gamba durante gli ultimi istanti della guerra; l’altro, sepolto sotto una coltre di terra sollevata da una cannonata. Mentre uno sta lentamente scivolando verso la morte per soffocamento, l’altro trova non si sa come le forze per scavare e scavare e scavare… Un capolavoro narrativo. Così come nelle concitatissime pagine che anticipano il fatale incontro fra il padre e il figlio.

Sta soffocando sottoterra, Albert, e il suo ultimo pensiero è per la sua ragazza. Ci rivediamo lassù. Come spiega con commozione l’autore nel suo Per finire in fondo al libro, queste parole furono scritte nell’ultima lettera alla moglie da Jean Blanchard,  un soldato ingiustamente condannato e fucilato per tradimento nel dicembre del 1914, poi riabilitato nel 1921. Questo episodio paradigmatico di tutte le vicende narrate nel romanzo, questo pensiero mesto per quel soldato innocente, l’autore lo dedica ai morti, di tutte le nazionalità, della guerra 14-18.

Un libro tremendo e grandioso, che prende a pretesto la guerra per rappresentare le tante guerre, i tanti nemici, le tante crudeli trincee che popolano le vite e le menti di tutti, anche di quanti apparentemente vivono in pace.

Pierre Lemaitre: Au revoir là-haut. Edizioni Albin Michel, 2013. Premio Goncourt. 576 pagine, 22,50 Euro.

Mondadori ha annunciato l’uscita in Italia per l’inizio del 2014.

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Responses

  1. […] Per la cronaca 3: Del libro Au revoir là-haut si era ragionato tempo addietro qui. […]


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