Pubblicato da: miclischi | 4 dicembre 2013

José Castello e la sua Lettera al padre

Uscito in Italia nel 2013

Uscito in Italia nel 2013 grazie alle Edizioni dell’Urogallo

E’ più difficile essere padre o essere figlio? In questo straordinario romanzo-lettera – Ribamar – articolato in 8 temi, 98 note (incluse le pause) di un’antica ninnananna, e oltre 200 pagine, José Castello, autore brasiliano, si interroga e si tormenta sul proprio rapporto con il padre, morto da tempo.

[Essere padre] Che ruolo indegno, ma grandioso! Quanto tormento, quanta sofferenza! Un ruolo troppo gravoso per un uomo.

Scava, ricorda, si immedesima, grida e si commuove, José Castello, in questo cercare il bandolo di una matassa che non si potrà mai completamente sbrogliare. L’interrogativo perché? accompagna tutta la ricerca. Se lo chiede l’autore, glielo chiede lo zio, glielo chiede il fantomatico eppure imprescindibile Professor Jobi, glielo chiedono i fantasmi e i sogni. Ma non c’è risposta.

Una delle spinte imprescindibili a ricercare e a scrivere viene dalla tremenda immedesimazione che il narratore vive quotidianamente con Franz Kafka – e del rapporto di questi con il padre. La presenza possente delle opere kafkiane La metamorfosi e Lettera al padre, quest’ultima citata molto spesso sia come libro-oggetto-simbolo che proprio come testo, rende ancor più forte il parallelismo (uno dei parallelismi) che attanagliano la vita del figlio che scrive al padre. Ma mentre ricerca all’indietro nella memoria e raccoglie indizi su chi fu suo padre e chi fu lui stesso quando era figlio-bambino, scopre abbastanza presto che nell’indagare sui rapporti fra genitori e figli non si trova mai una sola verità. E talvolta non c’è proprio nessuna verità da cercare o da trovare.

E’ temibile la condizione della verità: possiede varie teste e fornisce risposte discordanti alla stessa domanda. Verità che, dopotutto, è anche menzogna.

José Castello

José Castello

Ci sono le cronache fedeli degli ultimi tragici giorni di vita del padre, in cui il figlio – quasi suo malgrado – diviene per il padre quel sostegno che il padre per il figlio non fu mai; ci sono i ricordi dolorosi che tornano dall’infanzia; ci sono i sogni frettolosamente annotati nel taccuino pronto sul comodino; c’è lo zio con i suoi interrogativi e con le sue versioni dei fatti; ci sono i libri – dalla fortissima caratterizzazione simbolica – che viaggiano e tornano attraverso il tempo e lo spazio, come inevitabili pietre miliari del tempo che passa…

C’è poi il piccolo capolavoro del vecchio decrepito Dottor Martins, nell’ospizio delle cittadina dove visse il padre. Il vecchio cieco (un altro simbolo!) nella cui morte imminente il narratore rivive per l’ennesima volta la morte del padre. Il Dottor Martins, per una di quelle magie che riescono a sembrar vere solo nella letteratura latino-americana, è venuto chissà come in possesso del Dizionario poetico scritto dal bisnonno del narratore: un libro che contiene soprattutto indicazioni per non cadere nella trappola dei falsi sinonimi (Silenzioso è chi parla poco e con moderazione. Taciturno è chi parla poco e con disprezzo). Ancòra l’ossessione delle doppie verità. Del resto, nello sforzo supremo di trovare la soluzione dei misteri della propria vita, il narratore ne scopre un altro anche nel libro che sta scrivendo:

Questo è il grande mistero: le parole non stanno dentro le parole, ma in chi le legge. (…) No, lo scrittore non produce nulla. Qualcun altro, un soggetto qualunque, lo fa al suo posto. Lo scrittore non è altro che un commesso bugiardo che presenta il libro come suo. Un falsario.

Sullo sfondo della narrazione, sempre, la musica della ninnananna

Sullo sfondo della narrazione, sempre, la musica della ninnananna

Spiega l’autore in quarta di copertina che Cala a boca era la ninnananna con il cui il padre lo faceva addormentare; gliela ricorda inaspettatamente l’anziana madre, e da allora quella melodia diviene il filo conduttore (l’anima) del libro che sta scrivendo. E nel narrare, ogni appunto, ogni annotazione, si riferisce proprio a una singola nota, o sillaba, o pausa, di quella ninnananna. Ma l’istinto catalogatore del narratore lo induce anche a identificare alcuni temi fra i quali squadernare la sua storia. C’è il tema Uccelli, che nasce e si sviluppa intorno al significato della parola Kafka, e finisce nei sogni in cui gli uccelli sono apparizioni ricorrenti; c’è appunto Kafka, imprescindibile alter-ego dell’autore; ci sono le numerose annotazioni della sezione Parnaìba (la città del padre), e quelle sulla Famiglia. Ci sono anche i temi Angoscia e Nulla, come quello sugli Animali e, naturalmente, l’Infanzia. In uno dei capitoletti di questo tema, l’autore si sofferma del rapporto del padre con la fotografia:

Hai il vizio della fotografia. Per ogni istante, un’immagine. Per ogni figlio, un album. Affermi così il tuo potere sul tempo: se lui procede, è perché tu glielo permetti. Le foto sono timbri che autenticano il movimento delle cose.

Non è una lettura leggera, questo navigare nelle angosce del figlio che non smette mai di rincorrere il padre, anche molti anni dopo la sua morte (In qualche angolo della mia interiorità, nel buio, un cane bastardo, invece di abbaiare, si nasconde). Ma la struttura stessa del libro, spezzettata in brevi capitoletti quasi tutti di una paginetta e mezzo, raramente di meno, raramente di più, induce a soffermarsi su ogni nota della ninnananna, e a rileggere e ripercorrere quelle frasi dense che risuonano al tempo stesso come verità assolute e come dubbi irresolubili. E la sensazione che prevale su ogni altra durante la lettura è quella di una straordinaria ricchezza che l’autore ha voluto donare a chi è disposto ad ascoltare tutte le note – e le pause – della ninnananna che lo tormenta eternamente. E per questo i suoi lettori gli saranno altrettanto eternamente grati.

urogalloJosé Castello, Ribamar. Traduzione di Andrea Ragusa. Edizioni dell’Urogallo, Perugia, 2013. 234 pagine, 15 Euro. Il libro è stato presentato dall’autore e dall’editore, insieme al traduttore, al Pisa Book Festival nel novembre 2013.

Annunci

Responses

  1. wow


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: