Pubblicato da: miclischi | 2 dicembre 2013

Una Tosca pisana un po’ opaca

Il tema-chiave della Tosca

Il tema-chiave della Tosca

Il 29 Novembre 2013 prima recita della Tosca di Puccini al Teatro Verdi a Pisa.

Quattro giorni prima, il 25 Novembre, tutto il mondo aveva dedicato manifestazioni, dichiarazioni e buoni intenti alla Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenze contro le donne, promossa dall’ONU. Sarebbe stato bello rivederla proprio quel giorno, la Tosca, questo drammone che ruota in gran parte proprio intorno a quel tragico tema.

Il perfido Scarpia abusa della propria posizione di potere per fare i suoi comodi, esercitare le sue sadiche manie di torturatore, ma soprattutto per ottenere con la forza favori sessuali dalle donne che al tempo stesso desidera e disprezza. In una frase-chiave del libretto, nel secondo atto, Scarpia afferma:  Ha più sapore la conquista violenta che il mellifluo consenso

E ancora: La cosa bramata perseguo, me ne sazio e via la getto volto a nuova esca. E ancora: Qual tuo pianto era lava ai sensi miei e il tuo sguardo che odio in me dardeggiava, mie brame inferociva!.

Feroce è forse l’attributo che meglio caratterizza questo schifoso Capo della Polizia che viene assegnato da Puccini al ruolo vocale di baritono, come si conviene (di solito i “buoni” son tenori, baritoni i “cattivi”). Proprio come lo Jago verdiano (e guarda caso proprio Scarpia si ispira al personaggio dell’Otello shakespeariano per ordire le sue trame sadiche): Per ridurre un geloso allo sbaraglio Jago ebbe un fazzoletto, ed io un ventaglio! 

Eppure, questo libretto di Giacosa e Illica manca a tratti di fluidità, e non sono pochi i brani in cui le contorsioni del testo richiedono analoghi sforzi ai cantanti. Funziona davvero a spron battente soltanto il primo atto.

Tosca (Froli) e Vavaradossi (Lacolla) davanti al ritratto dell'Attavanti nel primo atto. Foto di Massimo D'Amato, Firenze.

Tosca (Froli) e Cavaradossi (Lacolla) davanti al ritratto dell’Attavanti nel primo atto. Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

Tenore e soprano, tradizionalmente eroe ed eroina romantici della storia, amanti, vittime. Con il particolare inusuale della cantante (soprano) che interpreta un personaggio (Tosca) che è a sua volta una cantante. Curiosa, la Tosca, praticamente in tutta l’opera ci son solo due romanze per il tenore (alquanto brevi, peraltro) e una per il soprano. Sono più frequenti, e scenicamente coinvolgenti, le scene d’insieme. Come quelle in chiesa nel primo atto, il cui finale strepitoso è davvero ben riuscito in questa rappresentazione pisana (anche se qualcuno ha lamentato che il coro fosse troppo sbilanciato sui chierichetti) o quella di Palazzo Farnese duranta la Cantata.

Al di là dell’azione scenica, qui ha molte carte da giocare la musica; e quindi l’orchestra. In questa prova pisana, l’Orchestra del festival Pucciniano di Torre del Lago, sotto la guida del giovane direttore siriano  Nahel Al Halabi non ha sbagliato praticamente niente. Unisoni perfetti, dosaggio del suono, timbro complessivo… bastino come esempi gli accordi all’inizio dell’opera, il bel lavorìo dei corni all’inizio del terzo atto e l’assolo di clarinetto prima di E lucean le stelle. Hanno ben figurato in particolar modo tutti i professori della sezione dei legni, che in quest’opera hanno proprio un gran daffare, compreso il clarinetto basso!

Una scena classica e sobria, accompagnata da una regia tradizionale e senza scossoni di Riccardo Canessa, hanno prodotto uno spettacolo visualmente godibile, anche se è parso un po’ poco credibile che le due cappelle della chiesa del prim’atto potessero poi essere riadattati come anditini di Palazzo Farnese o disimpegni di Castel Sant’Angelo.

Il finale: Cavaradossi fucilato sotto lo sguardo di Tosca. Foto di Massimo D'Amato, Firenze.

Il finale: Cavaradossi fucilato sotto lo sguardo di Tosca. Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

E le voci? All’ingresso di Silvana Froli (Tosca), nel suo celebre richiamo da fuori scena (Mario!, Mario!) – o meglio, come diceva la versione in vernacolo pisano citata da Testi e RossiMario! Siei sordo? – si ode una voce possente che pare più da principessa Turandot che da Tosca. Questa possanza difficile da imbrigliare si manifesterà durante tutta l’opera facendo apparire l’interprete un po’ fuori ruolo.

Il crudele Scarpia viene interpretato dal veterano ed esperto Giovanni Meoni. Grande presenza scenica, grande voce, sembra proprio tagliato sul personaggio, anche se a tratti la spietata crudezza del Capo della Polizia avrebbe forse richiesto una più profonda cavernosità della voce.

E lui, il beniamino del pubblico pisano, quello Stefano Lacolla che l’anno scorso fece venir giù il teatro dagli applausi e non poté esimersi dal bissare Nessun dorma? Non c’è dubbio che sia proprio amato dal pubblico del Verdi, visto che è stato affettuosamente osannato anche se pareva non fosse particolarmente in forma vocale. Anche il suo E lucean le stelle, per il quale è stato concesso un bis, non è che abbia proprio fatto risuonare il teatro di incontenibili applausi entusiasti.

Nei ruoli minori si segnalano il tenore Spoletta (Massimo La Guardia – si legge sulle note di sala che ha interpretato ruoli comprimari in tutte le opere di Puccini), che qui è stato curiosamente caratterizzato in stile Bandito Capannelle, e la splendida voce del carceriere, il baritono Veio Torcigliani.

Alla fine pare che il pubblico sia rimasto abbastanza tiepido nei confronti di questa edizione della Tosca. Nell’applausometro finale nessuno si è spellato le mani più di tanto, e i rari “bravo!” sembravano più che altro di prammatica. Scrive il Maestro Al Halabi poche ore dopo su Facebook che lo spettacolo è andato benissimo, considerando che lo avevano provato solo due volte… Ecco, magari applicare la spending review anche alle prove di uno spettacolo poliedrico come un’opera lirica non è proprio una buona idea.

Per la cronaca 1: La musica che introduce il coro dei chierichetti nel primo atto è stato per anni (dal 1968 al 1993, come precisa Wikipedia) la sigla del Gazzettino Toscano, che sarebbe poi diventato il GR regionale.

Per la cronaca 2: In apertura di serata, una breve presentazione delle iniziative di EMMA for Peace, una Onlus che promuove l’educazione musicale come strumento di pace nel Mediterraneo e in Medio Oriente. In particolare, i promotori hanno fatto preciso riferimento ai ragazzi che affluiscono nei campi profughi in fuga dalla Siria; iniziativa alla quale ha fornito incondizionatamente il proprio supporto anche il direttore d’orchestra di questa serata, Nahel Al Halabi, con il rappresentante di Unicef in Italia. L’iniziativa Opera for peace è descritta qui.

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