Pubblicato da: miclischi | 9 novembre 2013

Il Malvaldi torna a Pisa, ma senza passare dal BarLume

Uscito nel 2013

Uscito nel 2013

E così, dopo un paio di escursioni gialle nel sud della Toscana, il Malvaldi ritorna a Pisa, ma si tiene alla larga da Pineta, dal suo BarLume e dai personaggi che ormai hanno schiere di affezionati lettori che ne aspettano con ansia il ritorno.

Pisa e dintorni, quindi, in questo Argento vivo, vicende gialle che si intrecciano e si avviluppano, così come si accavallano le vicende e le esistenze dei dodici personaggi, o meglio delle sei coppie, brevemente caratterizzate all’inizio del libro nel breve capitoletto intitolato, appunto, Il gioco delle coppie (tanto per non lasciarsi sfuggire la passione dei giochi, tanto cara alle ambientazioni pinetiane).

E’ tutto un gran zibaldone di situazioni che ruotano al tema tanto caro dell’indagine poliziesca: c’è la preparazione della rapina in una casa momentaneamente incustodita, e poi la rapina stessa: i corollari quali il furto sconsiderato della macchina, la ricettazione, gli interrogatori e le indagini. Ci sono i buoni, i cattivi, i bischeri. La poliziotta acuta e discreta e il questore ottuso. C’è lo scrittore di successo un po’ snob alla Castle, c’è l’editore erudito, ci sono gli impiegati e i sottoposti, e  anche i padroni e i superiori. Ma ci sono anche le persone normali, i precari che si aggrappano al precariato, si arrabattano con la macchina stravecchia che forse non passerà la revisione e che sono vittime della burocrazia più assurda che infierisce sulle loro sventure.

Il gran mescolone del libro pilota la narrazione per fare in modo che tutti i personaggi e tutte le situazioni vengano finalmente a contatto, in un modo o nell’altro; talvolta secondo schemi prevedibili, a volte con piacevoli e sorprendenti trovate.

Tuttavia, in questo volume che è il più corposo fra i  sette pubblicati finora nei bluìni Sellerio, si appanna a tratti la celeberrima leggerezza malvaldiana. Proprio quelle abbondanti e reiterate precisazioni  esemplificative, che autoironicamente l’autore attribuisce ai suoi personaggi, sembrano aggiungere spigoli al fluire liscio della storia. Tanto che, per un bel tratto del libro, il lettore deve spesso far ricorso al vademecum delle prime pagine per capire chi è chi.

Navacchio, uno dei luoghi della storia

Navacchio, uno dei luoghi della storia

Poi, verso la metà del libro, in un dialogo cruciale fra due personaggi, una frase finalmente liberatoria che dà tutto un altro ritmo alla lettura, che riporta agli usuali fasti malvaldiani, e che fa scivolare nella seconda parte del libro con rinnovata energia e slancio: Se non ha niente di significativo da dire e vuole semplicemente fare dei discorsi grammaticalmente ineccepibili, smetta di scrivere romanzi e si candidi per il Partito Democratico.

Ecco. Un libro che alla fine nonostante la corposità si legge molto piacevolmente, anche per  le stilettate a questo o quel personaggio, molto fortemente caratterizzati, come appunto lo scrittore, l’editor della casa editrice che si atteggia a so-tutto-io ma alla fine risulta essere un personaggio abbastanza squallido, il furfantello alla Gaspare degli Aristogatti che alla fine si redime (come Don Alvaro alla fine della Forza del destino) quando tutte le tragedie si sono ormai consumate; i cattivi-cattivi che alla fine finiscono in gattabuia, e anche il blogger che insiste a pubblicare le sue critiche letterarie più o meno acute.

Mentre succede tutto questo, al libro del Malvaldi si sovrappone il romanzo di Giacomo, con le sue peripezie, il furto, il ritrovamento, e lo zampino che ci mette il suddetto blogger, il quale alla fine opererà una sana azione di umanizzazione dello sfortunato autore-di-libri-di-successo.

C’è poi il dialetto: qui confinato al barista (con una erre sola) che si vede passar davanti la girandola dei personaggi e dei fatti. Lui parla esclusivamente in pisano stretto. Che è un piacere.

Via giù, un altro Malvaldi diluviato agevolmente sul volo Pisa-Dublino. Che fa sempre bene. Ma quand’è che si torna al BarLume, al suo barrista e ai suoi omìni? Speriamo presto.

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