Pubblicato da: miclischi | 31 ottobre 2013

Pirsig e Chappell: la rappresentazione della realtà

Robert M. Pirsig: “ …. I suddenly notice the land here has flattened into a Euclidian plane. Not a hill, not a bump anywhere. This means we have entered the Red River Valley. We will soon be into the Dakotas. .... “

Robert M. Pirsig con il figlio Chris durante il suo celebre viaggio in moto: Time For a Rest At The Camp Buell State Historical Site

Il caso volle che negli stessi giorni di questo autunno 2013 si concentrassero due fatti rilevanti e in qualche modo connessi: la rilettura (a oltre 30 anni di distanza) del libro Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert  M. Pirsig e la visita alla mostra impeccabilmente allestita a Modena dalla Fondazione Fotografia con le immagini di Walter Chappell.

Nati nel 1925 l’uno (Chappell) e nel 1928 l’altro (Pirsig), non erano più dei ragazzini quando attraversarono gli anni ’60 del Novecento. Forse è anche per questo che la loro visione matura di quegli anni ci ha lasciato immagini (letterarie o visive) di grande intensità.

Lo zen, la motocicletta e la sua manutenzione, il viaggio stesso attraverso i paesaggi sconfinati degli USA, la riflessione continua sul proprio passato, sugli anni dell’Università, il rapporto sempre presente con il figlio Chris, la filosofia greca, l’uso delle parole, l’apparenza e la sostanza… Pirsig sciorina nelle sue fitte pagine i fuochi intorno ai quali ruota di continuo la sua attenzione mentale. Nella smania sempre insoddisfatta di esprimere con precisione scientifica i suoi pensieri, ma anche i fatti, le persone, i sentimenti… una rincorsa eterna per trovare nella mente e nelle parole la giusta rappresentazione della realtà.

Pubblicato in Italia da Adelhi

Pubblicato in Italia da Adelhi

Rileggere a distanza di qualche decennio questo libro monumentale, con qualche pelo grigio in più nella barba, e con parecchi chilometri motociclistici alle spalle, costituisce un piacere immenso di lettura e di riflessione.

Non fu facile, per l’autore, trovare un editore che gli pubblicasse questo testo ultracomplesso. Dopo 121 tentativi andati falliti,  un editore solitario accettò la proposta e gli inviò subito un assegno di anticipo (come racconta Pirsig stesso nella postfazione del 1984). Poi, come si sa, il libro divenne un successo mondiale. Complice forse il titolo accattivante, o la narrazione del poderoso viaggio in moto che fa da filo conduttore alle innumerevoli considerazioni filosofiche del Nostro… Raramente testi così complessi e che ruotano attorno all’ansia dell’indagine filosofica (per un centinaio di pagine si rimane inchiodati sul concetto e sulla definizione di Qualità) diventano dei best seller. Ma qui la forza narrativa dell’autore sconfigge la pesantezza dei temi, e la sua ricerca sulle differenze d’approccio fra le scuole filosofiche dell’antica Grecia risulta avvincente come i suoi racconti di viaggio fra i tornanti delle montagne, o nel deserto, o sotto la pioggia in cerca di un luogo dove montare insieme al figlio la spartanisssima tenda.

Robert M. Pirsig e la moto

Robert M. Pirsig e la moto

Credo che se vogliamo cambiare il mondo per viverci meglio non ci convenga discutere di rapporti di natura politica, inevitabilmente dualistici e pieni di soggetti e oggetti, né dei loro rapporti reciproci; e nemmeno adottare programmi pieni di cose che gli altri devono fare. Questo tipo di approccio, secondo me, parte dalla fine scambiandola per l’inizio. I programmi politici sono importanti prodotti finali della Qualità sociale, ma sono efficaci solo se è valida la struttura soggiacente dei valori sociali. I valori sociali sono giusti solo se sono giusti quelli individuali.

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La parola greca enthousiasmos mi piace perché descrive esattamente quello che succede a chi è in rapporto con la Qualità. Si colma di enthousiasmos, che significa letteralmente “pieno di theos”, cioè Dio, cioè Qualità.

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E Walter Chappel? Nato nel 1925 a Portland, Oregon, cerca ossessivamente di rappresentare la realtà -con la macchina fotografica – secondo il suo intimo sentire, “non al servizio di scopi documentaristici o commerciali“. Le foto che lo raffigurano, anzianotto, spiegare ai suoi allievi dei workshop di fotografia in foresta – completamente nudo – lasciano supporre un fricchettone della prima ora. E fricchettone, probabilmente, Chappell lo era davvero. Nel senso di fuori dagli schemi, molto concentrato sulle proprie sensazioni, sulla sua interazione con la natura, con gli altri essere umani, con l’immagine e con l’immaginario.

Walter Chappel durante un workshop di fotografia all'aperto

Walter Chappel durante un workshop di fotografia all’aperto

Gli scatti che raffigurano i riflessi di luce nell’acqua di uno stagno – nei quali non c’è un vero soggetto – hanno il potere si allargare la mente e di far intravedere mondi inimmaginabili. I boschi, le foglie, la natura… la stessa natura che Chappell ritrova nei corpi, nei dettagli delle curve di un ginocchio, di un’ascella o un seno. Non c’è mai l’anelito alla ricerca del bello, dello spettacolare, men che meno del sensazionale, negli scatti di nudo; e pare quindi inappropriato e soprattutto riduttivo che Il Sole 24 Ore, nell’annunciare la mostra di Modena, titoli I nudi di Walter Chappell in mostra a Modena. Mostra che, potendo fare un saltino a Modena, andrebbe proprio vista (è in programma fino al 2 febbraio 2014). Si intitola Eternal Impermanence.

Dettagli naturali

Walter Chappell, Nude Armpit, 1957 – Dettagli naturali

Sempre alla ricerca dell’immagine che parli da sola, che rifletta almeno in parte l’immensità dell’energia interiore del fotografo, Chappell esplora soggetti fra i più vari, che però sono sempre riconducibili al tema principe: la Natura. E come già Edward Weston (con approccio certamente non così mistico-meditativo) e Georgia O’ Keffee esplorarono la sensualità delle forme naturali, così fa anche Chappell con i suoi paesaggi “umani”; però non si limita a questo e ribalta lo specchio: raffigura dettagli dei corpi nudi di donne, ma anche del proprio, così come ritrarrebbe un fiore, un bocciolo turgido di vita o la corteccia rugosa di un albero. Non c’è bellezza ricercata, in questi scatti, né alcun intento erotico; c’è soprattutto verità. Forse quella stessa verità – sganciata da soggetto e oggetto – che cercava affannosamente Pirsig in sella alla sua moto lungo le strade infinite del Nordamerica.

Walter Chappell, Mother and Son, 1962

Walter Chappell, Mother and Son, 1962

Per la cronaca 1L’edizione italiana del libro di Pirsig è pubblicata da Adelphi nella traduzione di Delfina Vezzoli. E’ disponibile sia come libro che come e-book. La versione americana si può ordinare qui.

Per la cronaca 2: Alcune pagine ricche di fotografie raffiguranti il viaggio in moto di Pirsig si trovano qui.

Per la cronaca 3Il libro di Pirsig fu riletto in formato e-book (grazie a Lara G.!) su Amazon Kindle. Con una certa dose di riluttanza, presto superata grazie alla confortante certezza che nello scaffale degli Adelphi il libro c’era e come, vecchio e polveroso, pronto ad essere risfogliato se necessario. Difficile spiegarne il motivo, ma leggere un e-book con la consapevolezza di possedere anche il libro cartaceo è tutta un’altra cosa. Comunque, la vecchia edizione non conteneva la Postfazione dell’autore, ricca di utili informazioni e riflessioni, ma anche di drammatiche rivelazioni.

Per la cronaca 4Il sito ufficiale di Walter Chappell contiene, oltre a ricchissime informazioni, una straordinaria galleria di immagini, fra cui le elettro-fotografie della serie Metaflora. Una piccola pecca della mostra di Modena (che però caratterizza quasi tutte le mostre fotografiche) è la totale assenza di indicazioni tecniche sui materiali utilizzati per scattare le foto (medio formato? grande formato?) e in particolare per realizzare le stampe metafloristiche. Su questo progetto, infatti, si soffermano due dei figli di Chappell in una lunga video-intervista proiettata alla mostra, ma al di là di ridacchiare sul fatto che a lavorare in camera oscura con il padre c’era da prendere la scossa, rimane poco chiaro il metodo utilizzato per questa serie di foto di dettagli naturalistici. Alcune note sulle tecniche usate per la serie Metaflora si trovano qui.

Per la cronaca 5Parte del lavoro fotografico – e non solo – di Walter Chappell ha tratto ispirazione dai precetti di Georges Ivanovič Gurdjieff. Qui c’è una audio-intervista con Chappell su Gurdjieff. Forse non a caso una delle opere porta il titolo Monte analogo.

Walter Chappell: Metaflora-Rosemary-1974

Walter Chappell: Metaflora-Rosemary-1974

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Responses

  1. Ogni volta che vedo le foto di Chappel mi viene voglio di riprendere in mano la K1000, rimontare l’ingranditore e divertirmi


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