Pubblicato da: miclischi | 28 settembre 2013

I piccoli numeri nei grandi romanzi di Jean Echenoz

Del 1988: un capolavoro di 16 pagine

Del 1988: un capolavoro di 16 pagine

Quando le raffinate Editions de Minuit pubblicarono nel 1988 il brevissimo romanzo di Jean Echenoz dal titolo L’occupation des sols  (in altre parole: Il piano regolatore), la novità fece sensazione. Questo soffio narrativo di poche pagine ebbe un impatto sensazionale sul pubblico e sulla critica, tanto che nella recensione pubblicata su Le Monde  Pierre Lepape affermò senza esitazioni:

Se qualcuno vi propone di rinunciare al 90% dei romanzi francesi pubblicati nell’ultimo anno in favore di queste sedici pagine, non abbiate dubbi, accettate, farete un buon affare!

In quelle sedici pagine, infatti, Echenoz aveva racchiuso un piccolo gioiello narrativo ricchissimo di temi: il rapporto con il proprio passato, la forza ineluttabile del fato, le relazioni padre-figlio, il paesaggio urbano e le sue trasformazioni che si riflettono nei mutamenti dei paesaggi interiori…

Il romanzo di Echenoz del 2012 torna ai piccoli numeri. Non nel numero di pagine, ma nel titolo. Laconicamente: 14.

Agosto 1914, campagna francese, una persona “normale”, schiva e riservata, tanto da passare quasi inosservato a chi lo circonda,  va a fare una girata in bicicletta per andarsi a leggere in santa pace Novantatré di Victor Hugo (un altro libro che ha un numero come titolo!). E’ sabato e fa caldo. Una ventata improvvisa e inaspettata sorprende il ciclista sulle colline: sono i venti di guerra, è la mobilitazione generale, è l’entrata della Francia nel primo conflitto mondiale. Una guerra che l’ingenuità popolare supponeva durasse una paio di settimane o già di lì.

Le Rêve Idéal, l'apparecchio fotografico realizzato da Girard et Boitte agli inizi del '900: è quello utilizzato da Charles nel romando di Echenoz

Le Rêve Idéal, l’apparecchio fotografico realizzato da Girard et Boitte agli inizi del ‘900: è quello utilizzato da Charles nel romanzo 14 di Echenoz

Anthime, il ciclista, parte in guerra insieme a tre amici e a un rivale d’amore nelle attenzioni rivolte alla bella Blanche. Solo numerose pagine dopo, quasi a metà del libro,  si scoprirà incidentalmente che Charles è il fratello  di Anthime: brillante, appassionato di fotografia e di aviazione, bello, avventuroso e intraprendente.

La scelta di Echenoz, nel raccontare lo strazio di quei ragazzi rapiti alle proprie esistenze provinciali per essere catapultati negli orrori della guerra, è chiara: un racconto quasi fotografico, piano, oggettivo, senza scossoni epici, ma con una attenzione quasi maniacale ai piccoli dettagli che si possono scorgere sullo sfondo della narrazione.

E così, un sanguinoso bombardamento che fa a pezzi i fanti in trincea viene narrato con lo stesso atteggiamento sereno e distaccato con cui si nota che un cane se ne va per la strada dopo aver perso di vista la propria preda, il fatto che in una finestra non passi niente diventa un fatto rilevante come lo schianto a terra di un aereo, l’angoscia sul da farsi per chi torna mutilato o menomato dal conflitto viene trattato con un distacco quasi asettico.

Blanche non disse niente, guardò la finestra – nel cui riquadro non passava niente, né il minimo uccellino, né niente – poi si guardò le mani

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Anthime seguì con lo sguardo l’animale sconsolato, che ora tirava dei bordi a destra e a sinistra, sempre con la sua erezione persistente ma ormai inutile, visto che il suo oggetto del desiderio si era evaporato durante l’incidente, prima di sparire all’angolo della rue de la Verriere.

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… ma è pur vero che tra i ciechi si incontrano meno spesso dei macellai che dei pianisti.

Uscito nel 2012

Uscito nel 2012

C’è la partenza, e c’è il ritorno, oppure la morte – con la variante atroce e pur lieve della menomazione grave –  o la diserzione quasi per caso; ci sono le vicende di questi cinque ragazzi partiti in guerra, e le vicende di chi è rimasto a casa: la donna in attesa di uno dei due fratelli (o di tutti e due), l’azienda familiare che deve tirare avanti, le angosce di chi è ancora giovane ma se il conflitto durerà a lungo sarà inesorabilmente chiamato alle armi.

Una scrittura lievissima racconta fatti pesantissimi. L’ironia affiora a tratti, condita sapientemente dall’autoironia del romanziere. Una lettura molto appagante, un invito a riaffacciarsi su quegli eventi di cent’anni fa dalla prospettiva del nuovo millennio, quando forse le piccole e grandi vicende delle persone non sono poi così cambiate, né sono cambiati gli orrori di tutte le guerre.

Per la cronaca 1: In questo video molto intenso l’autore racconta le origini del romanzo.

Per la cronaca 2: Del romanzo di Echenoz dedicato a Ravel si era ragionato tempo fa qui.

Pubblicità della macchina fotografica Le Rêve Idéal (1904)

Pubblicità della macchina fotografica Le Rêve Idéal (1904)

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Responses

  1. […] a costellarsi di romanzi rievocativi, ispirati a quegli anni terribili. Si ragionava tempo fa qui sul romanzo di Jean Echenoz laconicamente intitolato 14. Ma un ben più corposo romanzo, vincitore […]

  2. […] prendetevela troppo, sono solo uno scrittore. Ma al lettore che ha amato le descrizioni sottili nei grandi romanzi dei piccoli numeri, sembra che in questi racconti l’autore abbia fatto proprio apposta, a esagerare. Passons, ci si […]


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