Pubblicato da: miclischi | 24 settembre 2013

Messa in si minore con Sir John nel Duomo di Pisa

Il Monteverdi Choir in cima alla torre si Pisa

Il Monteverdi Choir in cima alla torre di Pisa

La Messa in si minore di Bach non è user-friendly. Per lo meno non come altri possenti lavori vocali bachiani (Cantate, passioni, Magnificat…). Rimaneggiamenti successivi, aggiunte e arrangiamenti, rielaborazioni, compromessi dovuti alla necessità di conciliare le esigenze liturgiche protestanti con quelle cattoliche, insomma un puppurrì. Poi: assenza di recitativi, preponderanza del coro, pur con incursioni di arie e duetti che, a detta dello Spitta, testimoniano , pur in questa composizione austera, l’influenza dell’opera italiana…

Festival Anima Mundi 2013 a Pisa. Per la Messa in si minore di Bach arriva Sir John Eliot Gardiner , direttore artistico del festival, con i suoi complessi strumentale e vocale: gli English Baroque soloists e il Monteverdi Choir. Gran daffare di code e controcode per aggiudicarsi i biglietti gratuiti due giorni prima del concerto. C’è chi mugugna, chi sostiene che un biglietto a pagamento (modesto) acquistato via Internet sarebbe forse più umano… tanto si sa, non manca mai chi ha da lamentarsi.

Ma questo evento, questa messa e questi interpreti hanno davvero richiamato un gran pubblico, e la cattedrale era piena.

Il Direttore degli english Baroque Soloists nonché Direttore Artistico di Anima Mundi: Sir John Eliot Gardiner

Il Direttore degli English Baroque Soloists nonché Direttore Artistico di Anima Mundi: Sir John Eliot Gardiner

Già, la cattedrale. L’acustica cangiante, la visuale incerta (se c’è poi di mezzo il pulpito di Giovanni Pisano… o quelle inusitate colonne enormi…). Insomma, siamo in duomo e non una sala da concerto. E così succede che tranne quelle poche decine di fortunati col posto nelle prime file centrali, si vede poco e si sente male. Chi c’era preparato non ne rimane troppo deluso; chi si aspettava un concerto “vero” un po’ si indispettisce.

Bizzarrie dell’acustica cattedralica: dalla navata nord (quella del succitato pulpito) nella prima aria la voce del soprano (con violino solista) praticamente  non si sentiva. Vai, disse qualcuno; un’altra solista sfiatata. Poi però, nel successivo duetto con tenore, lo stesso soprano, posizionata un paio di metri più in là, fece arrivare una potente voce squillante. O allora? Bisogna farsene una ragione.

Peccato che ne siano rimaste penalizzate, da questa acustica inidonea, anche le parti orchestrali dei “tutti” e i cori a voce spiegata.

Accettabile, anzi più che buona, invece, la voce del coro nei piano , nei quali fra l’altro si è percepita la straordinaria amalgama del complesso vocale e la sua impeccabile intonazione. Per esempio nei due brani contigui Et incarnatus estCrucifixus.

La flautista Rachel Beckett (ma nella messa di Bach suonava il Traversiere con la collega Christine Garratt)

La flautista Rachel Beckett (ma nella messa di Bach suonava il Traversiere con la collega Christine Garratt)

Grande resa strumentale, analogamente, nelle parti solistiche, con una nota di merito in particolare per le flautiste, gli oboisti e la violinista. Nei tutti nei quali avrebbe potuto palesarsi la maestosità dei suoni, invece si impastava tutto nelle volute delle cupole, dei transetti, colonnati e navate, e… addio la boccetta!

Complessi musicali ad alto tasso di democrazia e con quote rosa abbondantemente rispettate (nell’orchestra ci sono più donne che uomini, comprese le due contrabbassiste!). I solisti canori si palesano solo quando è il loro turno, lasciano il proprio scalino del coro, per farvi tosto ritorno finita l’aria. Nessuna concessione al protagonismo. I cantanti, solisti o coristi, son tutti sullo stesso piano. Lo stesso per i solisti strumentali, ma questo, si sa, è la prassi.

Alla fine? Bella serata, atmosfera magica, conferma dell’alta qualità dei complessi di Sir John, riascolto della Messona di Bach, che fa sempre bene, anche se in alcuni brani i tempi incalzanti di Gardiner (complice forse l’acustica) hanno un po’ svilito la possanza della musica bachiana non permettendo di apprezzare i dettagli del fraseggio.  Una maratona di oltre due ore senza intervalli (manco fosse un concerto di Bruce Springsteen!) e anche quasi senza soluzione di continuità fra un brano e l’altro (tranne due pause per la riaccordatura degli archi). Fino alla magia dell’Agnus Dei.

Poi gli spettatori escono dalla cattedrale, fanno per fermarsi a far due chiacchiere del dopo-concerto e si trovano davanti la torre fiocamente illuminata con dietro la luna già sorta da dietro i monti. E allora, tutto sommato: abène i grandi concerti in Duomo!

Gli English Baroque Soloists fuori dal Duomo di Pisa

Gli English Baroque Soloists con Sir John Eliot Gardiner fuori dal Duomo di Pisa

Annunci

Responses

  1. Mi chiedo se in situazioni come questa, acustica diciamo ballerina, gli esecutori, dal direttore ai coristi, restino comunque soddisfatti… perché insomma ok bella l’ambientazione, però l’acustica è praticamente tutto, no?
    Sir Gardiner l’ho sentito intervistato prima dell’inizio del concerto su radio3: very English, ma coinvolgente, infatti speravo facessero la diretta


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: