Pubblicato da: miclischi | 20 agosto 2013

Highbeam Fernlicht 2013: motoviaggio nel sud-est

Duemilanovecentosessantotto chilometri, sedici giorni, nove regioni, cinque campeggi, tre case di amici o parenti, tre mari… insomma un bel motoviaggio come si deve lungo le strade calde e assolate dell’Italia d’agosto. Verso il sud, o meglio il sud-est. Di questa bella smotorata rimangono sprazzi di avventura e disavventura, soli, spiagge e scogli, città, coste, visi, fiere e sagre, cibi, bevande e un bel bagaglio di ricordi e considerazioni.

L'itinerario indicato dalle registrazioni GPS della macchina fotografica

L’itinerario indicato dalle registrazioni GPS della macchina fotografica

La carta ACI del 1966

La carta ACI del 1966

La navigazione. Una bella carta stradale (Stato delle strade d’Italia) offerta dall’ACI ai suoi soci nel 1966 fa proprio comodo. Nella tasca trasparente della borsa da serbatoio abbraccia porzioni di penisola che corrispondono bene alle tappe giornaliere e inducono a una navigazione “a occhio”, in considerazione dello scarso dettaglio e della vetustà (a quei tempi non c’erano né la Salerno-Reggio Calabria né l’autostrada Adriatica). Ci si trova quindi a navigare a vista nel dedalo di stradicciuole provinciali, comunali e poderali a sud di Roma, o nella terra di nessuno fra Puglia e Basilicata nell’entroterra di Foggia. Si scoprono luoghi che mai si sarebbero visti seguendo percorsi autostradali (un esempio fra tutti: il bar “Four Streets” sulla direttrice Lavello-Canosa) e si assapora l’antico piacere del perdersi nelle campagne.

Una contro-indicazione: la carta è sottile e nel piega e ripiega e dispiega e accomòda nella tasca trasparente, fatalmente tende a lacerarsi. Tanto il suo ormai si può dire che l’abbia fatto, alla sua età…

Al Forno del Procoio: il cuoco Sandro Coviello al lavoro

Al Forno del Procoio: il cuoco Sandro Coviello al lavoro

Mangiare e bere. Sosta consueta al Forno del Procoio a Fossanova, e poi giù, giù… Dalle terre mozzarelliche dal sud di Roma a dappertutto, ai ristorantini improvvisati sul bordo del mare in Campania, ai ristori dei campeggi, al tavolino assolato ancorché ombrellato con salumi e formaggi materani, al caffè alla salentina con ghiaccio e latte di mandorle, alle grigliate portentose in giardino agli arrosticini a cavallo fra Abruzzo e Molise, per approdare alla cucina marchigiana di pesce accompagnata a fine pasto dalla Moretta (fotocopia del ponce livornese) e infine i salumi appenninici a Bocca  Serriola… In Italia si mangia bene dappertutto. Ma una menzione speciale va riservata alle sagre del Capo di Leuca. Banchini assortiti con sapori assortiti, i pezzetti di cavallo, le pittule, le verdure, i dolci misti… Con 10 euro ci si sfonda di cibi gustosissimi, si vaga per borghi stupendi, si assiste a uno spettacolo di musica in piazza e ci si sofferma – finalmente nel fresco della sera – ad osservare la varia umanità a passeggio. I cestini della spazzatura di Castrignano del Capo erano sigillati,  la sera della sagra, per indurre tutti i mangiatori a servirsi dei bidoni della raccolta differenziata, dove appositi ragazzi e ragazze in divisa istruivano il popolo sul come disfarsi appropriatamente dei rifiuti. Educazione ambientale e educazione alimentare: un bel connubio!

Il Ciolo al tramonto: la folla di bagnanti se ne è andata.

Il Ciolo al tramonto: la folla di bagnanti se ne è andata.

Mare. C’è il Tirreno affollato e casinoso delle spiagge campane; c’è la spiaggia del metapontino che sparisce a vista d’occhio anno dopo anno;  c’è lo Jonio pugliese nel quale si trovano incredibilmente porzioni di scogliera quasi deserte a ridosso di ferragosto (complice la proverbiale scomodità degli scogli salentini); ci sono le insenature strette ed alte del Ciolo e di Acquaviva, sull’Adriatico salentino, terreni di cimento tuffistico, con folla pazzesca fino a poco prima del tramonto, quando finalmente arrivano gli omìni e le donnine dei dintorni, mentre i giovinastri del norditalia si avviano stancamente ai rituali della serata in vacanza, ognuno con il proprio smart-phone in mano, accessorio indispensabile per le nuove generazioni al mare… C’è infine il litorale marchigiano con gli stabilimenti ombrellonati che si affacciano sulla bagnarola adriatica dove l’acqua rimane al polpaccio fino a chissà dove, tanto che non ci sono neanche i famosi cartelli di “limite delle acque sicure”. Roba che su quei lidi uno va piucchealtro a farsi un pediluvio, altro che bagno! Abène il mare del Salento. Probabilmente le coste più godibili d’Italia (isole escluse!), anche in virtù della possibilità di scegliere la costa adriatica o jonica a seconda delle condizioni meteomarine, dell’ora del giorno o dell’umore.

Il sito archeologico di Paestum minacciato dall'Ailanto

Il sito archeologico di Paestum minacciato dall’Ailanto

Ailanto. Girando in lungo e in largo in moto, per strade e stradine, superstrade ed autostrade, si può collezionare un bel campionario di osservazioni sulla diffusione incontrollata di questa specie aliena invasiva. Albero del paradiso un corno: questo albero orientale si diffonde dappertutto a velocità impressionante e sta minacciando i paradisi naturali delle nostre campagne e delle nostre coste, ma costituisce una grave minaccia anche per le nostre città e per i siti archeologici del Belpaese (la cinta muriaria di Paestum, nel settore nord-occidentale, è interamente ricoperta di un cespuglieto di Ailanto). Pare che nessuno si stia seriamente occupando di questo problema.

Dentro alla Chiesa le Cento Pietre a Patù

Dentro alla Chiesa le Cento Pietre a Patù

Salento. Mèta principale del viaggio, non delude mai. Non conviene di certo stanziarsi in un campeggio e lì rimanere (come pare facciano i numerosi camperisti con autocaravan enormi). Il Salento è fatto apposta per girare, girellare, fra coste, porti e paesi, lungo stradine fra gli oliveti, navigando a caso lungo le ferrovie desuete per scoprire di volta in volta luoghi d’incanto. Tutti i paesini del Capo, distribuiti a casaccio non lungo alcuna direttrice, ma come piovuti lì per caso come le foglioline di prezzemolo spruzzate su un bel piatto di linguine allo scoglio, riservano qualche sorpresa. La hit della visita di quest’anno: la Chiesa le cento pietre a Patù. Ma ci sono le viuzze nel centro di Castrignano, la torre inaspettata in mezzo a Salignano, castellli e castelletti, masserie, chiese e chiesette (Leuca Piccola!), sotterranei, ruderi, barrini dove fermarsi per una bibita, e soprattutto le stradine che seguono percorsi imprevedibili e conducono dove vogliono loro. Una terra da esplorare con lentezza. Come direbbe Mino De Santis (per inciso, visto in concerto nella bella piazza centrale di Tuglie): Salentu lentu lentu.

Sullo sfondo: la casa cantoniera dell'ANAS a Lauria

Sullo sfondo: la casa cantoniera dell’ANAS a Lauria

BMW R80 RT. La vecchietta invecchia inesorabilmente, ma continua a farsi onore. La scritta Highbean Fernlicht sotto alla spia del faro abbagliante è quasi del tutto scolorita, ma la famosa comodità di questa moto da gran turismo è stata confermata alla grande. Qualche acciacchetto, naturalmente, rabbocchi d’olio frequenti, il tachimetro che segna un po’ quel che gli pare, la spia delle frecce che smette di funzionare, una preoccupante dentellatura sul tubo dell’olio del freno a disco anteriore (e unico)… ma alla fine questi tremila chilometri se li è sciroppati ben bene senza “problemi maggiori”.  Curioso invece che la categoria di moto più vista sulle strade di questo viaggio sia stata la variegata e rumorosa schiera delle Harley, la gameno-moto forse più antitetica alle vecchie BMW, prima della loro fatale giapponesizzazione del look ed elettronicizzazione degli impianti.

Per la cronaca: Un album web con una selezione di foto scattate durante il viaggio si trova qui.

Tramonto a Matera

Tramonto a Matera

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