Pubblicato da: miclischi | 30 luglio 2013

Joan Baez, Milano 1970, vinile

In copertina un disegno di Joan Baez

In copertina un disegno di Joan Baez

Oh, che fortuna: nell’alquanto squallido mercatino estivo di Via Tullio Crosio a Marina di Pisa, dove bancarelle di cianfrusaglie affollano il lungomare una volta ogni tanto – meno male solo una volta ogni tanto – fu trovato anche un piccolo gioiello.

Il disco a 33 giri, ossia il long playing, ossia quel che oggi più comunemente di chiama il vinile  del concerto milanese di Joan Baez all’Arena Civica di Milano nel 1970.

Un piccolo gioiello per più di un motivo: in prìmisi il piacere di risentire la voce straordinaria della Baez che si sprigiona dai solchi fisicamente incisi nel vinile, appunto; poi il piacere supplementare di una performance registrata dal vivo, nella quale le voci e i rumori e il contesto giocano un ruolo determinante; ma anche il piacere di maneggiare questo LP “Orizzonte” che a suo tempo costava “L. 3.000 IVA COMPRESA”.

Si diceva della performance dal vivo. La Baez non si capacita del fatto che durante un concerto ci siano gruppi di persone che rumoreggiano fragorosamente; e infatti inserisce qua e là, fra una strofa e l’altra di alcune delle sue canzoni, anche un accorato sssshhhhh! Poi ci sono i numerosi interventi in italiano della cantante, che spiega alcuni dei pezzi, che li dedica, che li contestualizza. Ma ci sono anche i curiosi inserti e varianti (nel testo di Farewell Angelina compaiono perfino i Carabinieri!). E i carabinieri sono anche evocati in un altro punto del concerto, quando all’improvviso la Baez si interrompe durante la canzone A song for David per esclamare: No Carabinieri, per piacere!

C’è la canzone di Gianni Morandi cantata in italiano (C’era un ragazzo che come me), c’è Suzanne di Leonard Cohen, c’è la struggente Where have all the flowers gone di Pete Seger e anche il Joe Hill che aveva cantato a Woodstock l’anno prima; c’è Kumbaya che si interrompe per sopravvenuto violentissimo temporale, che mette fine al concerto. Tredici brani in tutto per un album davvero ben riuscito.

Il retro della copertina

Il retro della copertina

Per la cronaca 1: Scuriosando su Youtube si scopre che ci fu a suo tempo un servizio di RAI3 sull’evento, parte del quale è visibile qui; un filmato di una ventina abbondante di minuti (che comprendono fra l’altro il brano Donna donna che nell’album non c’è), ma che è interessantissimo soprattutto per l’introduzione dell’anonimo giornalista che si distingue in particolare per il desueto aggettivo folkloristico al posto del più comune e appropriato folk.

Per la cronaca 2: Per un articolo del Corriere della Sera sull’evento, si veda qui.

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Responses

  1. […] in questo CD, come nell’album italiano di Jean Baez di cui si ragionava qui, c’è qualche inserto in italiano (mi dispiace di non poter parlare italiano), ci sono le […]


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