Pubblicato da: miclischi | 26 luglio 2013

Un Rigoletto a Casa Puccini

Rigoletto (Devid Cecconi) sul Lago di Massaciuccoli

Rigoletto (Devid Cecconi) sul Lago di Massaciuccoli

Un’opera di Verdi a Torre del Lago? Davvero non c’è più religione. Magari ci sarà anche qualche puccininano purista che si è sdegnato. Ne sarebbe stato felice di sicuro invece il grande Walter Mazzi, che quando lavorava al Festival sopportava a fatica le smancerie e gli sdilinquimenti pucciniani, e di nascosto gridava Viva Verdi! durante le prove del coro…

Allora un Rigoletto a Torre del Lago, grazie all’occasione del bicentenario. Sotto la direzione attenta di Boris Brott, con le giravoltanti scene di Alfredo Troisi e la regia di Renzo Giacchieri.

L’opera all’aperto può piacere, ma anche non piacere. Ganzo stare in riva al lago, anche se fra le imponenti torri del palco; bello vedere la luna quasi piena; bello un po’ meno vedere i nuguli di insetti alati sopra all’orchestra nei fasci dei riflettori, bello ancora meno sentirsi attanagliare dalla guazza appiccicosa che si mescola con la calura estiva; poi c’è l’acustica o la non-acustica… ma tant’è: così è il festival pucciniano, anche quando risuonano le note di Verdi.

Sfarzosissimo primo atto nel quale viene messa in luce soprattutto la débauche del Duca, con tanto di fìa seminuda in scena a far da modella a pittore di scene silvestri di ispirazione mitologica… Grande, grandissima presenza scenica, oltre che di voce, di Rigoletto (Devid Cecconi) che riesce benissimo nel rendere non solo il lato tragico di Rigoletto (cosa che fan quasi tutti i baritoni) ma anche quello – appunto – buffonesco. Emerge per statura scenica e canora anche Monterone (il basso coreano Choi Seung Pil, già Timur nella recente Turandot pisana) e ci fa un’ottima figura il coro diretto da Stefano Visconti  (che ribadirà anche nella seconda scena del primo e nel secondo atto).

Lo sfarzo del primo atto

Lo sfarzo del primo atto

Lui e lei? Il Duca (Francesco Demuro), di buona presenza, scenica è un po’ variabile come rendimento canoro, ma alla fine risulta soddisfacente;  lei (Ekaterina Bakanova), la poveretta Gilda, sembra dotata di una voce con la quale può arrivare dove vuole, e riesce a far sembrare un po’ meno pallose le litanie col babbo in attesa di Gualtiero nella seconda scena.

Il sicario Sparafucile e sua sorella Maddalena, non del tutto convincenti, intristiscono un po’ l’ultimo atto, ma lo spettacolo nel suo insieme è risultato alla fine molto godibile, anche se la responsabilità della buona prestazione d’insieme è sembrata pesare tutta sulle poderose spalle (+ la gobba?) di Rigoletto.

Parlando del finale, c’è una curiosa novità in questo allestimento: il saccone deforme che contiene il corpo di Gilda, infatti, viene caricato su un carretto da parte di una specie di Lothar che compare dal nulla. E qui il primo tonfo del corpo sul barroccio. Poi, al momento della illusion notturna, quando Rigoletto sente cantare alla lontana La donna è mobile, il carretto viene mollato di colpo e il pubblico si interroga sull’adeguatezza delle imbottiture e sulle sorti della povera Gilda la quale, ancorché morente, rischia di ritrovarsi anche piena di lividi…

Abène, il Rigoletto…


Responses

  1. insomma la gilda c’è rimasta anche ‘sta volta


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