Pubblicato da: miclischi | 17 luglio 2013

Arles, Les Rencontres 2013: B/N, ma non troppo

L'edizione 2013

L’edizione 2013

L’edizione 2013 degli incontri fotografici di Arles, con le sue dozzine di esposizioni in siti magnifici ed allestimenti impeccabili, si annunciava come il momento del grande riscatto del bianco e nero.  L’anno scorso si saltò, ma nell’edizione 2011 fu notato un preoccupante allargarsi degli spazi dedicati alla gamenografia, a internet, alle foto con i colori finti (iper-sforzati oppure, come va di moda negli ultimi tempi, slavatini, pardon, desaturati). Ben venga, si aspettava quindi il visitatore del 2013, un ritorno alle origini, cioè il bianco-e-nero dei grandi fotografi del passato, rivisitato dai fotoartisti, fotocronisti, tecnici o comunicatori, di oggi.

Macché… Tranne rarissime eccezioni, il bianco e nero sembra essere rimasto appannaggio dei grandi del passato, mentre per lo più i fotografi di oggi, col bianco e nero, o non hanno niente da dire, o non sanno come dirlo.

Un’edizione che è apparsa comunque un po’ sottotono, apparentemente con meno esposizioni “grandiose” rispetto ad alcune degli ultimi anni, con meno mostre che rimangono con forza incise negli occhi e nella memoria del visitatore. Eppure permane la bellezza dell’evento nel suo insieme, della città, dei luoghi espositivi, delle officine delle ferrovie (una giornata piena va via tutta soltanto lì), il piacere di scorrazzare in lungo e in largo per la città con la bicicletta presa a nolo all’ormai tradizionale Camping City, i barrini e i ristorantini che sciorinano i micro-tavolini nelle piazzette e nei vicoli…

Come di consueto, ecco qui alla rinfusa qualche highlight dalle mostre di quest’anno.

Una montagna di diapositive sul tavolo luminoso, ma l'immagine raffigurata è una sola.

Una montagna di diapositive sul tavolo luminoso, ma l’immagine raffigurata è una sola.

Nella Chiesa dei Saints Precheurs, una installazione sull’importanza delle immagini nella comunicazione di massa e nella diffusione delle notizie. L’artista cileno Alfredo Jaar propone una serie di lavori e di messaggi dal fortissimo impatto, da una montagna di diapositive che riportano sempre solo un’immagine, quella dello sguardo di un bambino scioccato dal genocidio in Rwanda; alle fotografie senza immagini, scritte nere che descrivono le foto senza che queste vengano esposte; micro-ritratti iper-illuminati di grandi donne di paesi lontani; una denuncia del progetto di Bill Gates di seppellire sotto terra un archivio fotografico universale, fino alle copertine di LIFE presentate come arazzo ornamentale. La potenza della fotografia non richiede necessariamente di esporre fotografie.

Le mani di Giuseppe Penone

Le mani di Giuseppe Penone

L’esposizione di Giusepppe Penone, tutte foto in bianco e nero, ma anche oggetti, ortaggi e sculture, era presentata come uno dei cardini degli Incontri di quest’anno. Classe 1947, cultore dell’arte povera, presenta dei lavori molto programmatici, ma con poco mordente. E poi, pigiare un cuneo di ferro a martellate in un albero, ancorché vi siano incisi (sul cuneo) i caratteri di lettere e numeri, al di là del forte valore simbolico forse non è poi così envinronment-friendly. Molto potenti casomai le forme delle mani.

Lee Ufan: ambientazioni straordinarie

Lee Ufan: ambientazioni straordinarie

Presentate come come contraltare di Penone (nel senso dell’arte povera), le realizzazioni del coreano Lee Ufan costituiscono una vera anomalia in questa rassegna 2013: infatti non sono fotografie: installazioni di sassi e oggetti, ma in ambientazioni davvero superbe. Un po’ il simbolo delle strategie adottate per alcune delle mostre di quest’anno: gli ambienti prevalgono sui contenuti (e in particolare sui contenuti fotografici) esposti.

Uno degli allegri campeggiatori di jamet

Uno degli allegri campeggiatori di Jamet

Ed ecco uno dei classiconi straordinariamente efficaci di quest’anno: la documentazione, da parte di Pierre Jamet, delle attività della Associazione Laica degli Ostelli della Gioventù negli anni ’30. Escursionisti, campeggiatori, autostoppisti, naturisti, sciatori con lo zaino in spalla, corvé di cucina e docce in cortile… questa gioventù progressista e intellettuale (alcuni ragazzi fumano ostensibilmente la pipa, mica sigarette!) sarebbe scivolata di lì a poco nella tragedia della seconda guerra, e alcuni dei ragazzi e delle ragazze ritratti da Jamet negli Ostelli di Francia al mare, in campagna o in montagna, avrebbero finito le proprie vite  nei campi di sterminio. Una documentazione gioiosa e tragica al tempo stesso, con una cura fotografica molto efficace e una ricchezza documentale ed estetica straordinaria.

L'antica arte del ritocco a mano per i giornali

L’antica arte del ritocco a mano per i giornali

Tra le varie altre gamenità che non sono worth mentioning, spicca invece l’esposizione della collezione di Raynal Pellicer, dal titolo A fonds perdus. Una specie di inno alla fine arte che fu del ritocco fotografico in vista della pubblicazione su giornali e riviste: tagli, modifiche, sfumature, vignettature, scontornamenti, etc. Soprattutto divi di Hollywood, ma anche personalità dello sport, politici, etc. Vestigia di un’arte che fu. E dei suoi fatti e misfatti.

Il fotografo finlandese Arno Rafael Minkkinen ha dedicato tutta la sua vita artistica a fotografare parti del suo corpo (soprattutto braccia e gambe, mani e piedi, ma anche torsi, schiene,  molto raramente il suo viso) in contesti paesaggistici fortemente lacustri e nordici, a volte nevosi. Ritratti inquietanti.

Minkkinen: solitudine nordica

Minkkinen: solitudine nordica

Un po’ sconcertante lì per lì, questo inno alla solitudine nordica alla fine risulta molto potente, nel suo intento rigidamente programmatico, nella qualità tecnica delle realizzazioni, tutte in bianco e nero, e nelle ambientazioni. Occasionalmente, accanto alle sue membra compaiono altre persone: un bambino, una donna, visi e corpi “alieni” che di fatto isolano ancor di più l’artista nel suo intento solitario. Alla fine questa esposizione fra l’altro molto estesa tra numerose sale, rimarrà come una delle più presenti nella memoria di questa visita caleidoscopica agli Incontri del 2013.

Installazione sulla memoria familiare di due sorelle libanesi

Installazione sulla memoria familiare di due sorelle libanesi

Jean-Louis Courtinat registra le ambientazioni drammatiche dei rifugi per senzatetto, degli orfanotrofi e dei reparti di oncologia infantile. Usa soltanto un obiettivo con focale 28 mm perché sostiene che lo mette alla giusta distanza dal soggetto. Un esempio classico ma efficace di fotografia di denuncia e di testimonianza sociale.

Partendo dagli album di famiglia, aggiungendo le corrispondenze (lettere e cartoline), testi, voci dei parenti sparpagliati nel mondo, due sorelle libanesi, Yasmine Eid-Sabbagh e Rozenn Quéré, ricostruiscono la vita della propria famiglia, della altre due sorelle, dei mondi vissuti e dei mondi possibili in una installazione di grande efficacia dal titolo Vies possibles et imaginaires.

Martin Becka esplora il boom edilizio a Dubai fotografando con una macchina a grandissimo formato. Interessantissimo in questo caso, più delle immagini stesse, il video nel quale viene dettagliato tutto il procedimento, dalla ripresa allo sviluppo dei negativi in un laboratorio volante approntato in situ.

La Torre di Pisa secondo Tillmans

La Torre di Pisa secondo Tillmans

A Wolfgang Tilllmans ni garbano parecchio i fari delle macchine. Infatti questi accessori automobilistici ricorrono di frequente fra i suoi soggetti esposti in roboanti stampe a colori in formato 1,5 per 3 metri e anche più. Ma, ahimé, non bastano gli ingrandimenti per fare delle belle foto… Se lo scopo era quello di fare una esposizione d’impatto, questo è stato raggiunto. Ma la potenza e la profondità delle foto sta altrove che nelle dimensioni delle stampe. Toh, c’è anche la Torre di Pisa…

Spettacolarissime davvero, e non solo perché super-ingrandite, le foto scattate sulla superficie di Marte dalla sonda della NASA.  Un po’ meno convincenti quelle scattate di soppiatto da Miguel Angel Rojas ai traffici sessuali in un cinemino sgarrupato a Bogotà; ma anche quella è documentazione fotografica.

Nel padiglione di Gordon Parks

Nel padiglione di Gordon Parks

Grandiosissima la mostra di Gordon Parks, noto, oltre che per la qualità dei suoi scatti, per essersi fatto strada nel mondo della fotografia di alto livello nonostante il colore della sua pelle. Si arriva un po’ esausti, alla mostra di Parks, visto che si trova proprio nell’ultimo capannone degli Ateliers delle ferrovie. Ma lo sforzo è largamente ricompensato dagli scatti di grandissima intensità, e dall’efficacissimo documentario sulla sua vita e sulla sua costante missione di riscatto in nome della sua gente. E ci sono anche ampi estratti anche di due film da lui realizzati. E le foto di Ingrid Bergman con Rossellini a Stromboli? Grandiose. Gran personaggio e gran fotografo davvero, Gordon Parks!

Di grandissima efficacia e impatto anche le immagini in bianco e nero realizzate dal fotografo libanese Samer Mohdad sulle varie sfaccettature dei mondi arabi. Foto di reportage, foto di ambientazione geopolitica, foto di documentazione sociale. Per di più la sua mostra si trova proprio accanto al padiglione di Gordon Parks: queste due mostre alla fine del percorso torrido ripagano dalle fatiche di tutta la giornata e riconciliano con la fotografia di qualità. Proprio la mostra di Mohdad,  in bianco e nero, d’attualità, nel quadro di un progetto creativo e documentale contemporaneo, dimostra che il bianco-e-nero è vivo, e a saperlo usare ha ancora parecchio da dire.

All'ingresso del padiglione di Samer Mohdad

All’ingresso del padiglione di Samer Mohdad

Sugimoto, stampe su seta

Sugimoto, stampe su seta

Hiroshi Sugimoto è presente in questa edizione con due esposizioni, entrambe montate in modo impeccabile e di grande effetto ma che a dirla tutta sfiorano appena la fotografia. Casomai hanno più a che spartire  con le arti grafiche, tanto i grafismi sono appunto esasperati. Una mette in mostra delle sorte di monoliti verticali che in realtà raffigurano foto scattate all’orizzonte (e ruotate di 90 gradi) al calare della luna, con tanto di scia luminosa dovuta alle lunghe esposizioni. L’altra invece, sempre di ispirazione orizzontale, ma stavolta con foto ispirate dalle luci del sole al cambiare dell’angolazione sull’orizzonte, e con correzione prismatica del colori; le immagini sono state realizzate con una Polaroid, e poi trasferite su seta per farne capi d’alta moda.

24 ore di foto su Flickr:la cascata di immagini di Eric Kessels

24 ore di foto su Flickr:la cascata di immagini di Eric Kessels

Viviane Sassen, fotografa di moda, esplora le sue modelle – a tratti con forti tinte erotiche – in modo originale (nello show dal titolo In and out of fashion) e presenta, oltre agli scatti a colori, anche una riuscitissima video-installazione.

Affascinanti le immagini di archeologia industriale scattate in Germania da Bernd e Hilla Becher, in mostra alla Scuola Nazionale di Fotografia.

Erik Kessels presenta due lavori in sale adiacenti: in uno espone la sua fissazione per gli album di famiglia (che si accatta nei mercatini e poi ci lavora su), nell’altro si è piccato di scaricare e stampare tutte le foto caricate su Flickr nell’arco di 24 ore (ecco un rigurgito della smania foto-internettistica dell’edizione 2011!). Le stampe sono esposte sotto forma di immensa cascata di immagini, da un balconata fin giù al pavimento del piano si sotto nel palazzo dell’Arcivescovato. Effettone sicuro, ma dé…

Tra gli scatti di Sergio Larrain

Tra gli scatti di Sergio Larrain

Dulcis in fundo: due mostre davvero straordinarie: la retrospettiva del cileno Sergio Larrain, grande documentatore di popoli latino-americani, ma anche di Londra, Roma, la Sicilia… cippianamente vagabondo, affiliato all’Agenzia Magnum, collaborò con Pablo Neruda e produsse scatti di grande potenza e duratura efficacia. Poi fece la botta e si ritirò in meditazione in un luogo isolato: scriveva, disegnava, solo occasionalmente scattava qualche foto. E nella mostra a lui dedicata vengono proiettate anche le pagine del suo ultimo quaderno fitto di messaggi universali che oggi chiameremmo in stile new age.

E poi una mostra fatta di due esposizioni complementari e forse per questo installate schiena contro schiena sui due lati di un muro-supporto nella stanzetta più alta che si affaccia sul chiostro di Sant’Eufrimio, o come diavolo si chiamerebbe in Italiano.

Le gradinate di Avignone, prima di affacciarsi sul chiostro dall'alto.

Le gradinate di Avignone, prima di affacciarsi sul chiostro dall’alto.

Sono foto che celebrano la grandiosità del festival di teatro di Avignone e che riprendono, con criteri diversi ma entrambi ispirati al tema del tempo che passa, ora lo stage, ora le gradinate.

Nelle foto delle gradinate si tratta di immagini a posa lunghissima (infatti: l’intera durata dello spettacolo). E si vedono persone di grande fissità e persone smaniose; si vedono le tracce luminose dei telefonini accesi durante gli intervalli… insomma un’altro modo di vedere il pubblico teatrale.

L’altra serie invece è fatta di mosaici che ritraggono il palcoscenico e lo sfondo della scena: possono apparire, si direbbe quasi casualmente, scene di montaggio della scena o pezzi di diverse rappresentazioni, scene notturne o diurne: insomma immagini di grandissimo effetto. Grandi idee dei fotografi Stéphane CouturierFrédéric Nauczyciel.

E anche quest’anno è andata. Gioia, stupore, insofferenza, ispirazione… tutto quello che un grande evento d’arte dovrebbe offrire questi incontri di Arles effettivamente lo offrono. Arrivederci al 2014.

Per la cronaca 1: Un foto-album realizzato durante le visite di quest’anno si trova qui.

Per la cronaca 2: si era ragionato in precedenza su queste pagine a proposito degli inconti della fotografia si Arles del 2009, 2010 e 2011.

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Responses

  1. splendido post!
    la voglia di andare è aumentata, di vivere quelle stradine, la fabbrica le piazzette. fai sorgere il desiderio di incontrare qualche fotografia che sia valsa la pena d’essere stata esposta altre che mi deludano altre che mi insegnino.

  2. […] (Les rencontres de la photographie). E’ sempre una tappa obbligata. Sarà che era dall’edizione 2013 che non si ripassava da Arles, sarà che è cambiata la grafica del logo, sarà che i lavori in […]


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