Pubblicato da: miclischi | 1 luglio 2013

Nikolaus Harnoncourt: un’intervista straordinaria

Giugno 2013

Giugno 2013

Potendosi procurare il numero di Giugno 2013 della rivista francese Diapason si ha il piacere immenso di leggere un’intervista molto estesa (ben sette pagine) a una delle icone della musica colta e in particolare della musica barocca: Nikolaus Harnoncourt. Il giornalista Ivan A. Alexandre è riuscito laddove molti altri avevano fallito, superando anche l’opposizione della moglie del Maestro, Alice, contattata per telefono (Non concede più interviste, sa. Ha già detto tutto!). Alla fine un ricchissimo e folto dialogo si è svolto nella residenza di Harnoncourt nei dintorni di Salisburgo.

Che c’è di strano, o di particolare in una delle tante interviste pubblicate a profusione su una delle numerosissime riviste del settore? C’è di strano, o di bello o entusiasmante che queste pagine – grazie all’abilità e all’acume dell’intervistatore – ripercorrono in modo avvincente le tante visioni della musica, dei musicisti, delle orchestre e dell’interpretazione musicale che il Maestro ha sviluppato lungo tutta una (lunga) vita.

Scultore di teste in legno e marionettista da adolescente, il futuro Maestro vede la luce e scopre la propria vocazione ascoltando la Settima di Beethoven alla radio, e di lì in poi la sua missione è stata quella di fare musica.

Ancora studente, la decisione radicale di eseguire L’Arte della Fuga con un Ensemble di viole da gamba (in aperto contrasto con Gustav Leonhardt) prefigura già alcune scelte di ricerca musicale che caratterizzeranno questo musicista che all’inizio degli anni ’50 doveva sembrare per lo meno strano, un bizzarro miscuglio fra un rivoluzionario e un pazzo. Già nel ’52 era violoncellista nei Wiener Symphoniker diretti da von Karajan… Nel 1953 nasce per iniziativa sua e di alcuni suoi compagni di studi il Concentus Musicus di Vienna che costituirà per decenni un punto di riferimento per le esecuzioni della musica antica con criteri di ricerca sulla sua “natura profonda”, che si allontanavano radicalmente dalle esecuzioni correnti di quei tempi (il Maestro liquida spietatamente le orchestre di quei tempi che si cimentavano con la musica barocca definendole “macchine da cucire”).

Dal sito ufficiale di Nikolaus Harnoncourt

Dal sito ufficiale di Nikolaus Harnoncourt

Incalzato abilmente dall’intervistatore sulle sue interpretazioni di Beethoven o Schubert o dell’ultimo Mozart (che precedentemente erano state definite come fuori dal repertorio del Concentus), il Maestro risponde con una delle frasi-chiave dell’intervista: Ho sempre cambiato idea! Finché vivrò scoprirò delle cose che mi faranno cambiare idea. Studiare, leggere, approfondire in continuazione: è questo che porta il maestro a rivedere le proprie idee interpretative e a cimentarsi con nuove prove.

L’intervistatore insiste e stuzzica il Maestro sull’interpretazione della ultima sinfonia di Mozart da parte del ConcentusLa tonalità stessa trova un senso, una realtà fisica che gli strumenti americani in uso dappertutto nel mondo non riescono a tradurreE segue una critica generalizzata alle grandi orchestre, in difesa dell’approccio del suo piccolo Ensemble. E ancora, la rievocazione dei contrasti accesi con Leonhardt (le loro due mamme erano amiche) in  tema di interpretazione e di “filologia”:  voci maschili o voci femminili in Bach? Se qualcosa era vietato significa che esisteva, sostiene Harnoncourt, quindi è lecito farlo (conosco una regola che si applica pressappoco a tutto: è più interessante infrangere una regola che seguirla). Di qui al parlare di “autenticità” il passo è breve. E naturalmente il Maestro rifiuta simili etichette come “aberranti”.

Viene poi uno dei passi più coinvolgenti dell’intervista: quello dedicato alla viennesità dei compositori viennesi. Vienna non è una città: è un modo di vedere il mondo. Un equilibrio fragile tra la vita e la morte che si ritrova dappertutto: nella letteratura, nella pittura, nella Storia, per la strada… (…) Al solo leggere uno spartito, si può sentire un dialetto.  E via di seguito, con esemplificazioni sublimi sui dialetti urbani di Schubert o della famiglia Strauss e quello campagnolo e “motoso” di Bruckner… E di lì alle influenze di Alban Berg su George Gershwin…

E poi le orchestre, le prove con le orchestre, le gioie e le delizie di trasmettere il suo sentire agli orchestrali che magari hanno le loro consolidate e durature abitudini… Le sue parole di apprezzamento per Kleiber padre e Fricsay, e infine le amare riflessioni sulla musica contemporanea, sullo spirito umano (ben più materialista oggi di quanto non fosse nell’Europa dell’Est prima della caduta del muro), ma con una chiusa luminosa (Sono un pessimista al quale piace sperare) e le ultime parole dedicate i programmi futuri: Un po’ tardi, comunque, per fare programmi. Chissà?

Dopo aver letto (e riletto) questa intervista si rimane con l’impressione di aver letto un libro, invece che qualche pagina di una rivista. Tanta è la ricchezza dei temi trattati e la luminosità delle idee espresse. Una lettura da non mancare. Complimenti all’intervistatore e all’intervistato!

Per la cronaca 1: Il sito web della rivista contiene un piccolo estratto dell’intervista.

Per la cronaca 2: Fra i numerosi saggi musicali di Harnouncourt (per lo più in tedesco), spicca il suo Il discorso musicale. Qui c’è il link all’edizione francese.

Per la cronaca 3: un giretto su youtube permette degli ascolti (e delle visioni) straordinari. Qui per esempio c’è il Magnificat di Bach con il Concentus Musicus.

Con il Concentus Musicus di Vienna

Con il Concentus Musicus di Vienna

 

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