Pubblicato da: miclischi | 17 giugno 2013

Luminara 2013: ghiozzo è bello?

Prima del buio

Prima del buio

Via giù, dopo dieci anni di assenza fa quasi effetto ritornare sui lungarni di Pisa la sera del 16 giugno. Una passeggiatina precoce a guardare il montaggio dei lumini, il posizionarsi coi cavalletti dei numerosissimi fotografi (mai visti così tanti prima) e l’accrescersi ancor quieto della calca.

Poi pian piano aumenta l’oscuro e i bicchierini illuminati diventano via via visibili, la folla aumenta, i bimbetti strillano, si ripete il rito magico della luminara.

Oddio, a dirla tutta, parecchia della magia d’un tempo stavolta non c’era più. O cosa c’entrano quelle luci arabescate da discoteca sparate in lungo e in largo, e quei fari accecanti e rotolanti? Il bello della luminara una volta stava proprio nel fatto che l’unica luce sui lungarni era quella dei lumini. E il ponte di mezzo chiuso, o meglio quasi chiuso che per passarci bisogna stritolarsi in due strettissimi corridoi? La luminara senza ponte di mezzo è un po’ meno luminara.

Si va verso la notte

Si va verso la notte

Il trondeddìé piazzato in mezzo al ponte serviva proprio a sparare le luci e la musica ad altissimo volume e poi, dicesi, più tardi, anche il sonoro di epiche storie raccontate dal vivo che però non si capiva nulla.

Insomma, come si suol dire, un viaggio e due servizi: con una botta sola si è spazzata la magia e si è esibito un grande e luminosissimo baccano pacchiano. Complimenti vivissimi, davvero.

Il fatto è che luci psichedeliche e musica ad altissimo volume sono buoni tutti a somministrarle al popolo festante. Ma la luminara, invece, quella vera, quieta e magica, si faceva solo a Pisa…

Dice un’ospite arrivata pochi giorni prima dal medio oriente, alla sua prima esperienza di luminara: bella, sì, non c’è che dire, ma forse sarebbe stata più bella senza quella musica e senza quelle luci finte… Come volevasi dimostrare.

Non è che magari piano piano sta prevalendo la tendenza per cui per fare qualcosa di buono bisogna farlo un po’ alla ghiozza? Forse si sta propagandando un nuovo slogan: ghiozzo è bello. Eppure,  forse a qualcuno potrebbe venire in  mente che ghiozzo invece è solo ghiozzo, tamarro, volgare, pacchiano, forse un qualcosa che non s’addice tanto a una città di tradizione e di cultura come Pisa.

D’artronde, come direbbe Arvaro il laido, dai messaggi pre-elettorali alla luminara il passo è breve.

Via giù, ormai è andata. Consoliamoci con i versi indelebili del Fucini del 1870, che di luminara se ne intendeva davvero:

Viaggi ‘n dell’Uropa ‘un n’ho ma’ fatti:

Prima pelchè a quaini sèmo bassi,

E po’ pelch’ e’ Pisani ‘un c’ enn’ adatti

Per anda’ per er mondo a strapazzassi.

Ma un mi’ amio di Lucca che fa ‘ gatti…

(Li fa cor gesso, creda, da sbagliassi).

Lui, vòrsi di’, ch’è stato fra’ Mulatti,

Che ha visitato anch’ e’ Paesi Bassi,

M’ha detto che neppure ‘n der Peino

Luminare di Pisa ‘un se ne vede:

Nun n’hann’ idea laggiù der lampanino.

Chi nun l’ha vista, ‘reda, ‘un lo pòr crede’;

Eppoi, ‘ni basti di’ che ar mi’ ‘ucino,

Dalla gran carca ‘ni stroppionn’ un piede.

 

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Responses

  1. bravo! Ti dirò di più: lo infilerei nel dossier per l’unesco…


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