Pubblicato da: miclischi | 7 maggio 2013

Salvatore Giuliano: e la trama continua…

L'opera di Ferrero in scena al Teatro dell'Opera di Roma, gennaio 1986

L’opera di Ferrero in scena al Teatro dell’Opera di Roma, gennaio 1986

Quando, nel gennaio del 1986, fu presentata al teatro dell’Opera di Roma la prima mondiale dell’Opera Salvatore Giuliano  di Lorenzo Ferrero su libretto di Giuseppe Di Leva, quel che colpì il pubblico fu soprattutto la quasi totale assenza di modernità, nella musica quanto nell’impianto drammaturgico. Un’opera breve, in un atto unico fatto di tre quadri, rappresentata quella sera congiuntamente (così si usa con le opere di corta durata) con un’altra opera breve: Cavalleria Rusticana  di Pietro Mascagni. Il fatto che l’opera verghiana abbia riscosso in quell’occasione più successo di quella contemporanea non fu dovuto solo al tradizionale tradizionalismo dei melomani; infatti, a ben vedere, l’opera di Ferrero era ben meno rivoluzionaria di quella di Mascagni. Un’opera, quel Salvatore Giuliano, senza scossoni, incentrata intorno a quella figura che si voleva leggendaria e un po’ folle, manovrata soprattutto dai poteri mafiosi. Riascoltare oggi quell’opera, a quasi trent’anni di distanza, conferma quella impressione a caldo, e prevale soprattutto la sensazione di un miscuglio abbastanza insipido di tradizione verista e ambigua ricostruzione storica. Certo, però, Nicola Martinucci, gran tenore! Un breve video di un brano dell’opera si trova qui.

Pubblicato nel 2013

Pubblicato nel 2013

Andare oggi a rivangare nelle vicende che si svolsero in Sicilia alla fine della seconda guerra mondiale, le infinite trame che Salvatore Giuliano contribuì a tessere in quegli anni difficili, può risultare invece di una assoluta modernità. Lo scrupoloso lavoro condotto da Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino andando a frugare negli archivi recentemente desecretati in Italia, nel Regno Unito e negli USA ricostruisce infiniti legami, accordi, pastette, segreti, depistaggi di quei tempi che fanno apparire i famosi e “presunti” legami fra il mondo politico di oggi e le mafie come una sorta di “naturale” continuazione di un sistema già ben consolidato a quei tempi.

Il libro dal titolo La scomparsa di Salvatore Giuliano, pubblicato all’inizio del 2013 da Bompiani (con una grafica – di Polystudio/Carla Moroni –  che sembra riprendere pari pari quella della collana Experience  dell’Editore Mattioli 1885, compresi gli angoli stondati) è ricco, ricchissimo soprattutto di personaggi. Ci sono infatti ben 25 pagine di Indice dei nomi.

Si parte dall’arrivo in Sicilia e poi in Italia degli alleati, lo sfascio della RSI, il movimento indipendentista siciliano come facciata per una rivoluzione fascista nell’isola, i legami indissolubili fra gli ufficiali alleati, gli ex-fascisti italiani, i malavitosi americani e italiani, i politici della nascente Repubblica, la Chiesa, l’ossessione anti-comunista, anche i sionisti in partenza per il medioriente… insomma un calderone diabolico.

Riuscendo a navigare fra la mole enorme di dati e soprattutto di nomi, la storia raccontata dai due autori risulta tragicamente avvincente. E in certe sue pieghe assume toni proprio da melodramma verista (!), come nella teatralissima manovra per sostituire Giuliano con un sosia in modo da far credere che sia stato proprio lui, il celebre bandito, ad essere stato ucciso il 5 luglio 1950 a Castelvetrano… (mentre il vero Giuliano se ne andava negli Stati Uniti forte delle sue coperture politiche internazionali).  O nelle innumerevoli facce con cui fu presentata, sui giornali, nei processi e nella ricostruzione dei fatti, la strage di Portella della Ginestra del primo maggio 1947.

Altro che Robin Hood siciliano, altro che bandito mitico! L’immagine di Giuliano che emerge con forza da questo minuzioso lavoro di indagine è quella di capo di uno dei tanti poli di potere che lavoravano al coperto come allo scoperto per scongiurare che nell’Italia del dopoguerra prevalesse la Sinistra e per assicurarsi che il potere pollitico ed economico finisse nelle mani delle persone giuste. La piana semplicità con cui gli autori raccontano gli accordi fra politici, militari americani e italiani, carabinieri, agenti segreti di questo o quel Servizio, preti e frati, assassini, banditi e mafiosi… è a volte sconcertante. Ma proprio per questo, per lo sconcerto sollevato, il libro di Casarrubea e Cereghino è di estrema attualità

Si diceva dell’indice dei nomi. Giulio Andreotti vi compare tredici volte. La prima volta che si parla di Andreotti, cronologicamente, siamo nel 1945, quando era segretario del frate Felix Morlion, il capo dei servizi segreti vaticani di cui gli autori documentano i legami con la Banda Giuliano. Un capitoletto succoso, interamente dedicato a Andreotti, si trova alle pagine 304-313 del libro.

Giulio Andreotti è morto a 94 anni in questo maggio 2013. Poche ore prima moriva Agnese Piraino Leto, la vedova del Giudice Paolo Borsellino ammazzato a Palermo nel 1992, ed è tornata con potenza alla ribalta in questi giorni l’affermazione fatta dal giudice alla vigilia della propria uccisione, e contenuta in una intervista rilasciata dalla vedova nel 2012: Mi uccidera’ la mafia ma saranno altri a farmi uccidere. La mafia mi uccidera’ quando altri lo consentiranno.

1° maggio 1948. Festa dei lavoratori a Portella

1° maggio 1948. Festa dei lavoratori a Portella

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Responses

  1. Esiste una registrazione completa dell’opera di Lorenzo Ferrero?
    E’ disponibile per l’acquisto da qualche parte?


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