Pubblicato da: miclischi | 30 aprile 2013

Impossibile Man: salvarsi con i miti

impossibile manFamiglia sgarrupata della provincia statunitense: il padre reduce dalla Korea  con gravi problemi psichiatrici (è di fòri come i terrazzi, violento, imprevedibile, inaffidabile); madre che si barcamena scappando dal marito per salvarsi la vita (a sé e al figlio) e alla fine cresce il figlio da sola in un turbinare di luoghi, lavori situazioni… E il figlio? Naturalmente è un po’ disagiato. Ma cerca e trova fin dalla prima infanzia la propria salvezza nei miti. Impossible Man, questo libro autobiografico di Michael Muhamad Knight, riemerso dai meandri degli acquisti remoti al Pisa Book Festival, si guadagna una posizione di primo piano fra le letture di questa tardivissima primavera 2013.

Un trentenne che scrive la propria autobiografia? Eh già. Non c’è niente di presuntuoso o pretenzioso in questo approccio. Anzi, c’è piuttosto la necessità di fornire un resoconto rutilante ma obiettivo di quel che è successo nella propria infanzia e adolescenza. E da raccontare Michael Unger (che poi cambierà il proprio nome) ne ha proprio parecchio.

I nomi musulmani erano talmente fichi che chi era nato nella jahiliyya – l'”ignoranza” – americana e scopriva l’Islam più avanti nella vita, logicamente rinunciava al proprio cognome per uno nuovo.

Dunque si diceva dei miti. Dapprima, intorno ai 6 anni, si ispira al Luke Skywalker di Guerre Stellari; poi sarà la volta dei finti eroi del wrestling; al liceo si avvicina alla storia, alla filosofia, alle figure carismatiche del passato. Scopre Malcolm X e ne viene folgorato. Di lì alla curiosità per l’Islam il passo è breve.

Michael Muhammad Knight

Michael Muhammad Knight

Michael il disadattato, l’emarginato, l’impacciato con le ragazze, trova nuova ispirazione in un universo – quello della fede musulmana, per un bianco americano –  tutto da scoprire, e che lo differenzierà  e in parte lo emarginerà ulteriormente dai suoi coetanei, dai compagni di scuola, dai vicini, dai nonni materni.

In tutti questi passaggi, la madre è un saldissimo punto di riferimento e di forza. Qualsiasi progetto, per quanto apparentemente bizzarro o irrealizzabile Michael presenti a sua madre, lei invariabilmente risponde: Ok. Che si tratti di comprare un libro, o fondare la federazione egiziana del wrestling, o farsi accompagnare alla moschea della città vicina per pregare  oppure  andare a fare uno stage estivo di formazione islamica in Pakistan… lei risponde sempre Ok.

Non fai del male a nessuno. Hai deciso di farlo, ci caverai fuori quello che vuoi cavarci fuori, e poi passerai a fare qualcos’altro. Fai così da quando hai sei anni.

Inizia con un ritmo travolgente, questo Impossible Man,  incalzantissimo e quasi cinematografico (ricorda il primo Spike Lee). La storia del piccolo Michael, della sua famiglia e delle sue sventure diventa fin da subito una storia da seguire rapidamente pagina dopo pagina. Sembra, in verità, la storia di un adulto, invece che di un bambino, tante sono le situazioni difficili e le scelte drastiche che lo circondano.

La parte più corposa della storia (e del libro) è quella dedicata alla fascinazione per l’Islam, per il Corano, per la preghiera, per lo studio dei rudimenti dell’arabo. Il senso di appartenenza, per il ragazzino sradicato da tutto e da tutti, è fortissimo, e tutte le dimensioni della sua esistenza (la scuola, i rapporti con i compagni, i parenti, le ragazze, lo studio) sono mediate dalla sua nuova dimensione. Resa in modo davvero efficace dal narratore-autobiografo.

In tenuta da wrestler

In tenuta da wrestler

C’è un calo narrativo proprio quando Michael comincia ad avere qualche dubbio sulla propria identità musulmana, circa a tre quarti del libro. E’ come se, perdendo questo faro-guida della fede e della sua pratica quotidiana, il protagonista della storia, e la storia stessa, perdessero un filo conduttore. Ricompare il wrestling dell’infanzia, compaiono il sesso, la la droga, l’alcool, i riti collettivi del college… Insomma il libro si sfalda un po’.

Ma i salti spazio-temporali e mentali di cui è capace il protagonista salvano la narrazione quando arriva l’evento traumatico dell’11 settembre. E con esso il ritorno all’identità musulmana (se pur con molti dubbi), la ricerca del padre, le conversazioni allucinate con lui, la ricerca di altri io nell’intimo di Michael, la comparsa come dal nulla del nuovo mito di Francis Scott Fitzgerald… Salto dopo salto e sorpresa dopo sorpresa alla fine la trama regge, e il libro risulta di godibilissima lettura.

Un invito a curiosare fra gli altri libri di Michael Muhammad Knight, a leggere alcuni dei suoi articoli che gli hanno rivoltato contro le comunità islamiche USA (come è ben dettagliato in questa sezione della pagina wikipedia a lui dedicata), ad addentrarsi in un nuovo autore da scoprrire.

Per la cronaca 1: La copertina del libro (era la stessa anche nell’edizione USA), bruttina alquanto, è di Brett Yasko. Una immagine più leggibile si trova qui.

Per la cronaca 2: Pare che al momento questo sia l’unico libro di Knight tradotto in italiano. La pagina IBS dei suoi libri in inglese si trova qui.

Michael Muhammad Knight: Impossible Man. Traduzione di Tiziana Lo Porto. Sagoma Editore, 2011. 352 pagine, 18 Euro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: