Pubblicato da: miclischi | 19 febbraio 2013

E’ Antonello Palombi l’eroe trionfatore di Cipro. E di Pisa.

Esultate!

L’ Esultate! di Palombi (Foto Massimo D’Amato, Firenze – part.)

L’ultima volta dell’Otello al Teatro Verdi era stata nel 1967. Nel frattempo sono morti tre papi, e uno si è licenziato. Quindi la proverbiale rarità dei decessi papali non basta a definire la bassissima periodicità con cui il dramma cipriota della gelosia – ma soprattutto l’attualissima rappresentazione della piaga del femminicidio – viene rappresentato a Pisa.

Per questo l’otellista convinto decise di approfittare di questa stagione 2013 per assistere ad entrambe le recite. Considerando che la prima fu vista dal loggione e la seconda dalla platea, e che due su tre degli interpreti principali sono stati sostituiti causa influenza fra il venerdì sera e la domenica pomeriggio, si è trattato proprio di due rappresentazioni diverse.

La presentazione degli interpreti, del direttore d’orchestra e del regista, il sabato precedente la prima, fu caratterizzata principalmente da un’atmosfera di grande entusiasmo e coesione fra tutti gli  artefici di questa produzione. E tutti i partecipanti hanno voluto ribadire più volte il fine dettaglio con cui Verdi ha saputo indicare come ognuno deve fare la propria parte, nella buca dell’orchestra e sul palcoscenico. E l’impegno di tutti a seguire le indicazioni del compositore.

Il clima d’attesa è stato alimentato a dovere, e al tuonare delle prime note della burrasca al porto di Cipro si è subito capito che maestro e i professori d’orchestra erano più che adeguati a rendere la grande potenza e raffinatezza musicale del penultimo Verdi in tutte le sue facce di estrema tensione narrativa.

S’apre il sipario su una scena semibuia (quasi tutta l’opera si svolgerà in ambienti a visibilità scarsa) e affollata da un magma umano che si contorce nell’oscurità, mentre sullo sfondo si succedono nuvoloni minacciosi e scosse elettriche di fulmini terribili. Il vento agita il tulle calato sul proscenio su cui di susseguono altri inquietanti segni di burrasca. L’impetuoso inizio dell’Otello pone sempre una sfida di regia e scenografia: come raffigurare la nave ammiraglia che ritorna a riva fra i marosi? Ma, si sa, la video-proiezione permette soluzioni tecniche quasi illimitate. In questo Otello, invece di proiettare sullo sfondo, viene scelto di far calare in scena un padellone gigante, un tondo che sembra un incrocio fra il varco spazio-temporale di Stargate e la forma dei portachiavi celebrativi della Federmoto. Nel tondo, un cartone animato mostra una specie di Arca di Noè, peraltro apparentemente deserta, che s’agita fra le onde puntando dritto verso il pubblico. Poi subentra il muso enorme del Leone di Venezia stile MGM, e fra il giubilo generale entra in scena Otello.

Il tondo con la nave d'Otello che torna verso il porto (foto Masdimo D'Amato - Firenze)

Primo Atto – Il tondo con la nave d’Otello che torna verso il porto (foto Massimo D’Amato – Firenze)

Cantare a freddo l’Esultate è un rischio per tutti i tenori, ma Antonello Palombi fa capire fin da subito che per lui quella vittoriosa entrata non è un problema. Il suo ingresso è già un trionfo. Il suo dominio della voce,  il suo controllo di tutti i registri, la presenza scenica e – finalmente – una voce dispiegata nella giusta prorompente esultanza, presentano questo interprete nel migliore dei modi. Palombi ha interpretato Otello in entrambe le recite e – si può dire? – non ha sbagliato nulla. Anzi, ha convinto su tutti i fronti, in tutti gli atti e in tutte le prodezze richieste dalla partitura. Anche l’insidioso Dio mi potevi scagliar (qui con Francesco Merli) del terzo atto, nonostante la scelta di farlo cantare per tutto il tempo scomodamente bocconi per le terre, è stato affrontato senza esitazioni e con un risultato davvero convincente.

L'apice interpretativo del terzo atto

L’apice interpretativo del terzo atto

Lo Iago della prima sera, Carlo Guelfi, si è presentato fin da subito con qualche problema di voce, tanto che nell’intervallo fra il secondo e il terzo atto il direttore artistico del teatro ha annunciato – ringraziandolo – che nonostante non stesse bene aveva deciso di portare in fondo la recita. Peccato per quell’inconveniente, perché la presenza scenica era assolutamente adeguata, e laddove non c’era bisogno della possanza vocale la dizione era veramente speciale, e il colore della voce proprio adatto al personaggio. La domenica ha cantato Sergio Bologna, più che bene considerando la circostanza, e l’unico appunto che gli si può fare è stato un lieve deficit di tuonanza laddove necessario (per esempio in quel Dio vendicator…).

Il tormentone

Il tormentone

Si vede che la brezza cipriota era proprio malefica, visto che anche Desdemona si è influenzata ed è stata sostituita per la seconda recita. Dopo la prova di Cinzia Forte di venerdì, convincente più che altro nel quart’atto, domenica è stata la volta della soprano russa Olga Romanko, rintracciata in fretta e furia in Finlandia e volata a Pisa la sera prima della rappresentazione. Già veterana del ruolo (qui è con Placido Domingo all’Arena di Verona) , è riuscita più che bene a integrarsi nel cast e nel contesto, e se l’è cavata benissimo, senza nessuna sbavatura anche nel la-do-mi-la (dolcissimo) dell’Ave finale nella preghiera a Maria. Si è messa addirittura a piangere di commozione, la Romanko, quando alla fine il pubblico pisano l’ha sommersa di applausi e di incondizionata approvazione e riconoscenza.

Tutti gli interpreti, chi più chi meno, hanno dovuto confrontarsi con la difficoltà imposta dal salire e scendere, o rotolare, o rantolare, o caracollare sulla pedana a forma di stella a cinque punte aguzze e a cinque piani che era l’unico elemento fortemente caratterizzante la scena. Va bene che il castello di Famagosta in cui dice che si svolse la vicenda aveva proprio la forma di una stella a cinque punte ma… tanto dalla platea la stella non si vede, e alla fine questo bastione che diventa sala del castello e infine alcova non è che abbia convinto tanto il pubblico;  e forse anche chi ha dovuto arrampicarvisi incautamente mentre cantava…

Il mega-faccione di cassio durante il racconto del sogno - Foto di massimo D'amato, Firenze

Il mega-faccione di Cassio durante il racconto del sogno – Foto di Massimo D’amato, Firenze

Già che si ragiona di scelte scenografiche e registiche (entrambe di Enrico Stinchelli, il celeberrimo co-conduttore della Barcaccia di Radio 3), ritorniamo sulle video proiezioni. Va bene la nave/arca, vanno bene anche il cielo stellato che illanguidisce la notte densa e, proprio volendo farselo piacere, il leone di Venezia che ricompare ogni due per tre; va bene anche il profilo di arcata moresca per fare atmosfera da camera nuziale nel quart’atto. Ma: la silhouhette di donna nuda avvolta dalle fiamme, più che sottolineare il fuoco di gioia  del primo atto richiamava alla mente i titoli di testa di qualche James Bond d’annata. E il faccione di Cassio che mormora nel sonno mentre Iago racconta nel secondo atto la scena a Otello? Una vera ghiozzata (meno male che nella seconda rappresentazione la scena onirica è stata tagliata prima che comparisse nel video, accanto a Cassio, anche Iago, che nel frattempo aveva cambiato interprete…). C’è poco da fare: come già rimarcato in altre occasioni (ad esempio per la Cavalleria  e i Pagliacci  della scorsa stagione), pare proprio che chi decide di fare ampio uso di videoproiezioni nel teatro d’opera non sappia esimersi da produrre effetti più che altro pacchiani. Peccato. Forse è per questo che dal loggione a fine serata è partito anche qualche segno di insofferenza per il regista/scenografo.

Si, ma insomma, alla fine, com’è stato questo Otello tornato a Pisa dopo quarantasei anni? Premesso che la performance di Antonello Palombi, da sola, vale un trionfo in entrambe le serate, è doveroso sottolineare che anche la prova dell’Orchestra Arché, sotto la guida del Maestro Claudio Maria Micheli, è stata un elemento determinante per il successo delle due rappresentazioni. Il Maestro ha saputo sottolineare con grande tensione tutti i singoli (numerosissimi) temi e le articolatissime atmosfere che si susseguono nella narrazione musicale, dando il giusto risalto alle parti solistiche, particolarmente fra i legni, e ottenendo un impasto sonoro davvero convincente (peccato soltanto per quei contrabbassi nel quart’atto…). Infatti l’applausometro finale, decisamente sbilanciato verso Palombi, ha premiato senza esitazione anche Direttore e orchestra, oltre a tributare un affettuoso omaggio ai sostituti dell’ultim’ora che hanno davvero ben figurato.

Via, speriamo di vedere un altro Otello a Pisa prima che muoia qualche altro papa, ma soprattutto speriamo di rivedere presto sul palcoscenico del Verdi  il grande Antonello Palombi!

Per la cronaca 1: La partitura completa dell’opera è scaricabile gratuitamente qui.

Per la cronaca 2: Fra le registrazioni storiche, si segnala il frammento registrato l’8 gennaio 1914  negli studi Victor Records a New York dal baritono pisano Titta Ruffo con Enrico Caruso. Si tratta del finale del secondo atto (Sì pel ciel…). Alcuni dettagli su quella straordinaria registrazione di trovano qui, insieme al link per ascoltare il brano.

Per la cronaca 3: Il libretto dell’opera, di derivazione Shakespeariana, è di Arrigo Boito. Il librettista, che si è lanciato con disinvoltura in ardite prodezze linguistiche, ha anche attinto a piene mani all’originale, e ci sono alcune frasi-chiave dell’opera che sono proprio traduzioni quasi letterali. A breve su queste pagine una rassegna di qualche confronto diretto Shakespeare/Boito.

Finale tragico e possente

Finale tragico e possente

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Responses

  1. … e la proiezione delle mani strangolatrici quando la povera Desdemona finalmente s’addormenta? facevano tanto horror stile Hammer Film …

  2. Anche io ho trovato stucchevoli molte proiezioni: su tutte quella di Cassio che parla in sogno, non si può proprio guardare. Inoltre mi sembrava che i cantanti fossero un po’ abbandonati a se stessi.

    Dal punto di vista vocale non si può giudicare Guelfi che era quasi afono, forse per via dell’influenza che lo ha colpito. Brava la Desdemona della Forte e, considerato che il ruolo di Otello è impervio, molto bene anche Palombi, anche se avremmo gradito qualche colore in più. Non riesco a immaginarlo in altri ruoli.
    Per le due sostituzioni di domenica il pubblico ha riconosciuto il coraggio e il merito di aver salvato la recita. Come è stato detto, a Bologna mancavano le espansioni sonore in alcuni punti del ruolo e la Romanko troppo pesante per Desdemona, sembrava volesse gareggiare con le sonorità di Otello. Comunque non è un titolo facile e, tutto sommato, è stato risolto dignitosamente.

  3. […] e – ahimé – anche un po’ vocalmente. Antonello Palombi, che fu acclamatissimo Otello nella stagione 2012-2013, non sembra aver espresso appieno le due doti vocali, privilegiando le […]


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