Pubblicato da: miclischi | 31 gennaio 2013

Il “Tuttomondo” di Jérôme Ferrari

Uscito e premiato nel 2012

Uscito e premiato nel 2012

Che cosa hanno in comune le vicende recenti di una paesino della montagna còrsa, i sermoni di Sant’Agostino a Ippona nel V secolo, le tragedie della prima e della seconda guerra mondiale, l’espansione coloniale francese in Indocina e in Africa, il razzismo, la lotta contro la malattia e la vecchiaia, l’archeologia e la filosofia?

Sono tutti tasselli magistralmente intarsiati da Jérôme Ferrari nel mirabile romanzo polifonico che gli ha valso il Premio Goncourt 2012. Si tratta di Le Sermon sur la chute de Rome, sesto romanzo dell’autore nato a Parigi nel 1968 da famiglia di origine còrsa.

E’ la storia di quattro generazioni di una famiglia di Corsica – e non solo – che si traduce in una amplissima riflessione sul senso stesso della vita. Potrebbe sembrare un intento letterario banalotto o presuntuoso, ma il percorso circolare di Ferrari ruota proprio intorno a quell’unico tema universale. Che lo si trovi nelle riflessioni del Vescovo santo, di un ubriacone di paese, di uno studente universitario, di una squinzia in cerca della propria strada, o di un capofamiglia che ripercorre il proprio passato.

Ogni inizio è anche una fine, come viene così ben rappresentato dalla struttura speculare del romanzo, nel quale il primo e l’ultimo capitolo costituiscono due mirabili pezzi di grande scrittura e che sono quasi due racconti a sé. O come è ancora più esplicitamente espresso nella prima e nell’ultima frase del libro, in cui la parola chiave “testimonianza” (nel senso di testimonianza dell’inizio ma anche della fine) funge da asse di simmetria per tutte le storie narrate.

Non sappiamo, in verità, quali siano i mondi possibili. Ma possiamo scorgere i segni della loro fine. Lo scatto di un otturatore nella luce dell’estate, la mano delicata di una giovane donna stanca che si posa su quella del nonno, o la vela quadra di una nave che entra del porto di Ippona per portare dall’Italia la notizia inconcepibile della caduta di Roma.

Ferrari in Corsica, dicembre 2012

Ferrari in Corsica, dicembre 2012

Una fotografia sbiadita, scattata durante l’estate torrida del 1918 nel cortile della scuola di un paesino còrso, è il filo conduttore di tutta la storia, e soprattutto delle vicende personali del testimone per eccellenza, Marcel Antonetti. La stessa foto che Marcel non smetterà mai di guardare durante tutta la vita. Quella foto scattata prima che lui nascesse, e che celebra la sua assenza dal mondo…

Con un salto tematico, geografico e temporale, la testimonianza narrata alla fine del libro non è più una fotografia, bensì è contenuta nel sorriso triste di una giovane adepta del Vescovo Agostino a Ippona nel dicembre dell’anno 410.

Dopo tutto, il luogo dove si svolgono le vicende degli uomini, dei popoli, e dei loro mondi, non è poi così importante.

E’ illusorio credere che si possa scegliere la propria terra d’origine.

Il pretesto narrativo del romanzo è la storia di due giovinastri che invece di portare avanti gli studi di filosofia all’università scelgono di rilevare la gestione del barrino nel loro paese d’origine, in Corsica. La proprietaria del bar ha provato diverse soluzioni – tutte fallimentari – prima di approdare alla gestione apparentemente impeccabile di Mathieu e Libero – fraterni amici d’infanzia -, e della loro piccola squadra di giovani cameriere. In quella atmosfera barristica si svolgono le storie più movimentate e avvincenti del romanzo. Eppure, anche quello del bar è solo uno dei tanti mondi possibili, destinato a una fine che forse era già contenuta nelle sue origini.

Il fuoco vero dell’attenzione di Ferrari, però, si concentra sul mondo di Marcel. Lo straordinario sovrapporsi degli ultimi istanti di Agostino agli ultimi istanti di Marcel, questa riflessione sui mondi che diviene di fatto universale, sono di una potenza davvero straordinaria. Chi parla: Agostino o Marcel o, più semplicemente, ogni essere umano?

I mondi passano, in verità, l’uno dopo l’altro, dalle tenebre alle tenebre; e questo susseguirsi, forse, non significa niente.

Le celebrazioni del 2010 per "Tuttomondo"

Le celebrazioni del 2010 per “Tuttomondo”

La scrittura di Ferrari, articolata e complessa, eppure al tempo stesso fluida e appassionante, lascia immaginare un anziano pensatore che riflette sui grandi sistemi del mondo. Ma Ferrari è nato nell’anno del Maggio Francese… Davvero una bella scoperta.

Per la cronaca 1: Jérôme Ferrari: Le Sermon sur la chute de Rome; Edizioni Actes Sud, 2012. 208 pagine, 19 Euro. Al momento (gennaio 2013) pare che sia disponibile in italiano soltanto il suo libro Dove ho lasciato l’anima.

Per la cronaca 2: Il murale Tuttomondo di Keith Haring si trova a Pisa. I mondi di Haring separati e congiunti, precari eppure apparentemente duraturi, sembrano proprio rappresentare una parabola ferrariana.  Qui c’è un post del 2010, scritto in occasione del ventesimo annivversario dalla morte dell’artista. Dal post si accede anche a un album web sull’evento.

C'era anche Cippi PItschen

C’era anche Cippi Pitschen

Annunci

Responses

  1. anch’io sono nata nell’anno del maggio francese… ma non credo di poter scrivere un libro così
    ma leggerlo mi piacerebbe molto, tradotto
    magari in inglese c’è
    mi ha incuriosito molto
    poi la corsica…

  2. Uscito anche Il sermone, edizioni E/O.

  3. […] cronaca 2: Tempo addietro si era ragionato su due altri libri di Ferrari:  qui (anima perduta) e qui (il […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: