Pubblicato da: miclischi | 30 gennaio 2013

Le nozze di Figaro: il prima e il dopo

Beaumarchais: La folle jounrnée

Beaumarchais: La folle jounrnée

Toh, un’opera di Mozart in cartellone al Teatro verdi di Pisa… un evento davvero inconsueto. E in quest’anno in cui tutti i teatri devono barcamenarsi con il doppio anniversario, a Pisa di Wagner neanche l’ombra, ci mancherebbe. In compenso c’è un’opera (italiana) di Mozart. Via, bisogna farsene una ragione. Verdi, per lo meno, abbonda.

Dunque Le nozze di Figaro, insomma il sequel del Barbiere di Siviglia, almeno in termini beaumarcheiani. Già, perché in termini musical-crononogici, il prequel di Rossini arrivò sulle scene trent’anni dopo (1816)  l’opera di Mozart (1786).

Il Figaro factotum che aiuta il conte avventuroso a conquistare la bella Rosina è molto più popolare fra il pubblico italiano del Figaro fidanzato, imbolsito dall’ambiente aristocratico in cui lavora al servizio del Conte imbaritonito, altrettanto imbolsito e ormai stanco della contessa, anche lei non più pupilla da insidiare ma rammollita dagli agi della nobiltà.

L’approccio a queste Nozze mozartiane è un po’ come quello di chi si aspetta di ritrovare in una nuova avventura i personaggi già conosciuti in un’altra storia . Come se non ci fosse un abisso epocale, musicale, geopolitico e librettistico. Ma tant’è. Per questo le Nozze alla fine risultano infinitamente lunghe, troppo affollate di improbabili equivoci, sotterfugi, agnizioni, ribedoli, inganni, travestimenti, indignazioni, ravvedimenti e riappacificazioni. E poi: ma Don Basilio non era un basso, ai tempi della calunnia?

Debuttanti

Laboratorio

Passons. Grandissimo merito ai giovani interpreti del Progetto LTL Opera Studio. Come spiega il M° Marcello Lippi nel programma di sala, alcuni di questi cantanti provengono dai corsi delle scorse edizioni e qualcuno di loro si esibiva sul palcoscenico per la prima volta. Naturale che ci siano delle belle voci e dei bravi interpreti, ma anche voci più appannate e cantanti meno convincenti. Ma prevale la contentezza per vedere tanti giovani in scena. Il tempo ci dirà chi fa quelli avrà una carriera brillante e chi meno.

Solida e già sentita in questo teatro è invece l’Orchestra Arché, sotto la direzione di Francesco Pasqualetti con Riccardo Mascia al cembalo. Dopo l’insidiosa ma ben gestita Ouverture, si apre il sipario sulla sontuosa e classica scena del primo atto. Primo scandaletto: invece di aggirarsi per le terre a misurare, Figaro – con il capello gonfio d’ordinanza – canta il suo Cinque… dieci… stando stravaccato su una seggiola. Chissà perché. Forse stava ripassando a mente le misure prese precedentemente? Vabbè. Il Figaro di Italo Proferisce apparentemente non molto a proprio agio nel primo atto, si scalda con il prosieguo dell’opera e risulterà alla fine piuttosto convincente. Incanta il pubblico del Verdi fin da subito e verrà decisamente acclamata dall’applausometro finale, Claudia Sasso (Susanna). Oltre alla voce squillante  e precisamente intonata, dimostra una grande padronanza dell’azione scenica, e si dimostra sempre all’altezza con qualsiasi travestimento.

nozze primo atto

Il primo atto. Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

I promessi sposi, Figaro e Susanna, sono da considerarsi, a buon diritto, i personaggi principali dell’opera. L’altra coppia di spicco, gli annoiati conti, vivacizzano molto meno la scena; specialmente il conte, qui interpretato dal baritono lèttone Valdis Jansons, voce convincente e interpretazione alla fine gradita dal pubblico pisano. Più che di un conte libertino pare però che questo baritono baltico  abbia il physique du rôle del convitato di pietra, nel senso proprio della statua del Commendatore; ma quella è un’altra storia, o meglio un’altra opera. Rita Matos Alves interpreta adeguatamente la Contessa, anche se figura meglio nel terzo e quarto atto rispetto al secondo.

I ruoli secondari rimangono secondari anche  durante l’applausometro finale, con le piccole eccezioni di Barbarina – Claudia Muntean  – e Antonio – Emanuele Cordaro – ( ma una menzione speciale va al coro del laboratorio lirico di San Nicola, sotto la direzione di Stefano Barandoni). Curioso invece che la danza del terzo atto non sia stata danzata, ma solamente camminata.

Alla fine, via, una bella serata. Anche se – si può dire senza che qualche sfegatato appassionato mozartiano se ne risenta? – vedere le Nozze di Figaro fa più che altro venir voglia di rivedere un bel Barbiere di Siviglia!

Quarto atto: notturno

Quarto atto: notturno. Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

 

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Responses

  1. Le Nozze: una delle opere più avvincenti della storia della lirica. Se poi a Pisa vi tocca vederle rappresentate da un cast di debuttanti, con tutto ciò che ne consegue,non ce la si può prendere con il caro, grande wolfgang.
    Uno sfegatato mozartiano!

  2. Per rendere giustizia a uno dei nostri più grandi musicisti del settecento: Le nozze mozartiane sono proprio un “sequel” anche in termini operistici, poiché sono il seguito del Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello, che fu rappresentato a Vienna con grande successo (e presente Mozart) un annetto e mezzo prima delle Nozze, dalla stessa compagnia che poi metterà in scena l’opera di Mozart. Anzi, la Rosina di Paisiello canta alla fine del secondo atto un’aria con clarinetti e fagotti obbligati e in mi bemolle maggiore a cui Mozart rende un evidente omaggio con la prima aria che la Contessa canta belle Nozze (Porgi amor), scegliendo la stessa tonalità, gli stessi colori orchestrali, una linea melodica molto simile e perfino la stessa metrica del testo poetico (ottonari).
    Quando Rossini mise in musica il Barbiere lo intitolò anzitutto “Almaviva” proprio per non sovrapporsi con l’arcinoto titolo di Paisiello.
    RM (musicista e maestro al cembalo delle Nozze di Pisa)


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