Pubblicato da: miclischi | 3 gennaio 2013

Libro di carta, libro elettronico: il piacere e la necessità, il contenuto e la forma

La curva gaussiana che mostra il numero di libri per metro lineare  di libreria nel campione considerato

La curva gaussiana che mostra il numero di libri per metro lineare di libreria nel campione considerato

Uno scaffale di libri di narrativa lungo un metro contiene, più o meno, una cinquantina di libri. Il più o meno è d’obbligo perché fra un sottile Sellerio e l’integrale dantesco (o la biografia di Kessel, o Goedel-Escher-Bach) lo spessore della costola può variare di parecchio. Un test pratico su una trentina di pianetti di libreria conferma questo dato, anche se desta qualche perplessità, a fianco di una media di 51 libri/metro, una vistosa deviazione standard di 11,77.  Del resto, “il più o meno” di cui sopra ha anche una sua traduzione matematica. Oltre al famoso “peso”, la cultura ha quindi anche una lunghezza e, conseguentemente, anche un volume.

Volume di libri significa volume di librerie, scaffali, pianetti, etc. etc. Librerie voluminose significa anche stanze spaziose in cui sistemarle, stanze spaziose significa case grandi. Le case grandi sono, per definizione, un lusso. Il libro, per chi legge molti libri, e per chi ama conservarli, risfogliarli, spolverarli o accarezzarli, o anche semplicemente passarci sopra lo sguardo di scaffale in scaffale, è quindi un bene di lusso. A prescindere dal prezzo di copertina, dall’edizione economica o di prestigio, dalla veste tipografica o dalla rilegatura.

Questo è il motivo (uno dei motivi) con il quale si spiega il boom del libro in formato elettronico, da leggere sul computer o su altro apposito dispositivo. I venditori di questi aggeggi, detti “lettori”, propagandano soprattutto la portabilità del libro elettronico,  la leggerezza  il numero spaventosamente alto di titoli che il lettore può portarsi sempre dietro in viaggio o in vacanza; ma il vero motivo per cui alla fine l’e-book risulterà vincente è soprattutto un motivo molto banalmente pratico: i libri occupano troppo spazio.

Troppo spazio quando riposano negli scaffali e sui pianetti, ma anche troppo spazio e troppo peso quando si trasloca, si viaggia, si cambia casa, si devono spostare i mobili per imbiancare…

Sull'amore per i libri

Sull’amore per i libri

Chi ama i libri li ama anche come oggetti, e non solo per il loro contenuto. Per questo leggere un libro stampato su carta di qualità e ben rilegato fornisce un piacere maggiore che leggere lo stesso testo in un libro mal brossurato di cartaccia con le pagine che si staccano. Si sono scritte pagine e pagine sui piaceri del bibliofilo, del feticismo del libro, della passione per la tattilità, per l’odore del libro, gli ex-libris, le note a margine… Un piccolo saggio di questi piaceri è stato ripresentato di recente al pubblico con la pubblicazione del libricccino di Walter Benjamin dal titolo Aprendo le casse della mia biblioteca – Discorso sul collezionismo e ampiamente pubblicizzato dalla Domenica del Sole 24 ore del 9 dicembre 2012. Nel suo testo del 1931 Benjamin sottolinea con particolare passsione anche la necessità di possedere l’oggetto-libro. Leggere non è sufficiente, il contenuto non è sufficiente, l’oggetto-libro è necessario.

Leggere le poesie di Jim Morrison su un e-book non potrà mai fornire lo stesso piacere che può dare – insieme ai  versi morrisoniani – anche  la lettura delle numerose note a matita appuntate dalla precedente proprietaria del volumetto acquistato sulla bancarella di un mercatino a Barga:

Adesso ci serve qualcosa

& qualcuno di nuovo quando tutto il resto fallisce

possiamo frustare i cavalli sugli occhi

& farli piangere

& dormire

La commentatrice indica con una freccia l’ultima parola di questa Horse latitudes tradotta da Tito Schipa, Jr. e chiede: Noi o i cavalli?

Lettori di e-book

Lettori di e-book

Nel libro elettronico non c’è spazio per ritrovare – magari a 30 anni di distanza – i commenti accorati dei compagni di Liceo che hanno sentito l’urgenza di scrivere poche parole di commiato dalla lettura alla fine del Grand Meaulnes.

Sul tablet non si può scrivere “questo libro lo ho comprato qui o là, in questa o quell’occasione, in compagnia di tizio o caio“. Il libro elettronico non ha un odore, non ha una vita propria, non ha forma e colore.

Sul piano del piacere, leggere un libro di carta invece che un tablet risulta vincente per distacco. Sul piano dei piccoli vizi del bibliofilo, idem. Ma se ci si sposta sul piano della necessità, allora la classifica si ribalta. Infatti.  A volte non si cambia perché è una bella cosa, ma perché è necessario cambiare. Con questo titolo che la dice tutta, la direttrice del popolarissimo settimanale statunitense Newsweek annuncia ai propri lettori che la rivista cartacea che hanno in mano sarà l’ultima della sua storia: d’ora in avanti solo computer, tavolette, lettori, Ipad etc. Questione di costi di gestione e distribuzione capillare di un numero impressionante di copie cartacee.

Ma, si potrebbe pensare, se la scelta di tagliare i costi di distribuzione è quasi ovvia e obbligata, come mai un libro in versione Kindle, per esempio, risulta tutto sommato poco meno costoso dello stesso titolo in formato cartaceo? Sul sito amazon.it, analizzando una manciata di libri fra i più venduti alla fine del 2012, si scopre che lo stesso titolo in formato Kindle costa in media “solo” il 25% in meno del formato cartaceo (con la vistosa eccezione del libro del papa su Gesù bambino: il libro in brossura costa addirittura meno della versione per Kindle). E’ un po’ curioso che, considerando i costi di distribuzione nell’ordine del 50% del prezzo di copertina (senza contare i costi della produzione del libro), lo sconto praticato a chi si accontenta solo del file elettronico sia così basso.

E-book: comodo quasi come il Digestivo Antonetto.

E-book: comodo quasi come il Digestivo Antonetto.

Comunque: leggere un libro sul lettore di Ebook si può, forse si deve, per cercare nuovi stimoli o per cercare conferme. Ecco alcune impressioni pratiche dopo la lettura di qualche libro sul lettore Amazon Kindle:

  • Bisogna fare un piccolo sforzo, all’inizio, per non leggere frettolosamente come si farebbe con un messaggio email o con una qualsiasi news internettistica; le prime volte ci si deve ripetere “sto leggendo un libro – sto leggendo un libro”.
  • La leggibilità è fantastica, e una volta fatta l’abitudine al supporto la qualità è proprio quella della pagina a stampa.
  • La portabilità è straordinaria: come un tascabile molto sottile. Per questo ce lo si può portar sempre dietro; fra l’altro la batteria dura un mesetto (poi si ricarica via USB). Inoltre si presta particolarmente alle letture lettuali in ragione dell’estrema leggerezza.
  • Non è male poter leggere libri in lingua e disporre sempre del traduttore precaricato. I dizionari in tutte le maggiori lingue sono scaricabili gratuitamente;
  • Non è molto user-friendly la funzione di segnalibro, ma poi ci si fa quasi l’abitudine.
  • Attenzione al formato dei libri: in alcuni casi le edizioni gratuite sono strutturate senza suddivisione in capitoli, rendendo un po’ indaginosa la ricerca di questa o quella sezione del libro.
  • Sono scaricabili gratuitamente o a prezzi bassissimi (nell’ordine di 1 euro) tutti i grandi classici. Può essere di conforto sapere di avere sempre a portata di mano tutta la Divina Commedia, o tutta la Recherche, l’Ulisse di Joyce, i Canti del Leopardi, tutte le poesie di Federico Garcia Lorca, etc. etc.
  • Tramite l’indirizzo di email @kindle.com ci si possono inviare documenti in pdf o txt che saranno poi scaricati sul Kindle (utilissima la possibilità di portarsi dietro in formato elettronico i manuali d’uso di macchine fotografiche, GPS, strumenti vari).
  • Però. Forse non è il caso di portarsi un dispositivo elettronico nella vasca da bagno, sul gommone o in spiaggia.

In definitiva: yes. Si può leggere un libro sul lettore di e-book. Anche con un certo livello di voluttà. Rimane però questa avvilente sensazione che dopo, dopo la fine della lettura, in qualche modo rimanga addosso qualcosa in meno, rispetto alla lettura di un libro. E’ come se l’atto del leggere fosse decontestualizzato, spersonalizzato, svilito. Per questo, finché c’è spazio sugli scaffali, e spazio per gli scaffali, e stanze dove mettere gli scaffali, l’amante del libro-oggetto continuerà a leggere e ad accumulare libri di carta. E ad esserne felice.

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Responses

  1. Ammirevole e sagace riflessione, e riccamente articolata! Mi son quasi convinta a sperimentare una bigamia, che spero felice, di elettrone e carta!

  2. Bel post, frisky, dettagliato e convincente. Condivisibile in toto

  3. E poi: l’oggetto libro porta appresso tutto il suo bel carico di cultura tecnica ed artigianale, la cultura appunto, ma come una stampa fotografica del resto; dietro al libro c’è il tipografo ed il suo mestiere, c’è il rilegatore ed il suo mestiere, c’è la legna e la cellulosa e la cartiera, c’è l’impaginatore, c’è il grafico, c’è il libraio e la libreria dove perdersi ogni tanto tra i titoli e i colori e gli odori ed uscire senza aver comperato niente, oppure troppo. O magari incontrare qualcuno, uscire di casa.
    Ora la scelta secondo me è questa: vogliamo noi esseri umani disimparare tutto questo, in tutti i campi? Siamo veramente più comodi e veloci a leggere un quotidiano su uno smartphone in piedi al bar? Che i giornali sfogliandoli scricchiolano..
    ..niente panico solo le solite, classiche, trite e ritrite domandone, chi siamo dove siamo ma soprattutto dove vogliamo andare.
    La bigamia comunque mi pare un’ottimo tampone all’emorragia : )

  4. m. il tuo commento sembra scritto da cbp!

    Io ho risolto il problema del poco spazio, prendendo libri in prestito e restituendoli, e prestandoli senza aspettarmi che mi ritornino indietro. I libri sono oggetti bellissimi, mentre li leggo. Alcuni probabilmente non li presterei mai, infatti è capitato che li ho persi e me li sono ricomprati e riletti. Ma sono pochi.

    Poi io preferisco i libri con la copertina morbida. I kindle sono rigidi.

  5. la bigamia per me vorrebbe dire comprare comprare comprare tutti i classici, ma tutti, tipo anche quelli in cinese e arabo tipo, tanto c’è il traduttore, tenerli stretti in quel coso plastico vetroso, vorrebbe dire pensare d’avere letto mentre è solo finzione, perché non avremo mai il tempo di leggere tutti i tanti titoli che ci starebbero nel coso, vorrebbe dire che in viaggio non compro più un libro all’ultimo momento dal giornalaio sul binario 4, vorrebbe dire che tutto è già programmato, vorrebbe dire che non posso dimenticare il libro e sperare che altri lo amino o lo disprezzino, vorrebbe dire che se mi compro un libro e poi lo voglio regalare o regalo il coso o non lo regalo, quindi vorrebbe dire che tutto è mio e solo mio e mi sentirei un gollum contemporaneo, vorrebbe dire che tutte le librerie che abbiamo appena costruito e montato non servirebbero a nulla.. oihohihohi direbbe nonna Luigina.. bello il mio Canetti che con Auto da fè già aveva capito e già avevo risposto.. piuttosto che la bigamia do fuoco a tutto e danzo folle sulle ceneri dei miei amati cartacei compagni di vita.. (e dire che mic eri stato davvero davvero suadente.. quasi da prendere in considerazione la bigamica possibilità…)

  6. scusa cbp ma quella che prefiguri tu non è bigamia: è stretta monogamia elettronica! io volevo invece suggerire che si possono avere due relazioni di tipo diverso, contemporaneamente.
    Forse, più che la bigamia o poligamia, dovrei dire adulterio? fedeli alla carta con qualche scappatella elettronica? Ohibò, mi fa un po’ specie la dialettica norma-trasgressione….
    No, confermo: fatalmente saremo multimediali. Lo siamo già nel gesto che facciamo davanti allo schermo di questo computer….

  7. Adulterio!!!
    si fa sempre più interessante..
    ma fresca di matrimonio e di promesse ecc ecc non posso che trattenermi… a proposito di questo schermo, non so gli altri, ma io ci discuto molto con il computer, mi ci arrampico lo malmeno.. insomma tento un rapporto carnale anche con questo malefico oggetto del nostro feticismo giornaliero!

  8. Una piccola premessa:
    ho avuto la fortuna di vivere la mia infanzia in compagnia di libri.
    Mio padre e mia madre credevano nella cultura e di libri non ne hanno mai lesinato in casa; quando spesso andavo dai miei nonni, lì trovavo a disposizione una libreria che copriva due pareti di una grande stanza.
    In estate poi, abitando in una casa sul mare sprovvista di luce (e quindi di televisione), non mi rimaneva altro che dedicarmi, oltre alla spiaggia, alla lettura (non che mi dispiacesse).
    Quindi i libri mi piacciono; oltre alla forma con cui sono scritti e al contenuto che esprimono, mi piace il loro odore, soprattutto se vecchi; mi piace sfogliarli e tornare indietro di qualche pagina per rileggere una parte particolarmente bella.
    Ma, visto il mio lavoro, sono anche amante della tecnologia: quattro anni fa ho acquistato un Kindle con qualche perplessità. Sarà la stessa cosa, mi chiedevo?

    Il risultato è che mi trovo pienamente d’accordo con Michele: il libro è impagabile ma l’elettronica è comoda e secondo me non svilisce più di tanto la lettura.
    Non ho problemi a passare dall’uno all’altra e dipende da vari fattori: se devo muovermi, se ho il libro a portata, se è ingombrante o se temo di perderlo o rovinarlo.
    E spesso mi trovo a discutere con i cosiddetti integralisti della carta facendo loro lo stesso esempio che scrivo qui di seguito: quanti di loro ascoltano musica su mp3 invece di avere un bell’album con copertina, grafica d’autore e rumore di puntina?
    Non è la stessa cosa?

  9. […] del libro elettronico. L’E-book alla fine vincerà di sicuro, come si diceva tempo fa qui; tuttavia, in attesa di quel momento, per coloro che amano ancora sfogliare e leggere libri di […]


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