Pubblicato da: miclischi | 29 dicembre 2012

Il Novecento secondo Guenassia

guenassia

Jean -Michel Guenassia

Dopo aver affascinato i suoi lettori col romanzo d’esordio sugli ottimisti incorreggibili (se ne era ragionato tempo addietro qui), lo scrittore francese Jean-Michel Guenassia torna a catturare gli appassionati della grande narrativa eroica francese. Gli eroi del romanzo precedente (semplicemente Il Club, come lo chiama il suo autore) ruotavano tutti attorno alle piccole quotidianità parigine del quartiere latino e delle sue vie, dei suoi locali e dei suoi personaggi: e tutta la vicenda si dipanava nel breve periodo di paesaggio dall’adolescenza all’età adulta del protagonista.  Adesso, con questo volumone del 2012, La Vie rêvée d’Ernesto G. l’autore allarga i suoi spazi temporali e geografici. La storia narrata dura esattamente un secolo: dal 1910 al 2010. Nasce e finisce a Praga, ma vive momenti corposi e significativi a Parigi, in Algeria, alle pendici del Monte Bianco, nella campagna spersa della Boemia, oppure in viaggio.

Uscito in Francia nell'agosto 2012

Uscito in Francia nell’agosto 2012

Come spiega benissimo l’autore in questa video-intervista, il suo primo libro conteneva alcuni abbozzi di personaggi, alcune allusioni a storie tutte da narrare, alcune idee che prima o poi andavano sviluppate. Joseph Kaplan, protagonista di questo nuovo romanzo, è uno dei prototipi di personaggio da club degli ottimisti, ma al tempo stesso ne rappresenta anche il prototipo all’inverso. A differenza degli scacchisti parigini esuli da oltre-cortina, infatti, lui da dall’altra parte non se ne è venuto via.

Una grande epopea romantica che abbraccia, attraverso le prospettive individuali dei personaggi, tutte le vicende storiche cruciali del XX secolo: la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa, e poi la guerra civile spagnola e la seconda guerra mondiale, i campi di sterminio, la guerra fredda, lo stalinismo, il muro di Berlino e la sua caduta… E anche una specie di “corpo estraneo” che si inserisce nella vicenda, piovendo lì dal lontano sudamerica.

Joseph Kaplan, classe 1910, ultimo rampollo di una famiglia ebrea di affermati medici praghesi, è una testa calda e un ballerino straordinario. Prima che si metta nei guai il padre lo manda a studiare a Parigi, dove riuscirà a conciliare una scapestrata vita notturna e una brillante carriera accademica. Gli viene proposto di andare a lavorare al laboratorio dell’Istituto Pasteur a Algeri e parte. Di nuovo lavoro, feste, donne, amici, ballo. Poi le leggi razziali abbracciate da Pétain gli cambiano la vita e per sfuggire alle persecuzioni viene mandato a lavorare in totale isolamento in una zona infestata dalla malaria, per oltre tre anni. Poi il ritorno a Algeri, l’unione con la donna della sua vita,  la decisione di tornare a Praga alla ricerca di suo padre, l’idillio alpino con l’amata,  l’incontro in svizzera con uno dei personaggi già incontrati  al Club, il ritorno a Praga, le gioie e i drammi della sua famiglia e del suo paese… E’ tutto di corsa, questo romanzo, da un luogo all’altro, da un contesto all’altro, nella migliore tradizione kesseliana. La storia rimane in Cecoslovacchia fino alla fine, tranne brevi escursioni in Bulgaria a Parigi, e si sposta alla fine in mezzo alle foreste nebbiose della Boemia.

Praga 1966

Praga nel 1966 (Bruno Barbey)

Ne succedono parecchie, a Praga e nel mondo, in quegli anni. E l’autore ci distilla le vicende della storia attraverso i suoi personaggi, le loro, gioie, le loro passioni, le loro delusioni, i loro sogni. E’ un libro sull’amore, questo di Guenassia. In tutte le sue manifestazioni. L’amore familiare, l’amore amicale, l’amore per il lavoro, l’amore carnale, l’amore per gli ideali, l’amore per il teatro o per la scienza… ma un posto particolare è riservato, in questo grande racconto, all’amore che lega il protagonista, Joseph, alla figlia Helena. Una relazione difficile, quella fra padre e figlia, che passa attraverso innumerevoli difficoltà, ostacoli quasi insormontabili, emotivi e materiali, eppure resiste a tutte le sfide e alla fine della storia rimane quasi l’unico valore vero che con il passare degli anni non si è dissolto come  tutti gli altri.

Che Guevara fotografato all'Avana da Gianni Toti

Che Guevara fotografato all’Avana da Gianni Toti

E che c’entra Ernesto G.? C’entra, c’entra e come, solo che arriva grosso modo quando il 70% della storia è già stato raccontato. Arriva dal sudamerica, si fa curare da Joseph a si lega di affezione profonda a lui e ai suoi dischi di Gardel,  sconvolge Helena, interferisce qua e là con un po’ di politica mondiale da guerra fredda,  porta dei traumi irrimediabili nella famiglia Kaplan, e poi se ne va via. Lo spazio di 4 mesi su un secolo di storia, e pure così determinanti per i personaggi della vicenda. L’apparizione di Che Guevara (è proprio lui l’Ernesto G. che l’autore ha voluto sapientemente nascondere nel titolo)  è, soprattutto, un fenomenale spunto letterario. Infatti è proprio vero che Che Guevara, ridotto in uno stato pietoso dopo la fallimentare esperienza del Congo, arrivò a Praga nel 1966 quasi in fin di vita. Non è dato sapere perché approdò proprio lì, forse non il posto climaticamente migliore per un asmatico con la TBC e stremato dalla malaria e dalla dissenteria. Ma l’idea di genio di Guenassia è stata quella di inserire romanzescamente questo personaggio nelle storie dei suoi: un rivoluzionario fra rivoluzionari, un disilluso fra disillusi. Forse l’anelito pantofolaio del Che – che sogna  un buen retiro tranquillo in Argentina per godersi la pensione da guerrigliero con la ragazza che ha appena incontrato in Boemia – suona un po’ come una forzatura Guenassiana, ma questo inserto narrativo del Che in Cecoslovacchia è davvero una trovata superlativa, perfettamente funzionale alla storia, e sorprendente il giusto.

Insomma un libro avvincente e appassionante, dalla lettura soave e sciolta nonostante la corposità del volume; un’altra bella prova della sapienza narrativa di Guenassia, dal quale ci si aspettano altre storie straordinarie. Un libro che, oltretutto, dopo 530 pagine, riesce in una chiusa di straordinaria lievità. Si segnala in particolare una frase, fra le tante, con il quale il protagonista ormai centenario considera se stesso, l’intorno, la propria storia e il proprio passato, la pesantezza e la leggerezza della vita:

A Praga fa bel tempo,

soffia un vento caldo,

abbiamo aperto le finestre.

Per la cronaca 1: Jean-Michel Guenassia: La Vie rêvée d’Ernesto G.– Editore Albin Michel, 2012 – 544 paginee, 22,90 Euro.

Per la cronaca 2: L’autore presenta il suo libro in un breve ma intenso video.

Brian Harris:  Wenceslas Square, 1989

Brian Harris: Wenceslas Square, 1989

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  1. […] cronaca 2: Dei precedenti romanzi si era ragionato qui ( Le Club des Incorrigibles Optimistes) e qui (La Vie rêvée d’Ernesto […]


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