Pubblicato da: miclischi | 27 novembre 2012

Malvaldi 2012: Lamento funebre per un delitto innevato

La prima pagina dello spartito

La cantata funebre di BWV 106 di J. S. Bach, nota con l’allegro nomignolo di Actus Tragicus, costituisce una curiosa anomalia nel corpus delle cantate bachiane: invece di cominciare con un possente coro che annuncia e reitera il tema biblico sul quale si svilupperà la sequenza dei recitativi, delle arie e dei successivi cori, questa inizia con una delicatissima e struggente Sonatina. Un lieve tema viene recitato da una coppia di strumenti fra i meno fragorosi che si possano immaginare: due flauti dolci contralti. E nel rincorrersi quietamente, i due flauti affrontano cauti unisoni e insidiosi salti d’ottava. Come dire: una linea melodica apparentemente semplice ma di grande intensità; un lievissimo sussurro di voci che prelude alla grandiosità dello sforzo corale che inizierà di lì a poco.

Chianti Gallo Nero in copertina

Marco Malvaldi sceglie questo brano come colonna sonora per il funerale della vittima nel suo giallo di fine 2012, Milioni di milioni. In questa storia gialla, con la quale l’autore di nuovo (dopo la digressione con l’Artusi e il Carducci) lascia il Bar Lume per spostarsi un po’ più a sud, uno dei personaggi suona all’organo la Sonatina dell’Actus Tragicus (narrativamente ribattezzata Preludio, quasi a sottolineare la valenza melodrammatica dei capolavori sacri del maestro di Lipsia) durante il funerale dell’anziana signora trovata morta in casa sua; una lievissima anticipazione  per preparare il terreno al clamore che di lì a poco si scatenerà in un turbinio di ipotesi, accuse, indagini, rivelazioni, verifiche e controverifiche che coinvolgeranno tutti i numerosissimi personaggi del coro, pardon del romanzo.

E questa scelta musicale, conoscendo l’autore, non può non contenere anche un accenno fortemente ironico. Difatti, sapendo che il titolo della cantata suona in italiano, grosso modo come “Il tempo dedicato a Dio è il tempo migliore di tutti”, non si può non ipotizzare una sottile allusione al “miglior tempo” che alcune delle signore e signorine del paese in cui si dipana la storia hanno dedicato in passato – o dedicano – ai sacerdoti della locale chiesa.

Gli ingredienti ben miscelati di questo giallo toscano costruiscono una storia godibilissima, dalla lieve ed avvincente lettura, ricca di spunti antropologici, linguistici, scientifici e, come si è visto, anche musicali. Due ricercatori pisani (un medico e una filologa) sono catapultati a scopo di studio in un paesino sulle colline dietro alla costa (uno di quei paesi che si chiamano “marittimo” anche se stanno in alto) e nel corso delle loro ricerche rimangono bloccati dalla neve che attanaglia il paese e i suoi coloriti abitanti. In quella, il delitto. E quindi, le indagini. Come già il barrista dei precedenti romanzi della serie del BarLume, anche in questo caso il protagonista aiuta il locale tutore dell’ordine (qui un Maresciallo dell’Arma) a risolvere il mistero; anche in questo caso una donna attira le attenzioni del Nostro (ma qui il fuoco si sposta dall’in-alto-davanti all’in-basso-dietro); anche in questo caso una folla di omìni e donnine (ma anche tanti omòni) popolano la narrazione come in un autentico bestiario.

Insomma un romanzo che va via agile e rapido, quasi troppo rapido, che quando finisce il lettore ci resta un po’ male. E siccome, avendo tentato col precedente romanzo la strategia della lettura lettuale il lettore ci perse il sonno, nel senso che leggeva invece di dormire, tentò in questa occasione quella della lettura cessuale. Della serie, a piccole dosi. Piccole un corno! Considerando l’elevato coefficiente di avvincenza, andò a finire che il lettore, leggendo il libro sul tablet ci passava tempi prolungati. Si può ben capire, quindi, come il lettore, apostrofato dall’amico: Allora, com’è l’ultimo Malvaldi? Facendo delicatamente ricorso al francese come uno dei personaggi malvaldiani, rispose rassegnato: E’ bello sì, dé, secca la merda al culo!

Per la cronaca 1: un piccolo appunto al filologo Malvaldi: il titolo della Cantata 106 è Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit (senza l’articolo Die all’inizio).

Per la cronaca 2: Ton Koopman, straordinario interprete bachiano, illustra la Cantata 106 in questo bel video.

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Responses

  1. […] nel citare i nomi in tedesco delle composizioni bachiane, come già si era segnalato in passato qui? L’Offerta Musicale, straordinario ciclo di approfondimento musicale e strumentale, si […]

  2. […] della toscana, come già in altri romanzi extra-barlumistici di Marco Malvaldi. Proprio come nel Milioni di milioni di qualche anno fa, la ricerca scientifica si sposa con la ricerca del colpevole. Anche in questo […]


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