Pubblicato da: miclischi | 20 novembre 2012

Una Traviata molto convincente… ma la tosse di Violetta è contagiosa

Irina Dubrovskaya: una Violetta superlativa

Pisa, 18 novembre 2012. Seconda rappresentazione di una Traviata prodotta dal Teatro Verdi insieme agli altri teatri della costa (Livorno,  Lucca e Torre del Lago). Un classicone verdiano che troverà più avanti, in questa stagione 2012-13 del teatro pisano anche altri due colossi a farle compagnia: il Nabucco e l’Otello.

Dunque la traviata Violetta, una fraschetta tisica che, a differenza della collega Mimì della Bohème dell’anno scorso, frequenta l’alta società invece delle soffitte degli artisti spiantati. Sarà per questo che, nonostante la tragicità della situazione, nella platea della Traviata scorrono molte meno lacrime che fra il pubblico pucciniano. Ma poi si sa: Verdi incanta, non sdilinquisce!

Si comincia con un preludio del primo atto che mostra fin da subito la finezza d’esecuzione dell’Orchestra della Toscana sotto l’attentissima direzione di Bruno Aprea. Raramente si è sentita nelle stagioni operistiche del Verdi una così alta sintonia fra i professori e il loro direttore, tanto nei delicati pianissimo quanto negli audaci ritmi incalzanti, con tempi metronomici davvero preoccupanti (ma impeccabilmente eseguiti).

Marie Duplessis, il personaggio che ispirò Alexandre Dumas figlio

La festa del primo atto sfocia nel celebre brindisi poetico e quindi nei folleggiamenti dei due amanti. Subito si mostra la grandezza della protagonista: una Violetta siberiana,  una Irina Dubrovskaya davvero in splendida forma sia per voce che per presenza scenica. La potenza e bellezza della sua voce (con una dizione  impeccabile nel canto), e ancor più la capacità di dominarla e piegarla alle esigenze narrative e sceniche dell’opera, hanno incantato fin dall’inizio il pubblico pisano. A tanta potenza vocale e presenza non ha potuto più di tanto far da contraltare il tenore Marco Frusoni (Alfredo), che è apparso in questa recita lievemente appannato in squillanza di voce. Di registro piuttosto basso, questo Alfredo non ha mostrato la stessa scioltezza di canto della sventurata compagna di folleggio. Ma questa Violetta  ha messo in risalto il ruolo predominante della protagonista femminile. Forse la Traviata è una delle opere verdiane  in cui davvero il ruolo preminente è quello del soprano, è un’opera quasi tutta sua, di Violetta, e la Dubrovskaya non ha mancato all’appuntamento.

Completa il terzetto dei personaggi principali il padre di Alfredo, interpretato dal possente ed espressivo Luca Grassi. Ruolo scomodo, quello di Germont padre, richiede doti canore e sceniche  notevoli per risultare gradito al pubblico, e per far risultare piacevole un raro esempio di romanza verdiana ad altissimo rischio di pallosità: Di Provenza il mar il suol… Grassi raccoglie la sfida e riesce ad entusiasmare il pubblico, che lo premia anche nell’applausometro finale.

La Traviata al teatro Verdi di Pisa

Scena dopo scena, atto dopo atto, lo spettacolo si mantiene sempre a un buon livello, sottolineato a più riprese dagli applausi e dai brava! del pubblico (anche quando magari non era il caso, come fra la fine di E’ strano… e l’inizio di Follie…) e culminato nell’applausometro finale che premia come eroi della rappresentazione Violetta, Germont Padre e il Direttore d’orchestra. Contribuiscono al successo generale della serata i costumi ultraclassici della Fondazione Cerratelli (ormai vedere un’opera con i costumi che si avvicinano a quanto prescritto dal libretto e dall’epoca è diventato una rarità), le scene sobrie e convincenti di Poppi Ranchetti , le coreografie di Walter Matteini per i danzatori della Imperfect Dancers Company , il Coro della Toscana diretto da Marco Bargagna e  la regia classica di Paolo Trevisi che si concede solo una libertà: far entrare in scena lo sconsolato Alfredo durante l’esecuzione del preludio del primo atto.

Rileggere il libretto prima della rappresentazione fa sempre bene, e in questo caso ha permesso di riscoprire alcuni lemmi nel linguaggio melodrammatico di Francesco Maria Piave (lo stesso librettista del Rigoletto nel quale, però, le spericolatezze poetiche sembrano tutto sommato meno estreme); dei lemmi davvero eroici. Si segnalano il passato remoto (prima persona singolare) del verbo cedere (Cessie il grido d’aiuto all’accasciarsi finale di Violetta: nella concitazione che segue alla situazione d’emergenza, è davvero curioso avvalersi di una parola così complessa, articolata, e oltretutto sdrucciola come Soccòrrasi! (per lo meno, in analoga situazione il Boito dell’Otello aveva usato un più consono Olà!, Soccorso!, Aiuto!).

Le zingarelle

S’arriva alfine – di piacevolezza in piacevolezza – all’epilogo, e di nuovo l’orchestra e il Direttore fanno un figurone con il Preludio del III atto. Violetta/Irina se ne sta sul letto della sua agonia quasi immobile ma, mentre procedono i delicati accenni dell’orchestra, a tratti si contorce, accenna un lieve colpo di tosse, si riacqueta. E questa tossetta che si annuncia mortale, a poco a poco contagia il pubblico, che, ora qui ora là, tossicchia, tuona, scatarra. Chissà, forse in un nobile moto di solidarietà verso la tisica eroina, oppure a causa dei noti sbalzi di temperatura cui espongono le temperature tropicali del Teatro Verdi, fatto sta che i pianissimo del preludio  ed anche i primi scambi di lieve canto al risveglio di Violetta e all’arrivo del dottore sono conditi con un fragoroso fuoriprogramma da sanatorio. Peccato; ma se questo può essere ricordato come l’unico neo della serata, si può davvero dire che è stata una bellissima serata all’opera!

Per la cronaca 1: Sul sito web di Irina Dubrovskaya ci sono ampi estratti audio e video di tre sue rappresentazioni della Traviata del 2010: a Savona, in Giappone e in Estonia. Ma c’è anche una curiosa intervista dietro le quinte del Rigoletto di Brescia del 2011, intervista realizzata durante le laboriose operazioni di trucco prima di entrare in scena come Gilda.

Per la cronaca 2: Il romanzo di Alexandre Dumas figlio da cui fu tratto l’omonimo lavoro teatrale e poi anche la Traviata, è La dame aux camélias. Si tratta di un racconto eminentemente autobiografico, come l’autore specifica fin dalla seconda riga del primo capitolo: N’ayant pas encore l’âge où l’on invente, je me contente de raconter. La versione e-book del libro (liberamente fruibile in francese) si trova qui.


Responses

  1. compiacciomi, il brano spassommi assai! Cessi al riso….

  2. grazie!bravissimo


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