Pubblicato da: miclischi | 29 settembre 2012

Lucía Etxebarría amplia il respiro ma perde il ritmo

Uscito nel 2011

Dopo una lunga serie di romanzi e racconti caotici, forsennati, confusionari, frammentari, psichedelici, caleidoscopici, almodovariani, incalzanti, sorprendenti, Lucía Etxebarría si presenta ai suoi lettori, nel 2011, con un libro completamente diverso. Verrebbe da dire proprio antitetico rispetto a tutti i suoi precedenti lavori.  Non ci sono lampi folgoranti, in questo suo El contenido del silencio, non ci sono bruschi e imprevedibili cambiamenti di rotta, non ci sono quelle schegge di narrazione che si infilano nel tessuto del libro rendendolo ruvido, aspro, stimolante, accattivante. Molti capitoli della sezione centrale del libro risultano alla lettura – sorprendentemente! – più che altro lunghi. Verrebbe da dire… quasi troppo lunghi. Incredibile!

Un breve prologo londinese, una estesissima sezione centrale che si svolge alle Canarie (ma con vastissime digressioni e flash-back sulle vicende dei personaggi, sui rapporti fra Spagna e Germania nella seconda guerra mondiale, sulle sette religiose e mistiche, eccetera, eccetera), infine un brevissimo ma intenso epilogo.

Si comincia il libro leggendo i dubbi del protagonista Gabriel, fidanzato e promesso sposo con data delle nozze già fissata, con donna in carriera ipertruccata e depilata. Riaffiorano le memorie della precedente relazione (con donna struccata e pelosa ma improvvidamente già sposata) e insomma ci si aspetta un prosieguo come ai vecchi tempi, secondo lo stile dell’autrice. Poi, ecco il fulmine a ciel sereno: arriva la notizia che la sorella di Gabriel, che viveva alle Canarie da una decina d’anni, e che aveva rotto i rapporti col fratello, Cordelia, è sparita nel nulla. Forse c’entra una storia di sette e suicidi collettivi. Detto fatto Gabriel parte per Tenerife e comincia la storia canaria.

Casa Winter vicino a Cofete (Fuerteventura) uno dei luoghi “reali” richiamati nel libro

Si mescolano le vicende: ci sono ricerche della sorella scomparsa, c’è l’incontro con Helena, l’amica con cui conviveva, le esplorazioni a Fuerteventura con Virgilio, la guida; l’incontro con il poliziotto locale… Una storia che,  narrativamente parlando, avrebbe potuto esaurirsi in poche pagine, viene invece dilatata a dismisura da incisi, ricordi in prima persona di fatti passati da parte dei personaggi, rievocazioni storiche, ipotesi, racconti di esperienze vissute in prima persona da parte un ex-membro di una setta religiosa… Alla fine, davvero, si rimane un po’ sconcertati. Viene da pensare, leggendo il libro (e anche la nota dell’autrice alla fine) che l”intento principale non fosse tanto quello di raccontare una storia, ma piuttosto quello di portare l’attenzione dei suoi lettori sul problema sempre più drammaticamente diffuso delle sette mistiche, che attirano impressionanti folle di adepti/succubi, a volte con conseguenze tragiche.

Alla fine (che non si dirà qual è) una sorta di epilogo sotto forma di brevi capitoletti in cui parlano in prima persona tre personaggi-chiave del libro. Una chiusa di grande intensità che riconcilia – ma solo in parte – con le lunghe digressioni della corposa sezione centrale del romanzo

L’edizione italiana

Va bene. Un libro di denuncia. Mica scritto male, anzi. Ma certo leggere un libro di Lucía Etxebarría e sfogliare svogliatamente le pagine nella paziente attesa della fine, questo no, davvero, il fedele lettore della scrittrice basca/spagnola non se lo sarebbe mai aspettato.

Per la cronaca 1: Il romanzo è stato pubblicato in Italia dall’Editore Guanda (Il contenuto del silenzio) con traduzione di Roberta Bovaia, 368 pagine, 18 Euro.

Per la cronaca 2: L’edizione in spagnolo si può  ordinare dal sito della Casa del Libro (cliccando sulla copertina in spagnolo all’inizio del post) oppure da Amazon.it.

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